Intervista a Carmela Suriano

Fragole nel Sud Italia: sta per concludersi un'annata non proprio soddisfacente

Nel Sud Italia mancano ormai poche settimane alla chiusura della campagna fragolicola. Una stagione non proprio positiva per le aziende agricole le quali, oltre alle maggiori spese, hanno dovuto fare i conti anche con il bizzarro andamento climatico e l'imprevedibilità commerciale. Per avere un bilancio della stagione ancora in corso abbiamo interpellato Carmela Suriano, volto da sempre noto nel comparto fragola, nonché direttore EMEA di Nova Siri Genetics.

FreshPlaza (FP): come possiamo riassumere la campagna 2022?
Carmela Suriano (CS): E' stata un'annata davvero difficile, per i produttori, già penalizzati dalle spese di preparazione degli impianti a settembre e poi indeboliti ulteriormente dai rincari nei mesi successivi. La campagna fragolicola 2022 è stata caratterizzata da un andamento climatico non proprio favorevole, sia nelle regioni meridionali del nostro Paese sia in tutto il bacino del Mediterraneo. Le temperature, specie nei primi 3 mesi dell'anno, non sono state particolarmente miti e la luminosità è stata molto scarsa, incidendo così fortemente sulle rese e sulla qualità dei frutti. Fino a marzo, le quotazioni sono state soddisfacenti anche per la minore quantità di prodotto disponibile sul mercato, ma la situazione è improvvisamente peggiorata a partire da aprile, a causa di una concentrazione dell'offerta superiore alle medie, che ha determinato un deprezzamento del prodotto. A questo poi si è aggiunta la forte carenza di manodopera che ha danneggiato i produttori, costringendoli ad abbandonare gradualmente i campi perché i lavoratori iniziavano a spostarsi su altre colture, come le drupacee.

E' mancata la produzione proprio nei periodi ideali di vendita. Dobbiamo tener presente che, massimo a metà aprile, la campagna fragolicola deve essere chiusa già per il 70%. Quest'anno, invece, si è iniziato a raccogliere volumi ragionevoli solo a partire da metà marzo, per ragioni climatiche. Bisogna puntare su varietà precoci, resistenti e che abbiano una buona shelf-life, così da poter penetrare anche gli Stati esteri.

FP. Le fragole hanno prezzi bassi, al momento?
CS: Le quotazioni attuali sono molto basse, circa il 50% in meno rispetto alla stagione passata. In alcuni casi non coprono neanche i costi di produzione. Adesso non si verifica una particolare distinzione di prezzi sulle varietà, quello che conta in questi giorni è l'elevata qualità che si riesce a garantire agli operatori. Il caldo improvviso di questi giorni sta velocizzando la maturazione dei frutti e quindi gli stacchi. C'è molto prodotto, ma comunque gli ordinativi non mancano, nonostante siano arrivate sui mercati molte referenze estive. 

FP: Si prevede una riduzione delle superfici negli areali meridionali per la prossima campagna?
CS: Ci sarà indubbiamente una diminuzione degli ettari, dovuta alla scarsità della manodopera. Non si possono effettuare investimenti notevoli senza avere la certezza di poter raccogliere. Inoltre, è opportuno che la fragolicoltura del Mezzogiorno fissi le sue basi su due aspetti fondamentali: programmazione e aggregazione. Per quanto riguarda la prima, bisogna programmare le varietà e le superfici sulla base di mercati e forniture. Per l'aggregazione, invece, vedo piccole aziende ancora andare per conto loro. Non ci si può approcciare al mercato con centinaia di marchi che comunicano ben poco, riducono il valore e creano confusione commerciale. Ognuno si crea il suo brand, la sua cassetta, il suo packaging. Così non va per niente bene!

Carmela Suriano

In Basilicata, le superfici sono aumentate del 16%, ma, oltre alla manovalanza, quest'anno è mancato anche il giusto approccio commerciale. Infatti, nella maggior parte dei casi, i canali di vendita hanno interessato i mercati generali italiani, invece che le diverse catene della Gdo e l'estero.

FP: La riduzione del potere d'acquisto e i rincari hanno influenzato questa campagna?
CS: Il caro bollette e i rincari generalizzati in ogni settore merceologico hanno contratto in modo notevole i consumi di frutta e verdura, compresi quelli di fragole. La guerra, poi, è stata la ciliegina sulla torna. Tralasciando l'incertezza generata, va sottolineato come dal punto di vista produttivo il conflitto in Ucraina abbia orientato verso l'Italia e l'Europa molti quantitativi di referenze agricole che normalmente sarebbero dovuti finire su altri mercati. Tra queste troviamo anche le fragole che, se vendute a prezzi più competitivi rispetto alle produzioni italiane, tendono ad essere preferite dai consumatori, i quali, specie in questi ultimi mesi, sembrano accomunati da una maggiore propensione al risparmio.


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