ResAgri è la nuova società del gruppo ResFarm, dedicata specificamente alle tematiche agricole. Nata dall'esigenza di affiancare alle competenze ingegneristiche di ResFarm una visione profondamente radicata nell'agronomia e nelle dinamiche produttive del settore primario, ResAgri si occupa di accompagnare imprenditori agricoli, cooperative e operatori del comparto nell'adozione di soluzioni agrivoltaiche pensate a misura di campo.
"La nostra visione è quella di costruire la prima piattaforma agrivoltaica integrata, in grado di coprire l'intera catena del valore: dalla progettazione alla costruzione, dal monitoraggio all'asset management, fino alla gestione agricola. Non vogliamo essere solo consulenti, ma abilitatori industriali della transizione agrivoltaica", dichiara Alessio Pinzone (nella foto sotto), fondatore di ResFarm. "Con ResAgri stiamo strutturando un modello operativo in cui l'attività agricola non è un elemento accessorio, ma un sistema pianificato, industrializzato e sicuro, con costi ottimizzati e processi replicabili".
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In merito ai principali ostacoli che si incontrano oggi nell'integrazione tra produzione agricola ed energetica, Pinzone sostiene: "Il vero problema non è tecnologico, ma culturale e organizzativo. Energia e agricoltura sono due mondi che non si parlano e non si comprendono. Molti produttori indipendenti di energia sottovalutano la complessità agricola, pensando che sia un'attività facilmente controllabile. In realtà è un sistema vivo, variabile e non completamente standardizzabile. Senza una reale integrazione tra competenze, il rischio è creare impianti che funzionano energeticamente, ma falliscono dal punto di vista agricolo".
"Agrivoltaico rappresenta oggi la parola magica che risuona nei corridoi di Bruxelles e nelle sale riunioni dei fondi d'investimento. Se ne parla ovunque, dalla Francia alla Germania, come della 'terra promessa', dove l'energia pulita e la produzione alimentare danzano in perfetta armonia. Ma la realtà che vedo ogni giorno sul campo, gestendo un hub che oggi coordina circa 800 ettari in costruzione tra sistemi di irrigazione, uliveti e stalle, è molto diversa – sottolinea Pinzone – Esiste un divario profondo tra l'ottimismo finanziario di chi vede il terreno come una semplice estensione di silice e la complessità brutale di chi quel terreno deve farlo fruttare".
Per quanto concerne le colture, anche ortofrutticole, che risultano più compatibili con gli impianti, il fondatore di ResFarm è chiaro: "Non esiste una soluzione standard. Ogni impianto deve essere progettato in funzione del suolo, del contesto climatico e del modello agricolo. La nostra preferenza va verso sistemi meccanizzati e industrializzabili, che riducono i rischi operativi e migliorano sicurezza ed efficienza. L'errore più comune è cercare 'la coltura ideale', mentre il vero tema è progettare il sistema agricolo intorno all'impianto".
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Sicurezza e manodopera: un campo ad alta tensione
Se in un campo tradizionale, l'agricoltore è il sovrano assoluto, in un impianto agrivoltaico, la gerarchia si ribalta: l'agricoltore spesso non ha le chiavi del campo. "Il terreno diventa un sito industriale regolamentato da protocolli di sicurezza rigidissimi. L'accesso deve essere concordato con il manutentore elettrico, perché la priorità della proprietà è proteggere l'asset energetico. Il campo cessa di essere 'terra' per diventare un'infrastruttura critica, dove la sicurezza elettrica precede, per legge e per contratto, le necessità agronomiche".
Trovare personale nell'agrivoltaico è una sfida all'ennesima potenza, secondo Pinzone. "Non stiamo parlando solo di saper guidare un trattore, ma di farlo in un ambiente ad alto rischio. Un errore di valutazione nell'aratura può essere fatale: se un aratro scende oltre i 30 centimetri e intercetta un cavo di media tensione non segnalato correttamente, le conseguenze sono tragiche".
Oltre il monitoraggio energetico: la digitalizzazione come difesa
In questo scenario, la tecnologia non è un optional per "appassionati", ma uno scudo legale e operativo. Secondo Pinzone, la digitalizzazione diventa l'unico modo per dimostrare che non si sta facendo "agricoltura di facciata".
"La digitalizzazione è il vero elemento abilitante. Il sistema di monitoraggio è il cervello dell'impianto agrivoltaico: senza dati non esiste controllo, senza controllo non esiste ottimizzazione. L'agrivoltaico è una tecnologia nuova e complessa, perciò serve misurare tutto per evitare approcci empirici e passare a una gestione basata su dati e pianificazione".
La rivincita dell'agronomo: una figura chiave in via d'estinzione
"L'agrivoltaico sta finalmente ridando dignità economica e professionale all'agronomo, una figura che in Italia conta appena 10.000 professionisti. Spesso relegati a gestire bandi burocratici, oggi diventano i 'registi' di ecosistemi complessi", afferma Pinzone.
"Non tutto può essere coltivato sotto i pannelli. Oggi l'ortofrutta rappresenta solo il 30-40% delle scelte colturali nei progetti seri, perché frutta e verdura sono meno meccanizzabili e soffrono maggiormente l'ombreggiamento e le barriere logistiche della raccolta manuale. Senza un agronomo capace, si rischia di cadere nelle 'follie' burocratiche che vediamo troppo spesso: ad esempio progetti da 100 ettari di rosmarino o la reintroduzione del cotone in zone senza filiera, solo per riempire un modulo autorizzativo. L'agronomo è l'unico che può trasformare queste fantasie in produzione reale".
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Impianto agrivoltaico di Vizzini, il primo impianto ibrido agrivoltaico in Europa
Consapevolezza del settore ortofrutticolo rispetto all'agrivoltaico
Il PNRR ha acceso l'interesse, ma il settore agricolo resta scettico e prudente. "Il principale ostacolo è la dimensione degli investimenti, spesso non sostenibile per un'azienda agricola media. Nei prossimi anni vedremo un'evoluzione verso modelli più accessibili e strutturati, ma oggi siamo ancora in una fase iniziale".
"L'agrivoltaico introduce un cambio di paradigma: da un singolo reddito agricolo a un modello a doppio flusso di ricavi. Non è solo diversificazione, ma riduzione strutturale del rischio. Tuttavia, deve essere una scelta imprenditoriale consapevole, non guidata esclusivamente da incentivi. Gli incentivi possono accelerare il mercato, ma la sostenibilità economica deve stare in piedi anche senza di essi", spiega Pinzone.
"Come ResAgri, siamo ancora in una fase di mercato non matura, con pochi impianti realmente operativi su larga scala. Oggi esistono molte sperimentazioni, ma mancano dati consolidati su performance agricole ed economiche. Per questo stiamo sviluppando progetti con diverse colture ortofrutticole, con l'obiettivo di capire cosa funziona realmente, cosa va adattato e cosa va completamente ripensato. In questo contesto, la scelta del PNRR di finanziare il monitoraggio è stata strategica. Nei prossimi anni, il vero valore non sarà solo produrre energia, ma generare conoscenza replicabile".
"L'Italia oggi è tra i Paesi più avanzati in questo settore – conclude il fondatore di ResFarm – Se sapremo capitalizzare questa fase, potrà diventare un leader globale nell'agrivoltaico".
A Macfrut in veste di visitatori
Il team di ResFarm e ResAgri sarà disponibile durante tutta la manifestazione per incontri, approfondimenti tecnici e scambi informali su temi quali l'integrazione colturale nei progetti agrivoltaici, il valore agronomico dei sistemi bifacciali e le opportunità offerte dalla normativa vigente. Chi desidera fissare un incontro o richiedere una consulenza può scrivere a [email protected].
Per maggiori informazioni:
ResFarm S.r.l.
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