L'analisi di Hanne Poppe del retailer belga Colruyt Group

Gestire e far crescere l'areale di coltivazione e' un'evoluzione, non una rivoluzione

Di recente, il retailer belga Colruyt Group ha annunciato di aver fondato una società operativa chiamata Agripartners. Questa azienda amplierà ulteriormente le aree di coltivazione esistenti e ne acquisirà di nuove. "Non abbiamo intenzione di coltivare, ma ci affidiamo all'esperienza dei coltivatori", spiega Hanne Poppe del Colruyt Group. "Naturalmente continueremo a collaborare con le aste belghe e altri fornitori. Questa iniziativa completerà questi flussi di fornitura. E' un'evoluzione, non una rivoluzione".

Il Colruyt Group ha avviato in passato progetti legati all'agricoltura e all'orticoltura. "Si pensi alla nostra collaborazione diretta con i coltivatori di patate e al nostro acquisto dell'azienda agricola biologica Het Zilverleen. Questa iniziativa favorisce la trasparenza all'interno della filiera e accorcia il legame tra produttore e consumatore. Il flusso a doppio senso con gli agricoltori rimane fondamentale per noi. Lo stiamo facendo insieme ai coltivatori, non vogliamo coltivare in proprio, non siamo esperti nella produzione di patate. Quello che sappiamo è di quali prodotti e di quale qualità abbiamo bisogno nei nostri negozi".

Garantire la disponibilità dei prodotti belgi
"Il Colruyt Group è un player sul mercato belga e, in quanto tale, vuole offrire il maggior numero possibile di prodotti locali. In Belgio ci riforniamo già della maggiore quantità possibile di frutta e verdura. In questo modo, vogliamo che i rivenditori si concentrino ancora di più sui prodotti belgi. Vogliamo garantire l'approvvigionamento belga e favorirne la disponibilità", spiega Poppe.

"L'inizio della filiera può diventare più innovativa e sostenibile. Questo è possibile attraverso la completa trasparenza e collaborazione con i coltivatori locali. Siamo sicuri che alcuni agricoltori vorranno lavorare con noi in modo costruttivo. Possiamo instaurare collaborazioni trasparenti con loro, basate su accordi equi".

Cluster regionali
Non sono stati stabiliti numeri o obiettivi riguardo le dimensioni dell'area coltivata che il Colruyt Group vuole acquistare. La catena di supermercati intende lavorare principalmente orientandosi sulla domanda. Quindi, non ha fissato un ritmo particolare. "Vogliamo lavorare con i cluster regionali. Le dimensioni sono necessarie per l'efficienza. Ma non entreremo assolutamente nel mercato in modo aggressivo", afferma Poppe.

"Al momento non ci sono piani concreti sul tavolo. Vogliamo entrare in questo progetto insieme ai coltivatori. Non abbiamo certo intenzione di escludere qualcuno". E' uno dei tanti progetti del Gruppo Colruyt: iniziare a lavorare più a stretto contatto con gli agricoltori belgi e sull'approvvigionamento locale.

Nessun coltivatore assunto
"Prima di tutto, vogliamo coltivare seminativi convenzionali. L'area è stata e continuerà a essere coltivata. Non escludiamo di utilizzare parte dei campi in colture innovative. Questo avverrà nel contesto di un'ulteriore sostenibilità. Il biologico non è l'obiettivo finale, ma neanche lo escludiamo. Tuttavia, non assumeremo coltivatori", dice Poppe.

"Lavoreremo con agricoltori indipendenti. Non saranno dei dipendenti del gruppo. Il progetto non riguarda nemmeno l'affitto, nel senso stretto della parola. In questo caso specifico, concluderemo contratti con i coltivatori e faremo accordi chiari e a lungo termine. Tutti devono sentirsi a proprio agio in questa partnership".

"Le persone devono considerarla una forma alternativa di cooperazione", aggiunge Poppe. "Deve avere un'offerta orientata alla domanda, che riguardi il più possibile i prodotti belgi. Vogliamo garantire anche una parte dell'area di coltivazione belga. Per i coltivatori che vogliono collaborare con noi, è una garanzia di acquisto del prodotto. E questo a un prezzo concordato, da parte di un noto acquirente".

"Acquistiamo ancora frutta e verdura alle aste belghe e dalle organizzazioni di produttori. E continueremo a investire nelle modalità di acquisto esistenti. Quando si tratta di acquistare ortofrutta, la diversificazione e la suddivisione del rischio sono vitali per i rivenditori. E una crisi come quella del Covid-19 lo conferma", conclude Poppe.


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