Sciopero autotrasporti: situazione sempre più complicata e l'ortofrutta rimane nei campi o in cella

Le proteste degli autotrasportatori, partite in Sicilia e in Puglia lunedì 20 febbraio con blocchi spontanei nell'attività di carico/scarico e movimentazione delle merci, sembrano estendersi anche in altre regioni italiane e avere le prime conseguenze sugli approvvigionamenti. La causa degli scioperi sono i rincari del carburante, ma anche di tutti gli altri costi legati al comparto.

"Di solito, in questo periodo dell'anno contiamo oltre 200 operai impegnati tra il magazzino e i campi per la raccolta e la lavorazione di fragole e agrumi, ma, a causa degli scioperi, abbiamo dovuto lasciare a casa più del 70% dei nostri dipendenti. E' inutile raccogliere, se poi la merce non viene spedita. In questo modo, però, saltano gli impegni presi con i clienti nazionali e internazionali". A spiegarlo è Giuseppe Zuccarella della cooperativa OP Zuccarella di Scanzano Jonico (Matera).

Giuseppe Zuccarella  

"Nelle celle, abbiamo già una grande quantità di fragole e agrumi. Volumi che, a inizio settimana, avrebbero dovuto prendere la strada verso molte insegne italiane, ma soprattutto verso i mercati europei, come Paesi Bassi, Germania e Francia. Non possiamo aggiungere altra merce: rischiamo di buttarla tutta, proprio perché facilmente deperibile. Preferiamo far rimanere il prodotto sulle piante, almeno ora che il clima sembra essere dalla nostra parte".

"Fino allo scorso weekend, ogni giorno commercializzavamo circa 10 tonnellate di fragole (delle diverse varietà) e 25 ton di arance sia in Italia sia in Europa. Ora siamo costretti a lasciare i prodotti in campo, in attesa che i trasporti vengano ripristinati, augurandoci che i nostri partner non si rivolgano a concorrenti esteri. Se lo sciopero dovesse continuare per qualche altro giorno, le difficoltà potrebbero diventare ancora maggiori, con il rischio di ulteriori rincari dei prodotti".

Sullo sciopero degli autotrasportatori siciliani, da molti definito selvaggio, arrivano le prime indiscrezioni circa un possibile sblocco della situazione. Da ieri sera (22/02/2022), si vocifera che i prodotti ortofrutticoli (e non solo quelli ovviamente) potrebbero essere caricati. La regione siciliana ha stanziato 10 milioni di euro a sostegno degli autotrasportatori dell'Isola alle prese con un aumento dei costi divenuto insostenibile.

I rappresentanti della categoria hanno stimato in un 30% il surplus complessivo derivante dagli aumenti che riguardano carburanti, pedaggi e materie prime. Per attraversare lo Stretto di Messina, ad esempio, si parla di un aumento di 10 euro al metro, stabilito dagli armatori, a loro volta gravati dagli aumenti, con riguardo alle tariffe per gli autoarticolati.

"Siamo stanchi di rispondere al telefono per spiegare ai nostri clienti che i disguidi e ritardi non dipendono da noi", dice Patrizia Calabrese dell'OP Fonteverde di Ispica (Ragusa).

"Questa protesta ha dell'assurdo - aggiunge la manager - perché colpisce soltanto una parte, forse la più vulnerabile del Paese, con il solo risultato di devastarne l'economia. Condividiamo certamente le motivazioni degli scioperanti, perché anche noi produttori siamo colpiti dai rincari, ma fatta in questo modo la protesta non va. Facciamo tanti sacrifici per essere sempre affidabili con i nostri clienti, cosa non facile tra intemperie che rovinano i raccolti e una marginalità territoriale estrema. Il fermo degli autotrasportatori non ci voleva".

"Il nostro lavoro non è legato solo alla qualità dei prodotti - rimarca con forza Calabrese - ma anche al servizio: il trasporto, l'affidabilità e la tempestività. Il danno d'immagine, su questo fronte, è enorme. Così facendo si inducono i nostri riferimenti commerciali in Italia e all'estero a dirottare gli ordinativi su altri areali del Mediterraneo. Inoltre, quella parte dei clienti stranieri che volessero ancora prodotto siciliano, potrebbe scegliere di farsi carico del trasporto in autonomia, visto che noi non siamo in gradi di assicurarlo. In tal caso si potrebbero rivolgere alle agenzie, magari estere, che offrano maggiore affidabilità. Questa protesta, con queste modalità, da qualsiasi punto di vista la si voglia considerare, rischia di colpire solo l'economia siciliana".

Giorgio Puccia

"Per noi, l'effetto di questo sciopero è che le merci sono ferme in magazzino, in attesa di appassire", dice dal canto suo Giorgio Puccia, commissionario ortofrutticolo al mercato di Vittoria (Ragusa).

"Il prodotto che è ancora sulle piante - ha proseguito l'esperto - non potrà rimanerci a lungo ed è in attesa degli eventi. Certo è che i danni sono ingenti e, tra qualche giorno, diventeranno incalcolabili, trascinando nel baratro migliaia di aziende siciliane. La localizzazione della protesta blocca d fatto solo le nostre aziende, mentre alle frontiere entrano referenze ortofrutticole da tutte le provenienze, a vantaggio dei nostri colleghi stranieri".

Ernesto Fornari direttore di Apofruit

"Oggi abbiamo 500 quintali di fragole ferme in magazzino in Basilicata - dice Ernesto Fornari, direttore di Apofruit di Cesena - e non sappiamo quando potremo consegnarle. I blocchi riguardano le principali regioni produttive del sud: Basilicata, Puglia e Sicilia. Abbiamo tantissime verdure a foglia ferme in Sicilia. Chiediamo al governo di fare qualcosa subito, in fretta, convocando il tavolo ministeriale e ascoltando le istanze dei trasportatori. Noi comprendiamo benissimo i problemi della categoria, ma occorre sbloccare immediatamente la situazione". 

Le proteste degli autotrasportatori hanno interessato anche il Lazio, in particolare Fondi, in provincia di Latina.

"Da alcuni giorni - riporta il responsabile di una piattaforma logistica italiana - un gruppo consistente di autotrasportatori ha bloccato gli ingressi al MOF di Fondi. I motivi della manifestazione: protestare per l'aumento del prezzo del carburante, dell'autostrada, degli pneumatici, e dell'energia. Il risultato è che nessuno può entrare o uscire dal mercato, influendo negativamente sulle attività commerciali, e anche implicitamente su tutti quei produttori agricoli che non possono più consegnare il proprio raccolto al mercato. Si tratta di uno sciopero non autorizzato; del quale pagano lo scotto i commercianti del MOF e i produttori agricoli, che veramente sono esausti dei rincari e di veder andar perduto il prodotto per l'impossibilità di accedere al mercato. Si potrebbe risolvere la situazione chiedendo un piccolo aumento del costo del trasporto alle aziende; basterebbero soli 10 euro in più".

Autori: Vincenzo Iannuzziello, Gaetano Piccione, Cristiano Riciputi, Lorena L. Reale


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