"I prezzi di mele, pere e altri ortofrutticoli in Polonia e in altri Paesi dell'Ue hanno improvvisamente iniziato ad aumentare a fine aprile. Non è stato facile spiegare questa tendenza, dato che le scorte di queste referenze erano alte: la domanda rimaneva limitata e non c'erano segni di una tendenza al rialzo. Tuttavia, la spiegazione è stata rapidamente trovata". E' quanto riportato dalla piattaforma di informazioni e analisi per la crescita del business dell'orticoltura EastFruit.
"Si è scoperto che la Bielorussia, senza dichiarazioni altisonanti, a quattro mesi dal divieto di importazione di prodotti alimentari dall'Ue e da un certo numero di altri Paesi, ha ammesso di non poter continuare ad andare avanti senza l'ortofrutta dei fornitori europei, e ha riaperto loro il suo mercato. Sappiamo che le decisioni della leadership della Bielorussia non vengono accettate senza consultazioni con Mosca. E non è un segreto per nessuno che la Bielorussia è sempre servita come una sorta di 'buco nel recinto' per riesportare illegalmente frutta e verdura dall'Ue al mercato russo".
A tal proposito, commenta Ginaluca Bagnara, esperto di politiche agricole internazionali: "Rispetto a quanto riportato in questa notizia, non posso avere ancora conferme ,ma ritengo che sia molto fattibile. Inoltre, l'altra porta di entrata della frutta europea è la Bosnia - Serbia: hanno accordi di libero scambio sia con l'UE sia con la Russia, ma devono dimostrare che vi è una fase di lavorazione sul proprio territorio, così come per la Bielorussia".
"Questi flussi - conclude Bagnara - li vedo fattibili per la frutta, meno per le verdure. Queste ultime arrivano meglio dalla Turchia e da autoproduzione".
Tornando alla notizia, la piattaforma di informazioni e analisi sottolinea ancora: "È interessante notare che il divieto di ingresso di camion dalla Russia e dalla Bielorussia nell'Ue, così come l'ingresso di camion europei nei Paesi che hanno iniziato la sanguinosa guerra in Ucraina, non è ancora revocato, quindi i prodotti vengono consegnati al confine e ricaricati".
La domanda che gli analisti di EastFruit si pongono è: quanto è etico per i fornitori europei partecipare a tali operazioni commerciali mentre i loro Paesi forniscono un enorme sostegno all'esercito ucraino e al popolo ucraino per scoraggiare l'aggressione russa? La Polonia dovrebbe nutrire un nemico che la minaccia apertamente con un'invasione militare o addirittura con la bomba atomica? Forse un embargo sulle forniture alimentari ai Paesi che hanno scatenato una guerra sanguinosa contro la popolazione dell'Ucraina potrebbe essere una soluzione più appropriata e corretta?