A cura di Ottavio Cacioppo

Kiwi Suppli': una varieta' individuata negli anni '90 a Latina

Da piante di kiwi Hayward acquistate nel lontano 1988 presso una fiera locale, un actinidicoltore di Latina segnala di aver ottenuto, già nel 1991, dopo 3 anni dall'impianto, un kiwi che si distingueva dagli altri per caratteristiche dei frutti.

Hayward è una varietà neozelandese a polpa verde smeraldo, prodotta dal vivaista omonimo nel 1920, considerata la migliore e la più coltivata nel panorama varietale mondiale.

Piantagione di kiwi Supplì

Caratteristiche del frutto kiwi Supplì
Il produttore ha ottenuto, da una delle piante di Hayward, kiwi con la forma di un supplì: cilindrica, appiattita di un 1 cm (i diametri della sezione trasversale risultano: 4,5 e 3,5 cm), un epicarpo color marrone, con peluria fitta. Tutto ciò ricorda un articolo del 1970, uscito su una rivista specializzata, a firma del francese Pediluc e intitolato: "L'allevamento del topolino vegetale" (=modo francese usato un tempo per definire il kiwi, NdR)

Particolare di un ramo fruttifero di kiwi Supplì. Da notare i frutti trini

Le caratteristiche sono: produzione elevata, da 150 a 200 kg/pianta, ossia 1500-2000 frutti, di pezzatura uniforme e dal peso medio di 100 grammi. Moltissimi frutti sono trini. 

Il gusto è dolce/acidulo, gradevole, tipico della specie e si prova la sensazione, dopo averlo consumato, di mangiarne altri. La raccolta, a un tenore zuccherino di 6,2 gradi Brix, viene effettuata nella prima quindicina di novembre.

Particolare dei frutti kiwi Supplì

La fioritura, che avviene nella seconda quindicina di maggio, ha una durata di circa 7 giorni e le piante staminifere per l'impollinazione dei fiori sono le stesse della Hayward: Tomuri e Matua.

Dagli esami rifrattometrici, effettuati il 19 novembre 2020, sono scaturiti: grado Brix 10,4, resistenza al penetrometro 6 kg (non pronti al consumo); ripetuti 2 giorni dopo, il grado rifrattometrico è stato di 12,9° Brix su frutti conservati a temperatura ambiente (22°C.); sono risultati idonei al consumo. Il 22 ottobre 2020, i suddetti parametri sono stati: gradi Brix 13,9, resistenza al penetrometro 3,5 kg con puntale 7,9 mm.

Piantagione di kiwi Supplì

Cenni storici
Come detto, con il nome topolino vegetale i francesi avevano battezzato il frutto prodotto dalle piante di actinidia (nome botanico) importate dalla Nuova Zelanda e messe a dimora nel 1967. I neozelandesi, invece, per lungo tempo hanno denominato il frutto di actinidia Chinese gooseberry (uva spina cinese). Allorché esso venne commercializzato in America, i rivenditori locali fecero presente che con questo nome era conosciuta una pianta arbustiva con frutti verdi e amari, per cui i consumatori potevano fare confusione. 

Particolare di un ramo fruttifero di kiwi Supplì

I neozelandesi, perciò, non tardarono molto a trovare per il frutto di actinidia un nome nuovo: kiwi, dall'omonimo uccello simbolo della Nuova Zelanda. Oggi il frutto viene commercializzato nei paesi di tutto il mondo con questo nome, diventato talmente popolare da essere preferito alla denominazione botanica.

Frutti di kiwi Supplì dopo la raccolta nella seconda quindicina di novembre 2020

L'articolo del francese suscitò, allo scrivente, la volontà di approfondire le conoscenze del suddetto frutto e, nel febbraio 1971, vennero realizzate due piantagioni sperimentali, a Borgo Montenero - San Felice Circeo (Latina), utilizzando due appezzamenti di terreno concessi da due imprenditori locali: Isidoro Ceccato e Luciano Bonaldo, con piante di origine neozelandese fornite da una ditta di Ferrara. Le due piantagioni di kiwi risultarono, al primo convegno di actinidicoltura nazionale di Torino del 1978, le prime nel Lazio e in Italia e, nel 1974, produssero i primi frutti di varietà diverse.

Frutti di kiwi Supplì dopo la raccolta nella seconda quindicina di novembre 2020

Il kiwi Supplì somiglia molto, come dice il suo nome, al noto supplì di riso e un po' alla varietà neozelandese Bruno, coltivata in Italia negli anni 70 e sostituita dalla cv Hayward.

Si ricorda che, negli anni 70, le cultivar di kiwi, tutte a polpa verde smeraldo e neozelandesi, della specie Actinidia deliciosa C.F. Liang e A.R. Ferguson erano le seguenti: 1- Hayward, 2- Bruno, 3- Abbott, 4- Monti, 5-Allison, 6-Gracie, 7-Elmwood, 8-Grensil, 9-Jones; cultivar impollinatrici: Tomuri, Matua, prodotte tra il 1920 e il 1930. 

Frutti di kiwi Supplì dopo la raccolta nella seconda quindicina di novembre 2020

All'inizio degli anni 80, dopo 10 anni di esperienza colturale, le richieste preferenziali, nel contesto commerciale, convergevano sulla cultivar Hayward, la quale venne utilizzata come innesto delle altre.

Oggi il panorama varietale actinidicolo italiano si è arricchito di numerose varietà italiane di kiwi a polpa verde smeraldo (Top Star, Boerica, Green Light, Summer), mentre nel 2000 hanno fatto la loro comparsa le prime cultivar a polpa gialla, della specie chinensis, come la neozelandese Hort 16 A e, l'anno successivo, la cinese Jintao; seguono le italiane Soreli, Dorì.

Nel 2011 inizia la storia italiana della cultivar neozelandese a polpa gialla G3, la quale sostituisce la Hort 16 A, su circa mille ettari distrutti dalla batteriosi da Psa. Dopo compare la cultivar cinese Hong Jang, a polpa gialla e corona rossa.

Particolare dei kiwi Supplì

Considerazioni conclusive: il kiwi Supplì ha un futuro?
Il kiwi in Italia, in mezzo secolo, si è conquistato spazi di consumo sempre crescenti, grazie alla gradevolezza del frutto, al valore nutritivo e farmacologico. 

La notevole crescita dei consumi del kiwi è dovuta a una pubblicità esercitata dal "passaparola" dei consumatori, per cui nei supermercati i prezzi risultano remunerativi, da 2 a 6 euro al chilogrammo. In alcuni supermercati si vendono anche i frutti con difetti evidenti (piatti e malformati) che dovrebbero essere eliminati dalla pianta con la pratica colturale del diradamento. Nel contesto descritto, anche il kiwi Supplì potrebbe trovare un suo spazio commerciale.


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