Il 26 settembre 2015 all’ATA Hotel Expo di Milano anche il prof. Corelli Grappadelli

"La frutticoltura di precisione "in cattedra" al DronItaly"

Il 25 e 26 settembre 2015, all'ATA Hotel Expo di Milano, si è svolto il salone DronItaly. La manifestazione ha riunito numerose figure professionali interessate a questo strumento di lavoro innovativo: costruttori, operatori, ricercatori, produttori agricoli, legislatori, aziende attive nell'agromeccanica, contoterzisti e altri ancora.

La due-giorni ha rappresentato una vera e propria "fiera del drone", con un congruo numero di espositori di Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR) ad ala fissa e rotante e, per la maggior parte, multicotteri.


Drone utilizzato dall'Università di Milano per rilievi mutispettrali su colture di pieno campo e in vigneti.

A fianco della esposizione, sono stati organizzati alcuni convegni che hanno affrontato il tema della possibilità d'uso degli APR in differenti ambiti, fra i quali anche quello agricolo.

"Contoterzismo e applicazioni dei droni in agricoltura", un convegno informativo per gli agromeccanici interessati ad adottare nuovi strumenti di lavoro con le attuali tecnologie disponibili, era focalizzato sui possibili impieghi dei droni, mentre "I droni e le loro applicazioni in ambito agricolo e forestale" era dedicato a un pubblico più ampio, che comprendeva agricoltori, operatori e contoterzisti, ma anche ricercatori impegnati sui vari fronti dell'agricoltura di precisione.

Al termine dei lavori, è emerso come la precisione nella coltivazione sia un elemento imprescindibile, non solo per ridurre costi, sprechi, impatto sull'ambiente, ma anche per migliorare la qualità delle produzioni o ridurre la possibilità di danni sull'ambiente causate da improprie operazioni culturali.



Al convegno del 26 settembre (nella foto sopra), dedicato ai droni e le loro applicazioni in agricoltura, il professore Luca Corelli Grappadelli dell'Alma Mater Università di Bologna ha parlato di frutticoltura precisa e impiego di droni. Corelli Grappadelli è socio fondatore di Horticultural Knowledge, start-up accreditata dell'Ateneo Bononiense, attualmente unica in Italia in quanto mira a introdurre la frutticoltura di precisione come modo più razionale, economico e sostenibile di coltivare la frutta.

"Ci sono ragioni fisiologiche se, mentre per la viticoltura si può parlare di successo crescente delle tecniche di coltivazione precisa, altrettanto non si può dire per la frutticoltura" ha spiegato Corelli Grappadelli. La vite, come l'actinidia, fruttifica su germoglio dell'anno, a differenza di tutte le altre specie da frutto. "Questo rende possibile stabilire relazioni empiriche abbastanza solide tra un parametro legato soprattutto al contenuto d'azoto delle foglie, qual è l'NDVI (Normalized Differential Vegetation Index), e il vigore del ceppo e, quindi, con il numero di tralci e di conseguenza di grappoli e, a cascata, di alcuni parametri qualitativi dell'uva".

Poiché invece mele, pere, pesche, albicocche, susine, ciliegie fruttificano su legno di uno o più anni, è molto più difficile legare il livello d'azoto con la produzione. "Tanto più – ha aggiunto Corelli Grappadelli – se, come nelle pomacee, a eccessi nella nutrizione azotata conseguono, in modo più o meno automatico, tendenze all'alternanza di produzione".

A conferma di ciò, sono stati richiamati alcuni dati ottenuti in Grecia, presentati nel corso del recente convegno internazionale sull'Agricoltura di Precisione in Israele, che hanno appunto mostrato correlazioni piuttosto deboli, e soggette a forti variazioni temporali, tra NDVI e produzione di mele. Di fatto, per i frutticoltori l'NDVI è un parametro poco utile rispetto ad altri, più interessanti, che un drone potrebbe raccogliere.


I droni, grazie ai progressi nei sistemi di guida e nella capacità delle batterie, oggi hanno costi di utilizzo che possono scendere fino a 30 euro/ha in alcune applicazioni, come mappatura di caratteristiche della vegetazione o del terreno.

Se a tutto ciò si aggiungono le dimensioni e lo sviluppo tridimensionale importante delle chiome, la necessità di contenere i costi, la scarsa penetrabilità di frutteti coperti da reti antigrandine, il compito di utilizzare droni nei frutteti può essere ancora piuttosto arduo. "Ecco perché – ha chiarito il professore dell'Alma Mater – quando si parla di droni la frutticoltura di precisione non può ancora rispondere presente". Questo però non significa che non si faccia frutticoltura di precisione con approcci diversi.

La produzione di mele di ottima qualità in Italia è ancora remunerativa, ma basta assai poco, in termini ad esempio di dimensioni del frutto, per passare da una situazione che permette un ricavo all'agricoltore, a una in cui egli fatica a coprire i costi di produzione. Così, il differenziale di prezzo al produttore tra una mela Fuji superiore a 80 mm di diametro e una al di sotto è piuttosto forte, eppure la differenza in dimensioni, e in velocità di crescita, è spesso il risultato di differenze minime (ma misurabili) che si osservano tra frutteti gestiti in modo preciso, in cui le mele crescono bene, e altri in cui la crescita non è monitorata e l'agricoltore spera di arrivare in porto a fine stagione. "Dall'esperienza accumulata con la startup HK – ha illustrato Corelli Grappadelli - abbiamo dati che dimostrano che basta crescere 20 micron di diametro in meno al giorno per scadere di una classe di pezzatura".

Al momento la raccolta dati per le frutticoltura di precisione è ancora di tipo manuale perché non esistono soluzioni tecnologiche capaci di misurare in modo accurato e preciso il numero – relativamente basso – di frutti che sono necessari ai modelli previsionali utilizzati.

In futuro, questo ostacolo dovrebbe essere superato, anche se non è ancora chiaro se ci si arriverà prima con un drone, un robot o un semplice implemento montato su di un trattore che si muove nel frutteto per fare altre operazioni colturali. Probabilmente vincerà chi costerà meno, ovvero sarà più rapido e preciso. Per fare un altro esempio, la velocità di un drone, anche in rilievi a volo basso, e quindi lento, è dalle tre alle quattro volte maggiore di quella di un trattore che si muove a 5-7 km/ora. Dando così al primo strumento un vantaggio sul numero di ettari monitorabili in un giorno, anche se il numero potrebbe essere ridotto per la necessità – ad esempio per un contoterzista – di ottemperare alle norme di navigazione aerea dei droni, emanate dall'ente preposto (ENAC) che, secondo misure dell'Università di Padova, comportano circa 28 minuti di preparazione per voli di durata attorno ai sei minuti. Se un operatore dotato di un calibro a registrazione automatica impiega meno di 30 minuti per rilevare un ettaro (al netto dei trasferimenti da frutteto a frutteto, che però resterebbero anche per gli operatori di un drone, che deve volare entro 500 metri dall'operatore), potrebbe ancora convenire la misurazione manuale.

Quello che è certo è che la tecnologia fa passi da gigante e, quindi, è realistico pensare che gli attuali limiti dei droni - ovvero un carico pagante il cui peso è inversamente proporzionale alla durata del volo - cresceranno sempre più, e lo stesso per i sistemi di guida a riconoscimento di immagini. "Questo è fondamentale - continua il professore dell'Ateneo bolognese - in quanto, per essere impiegato in frutticoltura, un drone dovrà poter volare all'interno dei filari, con sistemi di autoguida che gli impediscano di finire fra le chiome, come invece potrebbe venire se seguisse meramente un piano di volo precaricato". La necessità di volare così vicino alle chiome nasce dal fatto che, per la frutticoltura di precisione, non sono tanto importanti indici come l'NDVI, ma la conoscenza del numero di frutti per albero, o le dimensioni del tronco, tutte cose per fare le quali occorre arrivare a un livello "close and personal" con la pianta.

La partita è aperta. A giudicare dalla quantità di start-up presenti nei parchi tecnologici di diverse parti d'Italia, c'è da scommettere che ci saranno presto novità interessanti. Al prossimo Dronitaly, dunque!

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