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Zenzero peruviano: c'e' dell'altro oltre i km zero

A seguito della pubblicazione del nostro articolo del 25 settembre 2020 intitolato "Lo zenzero siciliano sarà presto una grande realtà" riceviamo e pubblichiamo una replica critica da parte della compagnia OrganicSur:

"Ci permettiamo di fare alcune considerazioni su tale argomento - scrivono dalla OrganicSur - sperando di fornire ai lettori qualche utile spunto di approfondimento. 

Stiamo assistendo a diversi tentativi di far attecchire, un po' a tutte le latitudini dell'Italia, i rizomi di questa particolare pianta (lo zenzero, NdR). In veste di azienda che, fin dal 1997, importa ortofrutta proveniente "dall'altra parte del globo" – così come si scrive nell'articolo in questione – pensiamo di fare cosa giusta se tentiamo di mettere un po' d'ordine rispetto alle informazioni che accompagnano tali iniziative nostrane.

La nostra impressione - proseguono dalla OrganicSur - è che si stia enfatizzando oltre misura il concetto del km zero quasi che esso costituisca un valore assoluto, preponderante su tutto e in grado da risultare decisivo nella valutazione dei prodotti agricoli in ordine alla loro genuinità e ai benefici che ne deriverebbero sull'ambiente e, soprattutto, sulla salute dei consumatori.

A distanza di svariati anni da quando l'idea del km zero venne introdotta, fondata anche sulla tracciabilità dei prodotti agricoli, temiamo che, attualmente, tale idea si sia ridotta ad una mera connotazione di tipo geografico, non rappresentando più una prerogativa da sola sufficiente a garantire la salvaguardia della salute delle persone e dell'ambiente.

Ma torniamo all'articolo e alle parole con cui esordisce. Apprezziamo molto che si possa essere "Incuriositi dai benefici per la salute umana che l'assunzione dello zenzero comporta…" e siamo compiaciuti all'idea che, anche in Europa, stia montando la consapevolezza delle proprietà benefiche di questa radice millenaria. Al tempo stesso, però, restiamo sconcertati constatando come, ancora oggi, non solo si continui a promuovere una forma di agricoltura forzata e impattante, ma che si voglia anche indurre il consumatore a ritenere che i demeriti siano solo delle produzioni lontane e mai di quelle locali.

Crediamo di poterci esprimere in tal senso con cognizione di causa, essendo stati promotori, fin dall'anno 2014, di un progetto esteso a più di 200 ettari per la coltivazione e l'importazione di zenzero biologico, biodinamico e Fairtrade, con arrivi settimanali di prodotto fresco sulle nostre tavole. Con tale iniziativa portiamo in Europa un prodotto proveniente da zone incontaminate situate nel cuore del Perù, dove le Ande incontrano il clima tropicale amazzonico, creando, altresì, un importante indotto per le comunità native.

L'articolo continua riportando le parole del produttore, il quale afferma: "…uno zenzero italiano, dunque molto più sostenibile sul piano ambientale…" e "…senza parlare, poi, delle proprietà organolettiche che sono indiscutibilmente superiori…". La perentorietà con cui sono espresse tali opinioni parrebbe ispirata da esigenze di marketing di natura "protezionistica", promuovendo l'equazione Italia equivale a produzione migliore.

Forse, però, sarebbe opportuno considerare quali sia il reale bilancio di CO2 di una agricoltura molto basica, dove questa coltura si colloca in una condizione di clima e suolo ideali, quali sono quelli della Selva Centrale Peruviana. Grazie a quote che vanno dagli 800 ai 1200 metri s.l.m. e a pendenze di circa il 10%, lo zenzero coltivato in Perù trova condizioni ottimali. Questa particolare conformazione pedoclimatica consente di fare a meno dell'irrigazione artificiale, impedendo, oltretutto, la formazione di quei pericolosi ristagni idrici che poi richiedono l'uso dei prodotti di sintesi necessari per contrastare le numerose fitopatie da cui è afflitto lo zenzero di pianura o coltivato in serra. In tal modo, i rizomi peruviani usufruiscono di una conformazione dei terreni che consente loro di completare l'intero ciclo colturale di minimo 9 mesi, a differenza di quanto avviene in Italia dove esso, necessariamente, si riduce a 5 o 6 mesi per il clima italiano che, anche a basse latitudini, soffre della parentesi invernale. 

In considerazione delle forzature agronomiche a cui, obbligatoriamente, si deve ricorrere per la coltivazione in ambiente non adatto, nutriamo, inoltre, seri dubbi che lo zenzero così ottenuto possa essere organoletticamente - e soprattutto "sul piano nutraceutico" – migliore, come riportato dall'articolo in questione. Per avere una conferma della fondatezza dei nostri dubbi, semplicemente basterebbe verificare quali sono le origini predilette dagli chef nella selezione dello zenzero per le loro creazioni.

Gabriel Caja Julcarima, uno dei piccoli produttori peruviani che dedicano anima e corpo alla propria terra. Contadini sinonimo di qualità e attenzione per la produzione, che da più di un lustro producono zenzero per il mercato italiano.

Per ultimo, possiamo asserire che queste colture di zenzero e curcuma peruviani abbiano un significato rilevante per garantire la sostenibilità di tante famiglie che altrimenti, in quella zona, non troverebbero altre fonti di reddito agricolo atto a garantire la loro sopravvivenza come famiglie contadine monoreddito.

Sotto questo profilo, possiamo garantire che continuare a fare affidamento su questi "campesinos", oltre ad offrirci sicuri valori di natura etica, ci offre la consapevolezza che, dall'altra parte del mondo, c'è chi produce bene e pulito".

Contatti: 
Dott. Franco De Panfilis
Cell.: (+39) 335 5420170
Tel.:  (+39) 051 6264151
Email: francodepanfilis@organicsur.it 
Web: www.organicsur.it 

Per approfondire su questo progetto con foto, video e notizie di questo zenzero, curcuma e galanga bio peruviani siete invitati a visitare: 
Instagram: lacampinaperu


Data di pubblicazione:



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