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Amazon non e' il primo rivenditore ad andare offline

La notizia è stata data il 16 giugno scorso. Amazon e Whole Foods hanno concordato sull'acquisizione: il gigante di Internet ha pagato 13,7 miliardi di dollari per la catena di supermercati biologici (vedi news). Tuttavia non è la prima volta che un colosso online entra nella vendita reale. L'anno scorso, Alibaba ha aperto diversi negozi in Cina. Ora tutte le attività del comparto supermercato sono in allarme.

L'acquisizione della catena di supermercati Whole Foods da parte di Amazon ha alle spalle una lunga storia. In America, per effetto della guerra dei prezzi nella vendita al dettaglio, il valore delle azioni era in calo da un po'. In aprile, l'imprenditore Barry Rosenstein si è unito alla Whole Foods e ha acquistato circa l'8% delle azioni. Ha subito richiesto dei cambiamenti all'interno di Whole Foods. Il valore delle azioni è aumentato, perché gli stessi investitori sanno che, quando Rosenstein investe in una società, è probabile che si verifichi la sua acquisizione. Non hanno aspettato a lungo.



Sette candidati
Nel frattempo la gestione di Whole Foods, con il nuovo azionista, era tutt’altro che serena. John Mackay, fondatore della catena di supermercati e senior executive, ha attaccato l’azionista. "Un avido bastardo" e “una persona che colpisce sotto la cintura" sono alcune delle cose che Mackay ha detto su di lui. Qualche giorno dopo l’investimento di Jana in Whole Foods, la catena di supermercati ha ricevuto due lettere in cui le aziende, non menzionate per nome, facevano un'offerta di acquisizione.

La direzione ha deciso di avvicinarsi ad Amazon quella stessa settimana, perché girava voce che il gigante di internet in passato aveva preso in considerazione la catena Whole Foods. Ancora prima che fosse pianificata una riunione, Whole Foods aveva ricevuto altre quattro proposte di fondi d'investimento per altrettante acquisizioni. Complessivamente sette parti erano interessate alla catena di supermercati biologici. Alla fine Amazon ha fatto un'offerta di 41 dollari per azione, a condizione che la società potesse ritirare l'offerta in caso di eventuali perdite e che non ci sarebbe stata alcuna trattativa con altri offerenti. La Whole Foods è riuscita ad alzare il prezzo a 42 dollari per azione, ma è stato un "prendere o lasciare".

Whole Foods ha accettato l'offerta, con l'annuncio ufficiale dell'acquisizione. Il prezzo delle azioni è salito superando l'offerta di Amazon. Come da accordi con Amazon, non ci sarebbe stata la guerra all'acquisizione. Il fatto che un negozio online investisse nel "vecchio" canale di vendita ha scatenato un'onda d'urto. Sono stati elaborati diversi scenari per il settore.

Rivoluzione nella vendita?

L'economista Mathijs Bouman ha scritto nella sua colonna del quotidiano olandese Financieel Dagblad: "Negli Stati Uniti, Amazon acquista la catena di supermercati Whole Foods Market, o almeno vorrebbe; la nuova economia spera sulla vecchia. Nei Paesi Bassi, Ahold ha acquistato bol.com; la vecchia economia acquista la nuova. E' di cattivo auspicio? Temo di sì". Bouman segnala il dominio delle aziende americane nel mondo online. E nella sua visione, bol.com avrebbe dovuto acquisire Ahold, e non il contrario.

Laurens Sloot della EFMI Business School ha lanciato sui social media un appassionato appello ai membri di Superunie. "Ci ho pensato a lungo, ma ora che Amazon ha puntato sul cibo, è giunto il momento di alzare un polverone. Perché ogni membro di Superunie cerca di inventare la ruota da solo? Lavorate insieme secondo le vostre forze. L'indipendenza è grande, ma la solidarietà oggi è più importante!".

Sul giornale olandese Telegraaf scrive anche Robert Shuckink Kool, giornalista e investitore: "Il settore alimentare sarà il prossimo dove, con l'arrivo degli acquisti online, le carte in tavola verranno nuovamente distribuite. (...) Il pensiero alla base è che se Amazon entra in questo mercato con il suo potere di marketing e di dati, le catene di negozi alimentari reali dovranno stare attente". Shuckink Kool predice una nuova era nel settore della vendita. "Un'epoca in cui non si tratta tanto di margini molto bassi sui prodotti alimentari sfusi, ma in cui si aggiungono, in modo innovativo, grandi quantitativi di dati, acquisti online ed elevati margini su alimenti sani".

Alibaba prima di Amazon
L'idea non è nuova e Amazon non è sicuramente il primo a passare dall'online all'offline. In Cina, il gigante Alibaba l'ha preceduto. Jack Ma, fondatore del gruppo Alibaba, ha presentato nel gennaio 2016 il suo concept denominato "new retail". Questo rappresenta "l'integrazione di online, offline, logistica e dati, in una catena di fornitura di qualità". Partendo da questo concetto sono stati aperti negozi reali, e Alibaba ha acquistato la catena di supermercati di Intime Retail. All'inizio di quest'anno, Alibaba ha annunciato di collaborare con Bailian Group, il supermercato di proprietà statale.

Durante una presentazione a Davos, Daniel Zhang, CEO di Alibaba, ha anche parlato della nuova strategia: "Non possiamo separare l'online e l'offline". Le persone entrano in un negozio e sono online con i loro smartphone. Nell'ambito del concetto new retail, i dati vengono utilizzati per migliorare le esperienze dei clienti. Online e offline viaggiano insieme. Un termine diverso per questo fenomeno è la vendita multi-canale. Il collegamento tra online a offline può essere visto anche in altri settori. Il negozio di elettrodomestici Coolblue ha aperto negozi in cinque città, e anche fietswinkel.nl ha attualmente diverse decine di filiali.

Testo e traduzione FreshPlaza. Tutti i diritti riservati.

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