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Lo sfogo di un operatore in merito ai respingimenti di merce

Una lettera aperta, un appello che viene dal cuore, dettato dalla volontà di difendere l'impegno e la fatica che sta dietro un lavoro quotidiano svolto con cura e che, a volte, viene svilito e sottovalutato. Tutto questo si legge tra le righe di una missiva ricevuta dalla nostra Redazione, di cui riportiamo qui di seguito alcuni passaggi salienti. L'operatore ha voluto mantenere l'anonimato, una richiesta che rispettiamo.

"Il mio grido d'allarme (a volte anche di dolore) è dovuto al fatto che [...] quando si menziona l'ortofrutta italiana, si parla solo di eccesso di prodotto. Miracolosi aumenti si verificano soltanto nei casi in cui il prodotto di importazione ha avuto qualche problema a livello produttivo, logistico o altro".

"Ma il male maggiore - a mio avviso - proviene dai controlli qualità delle grandi catene di distribuzione, i cui esiti sono spesso nefasti per molti di noi, che però non accusano né segnalano i fatti, proprio per la paura di entrare nella rete dei "respinti per sempre". Duole davvero dirlo, ma ormai l'ortofrutta non si classifica più per sapore, gusto e qualità, ma solo ed esclusivamente per aspetto estetico".

"E' palese che molti degli addetti ai lavori nel settore ortofrutta conoscano la teoria, purtroppo però nella pratica la gestione lascia a desiderare, per non dire che risulta a tratti distruttiva, per chi mette tutta la passione, come noi, nel proprio lavoro. E' veramente mortificante, infatti, vedersi respingere un intero carico di merce: nella maggioranza assoluta dei casi, infatti, ciò avviene solo ed esclusivamente per alcuni singoli pezzi di marcio".

"Nessuno osa ribellarsi. Ma ciò non cambia il fatto che i metodi di approccio all'ortofrutta devono cambiare. Bisogna far capire che i nostri frutti vengono trattati con prodotti naturali e che la frutta in generale è un prodotto che proviene dalla natura, quindi non può essere tutto uguale"

"L'esempio da seguire è quello di alcune piattaforme italiane che ancora credono nei prodotti italiani genuini e naturali. Queste gestiscono il lavoro nei punti vendita in modo veramente intelligente e, soprattutto, in un'ottica di risparmio. Infatti, qualora si presentasse qualche frutto rovinato o non conforme, a fine giornata queste piattaforme segnalano la necessità di un abbuono al fornitore, permettendo così un guadagno non solo economico ma anche e soprattutto morale per tutti. Non rispedire la merce al mittente significa anche abbattere i costi di trasporto e, soprattutto, evitare inquinamento. Inoltre, in caso di reso totale è la stessa piattaforma a perdere vendite, in quanto il prodotto confezionato solitamente non è non conforme nella totalità della partita, ma gran parte può essere rivenduta, recuperando utili a costo zero".

Il nostro lettore esorta: "Cari colleghi dell'ortofrutta, cercate di cambiare approccio con i vostri fornitori, perché continuando su questa strada ci ritroveremo in un futuro nel quale ci saranno tutti fornitori che confezioneranno prodotti esteri, spacciandoli per italiani".

"Ho un brutto presentimento riguardante i tempi a venire: prevedo un futuro nel quale conterà solo ed esclusivamente la bellezza estetica, ma nel quale poco conterà la salubrità di prodotti utilizzati per ottenere un prodotto dall'aspetto perfetto. Servirebbe invece toccare con mano la realtà di questo lavoro, andando a vedere dove nasce il prodotto, cosa ci vuole per coltivarlo e soprattutto quanta passione viene messa nella selezione... forse solo così si potrà avere un approccio diverso alla nostra ortofrutta italiana, ricca di sapore, tradizione e amore".


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