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Ieri a Interpoma il primo appuntamento con il convegno internazionale dedicato alla mela

Per rilanciare la melicoltura 'servono le scelte giuste'

Tra tutti i dati snocciolati ieri al day 1 del convegno internazionale "La Mela nel Mondo", a Interpoma ce n'è uno che colpisce, ed è uno di quelli che non ti aspetteresti mai di sentire di questi tempi: i melicoltori altoatesini sono fiduciosi sul loro futuro di produttori. "Condivido il loro ottimismo, ma deve essere supportato dalle scelte giuste", chiosa intervenendo al convegno Helwig Schwartau, di AMI - Agrarmarkt Informationsgesellschaft. Pure spiega che "non dobbiamo trascurare l'Unione Europea (come mercato di consumo delle mele, ndr)", rispondendo idealmente all'europarlamentare Dorfmann – vedi notizia correlata.


Helwig Schwartau, ieri a Interpoma.

Insomma, le parole di Schwartau potremmo anche leggerle, se ci passate un po' di malizia, in un modo diverso: molto spesso sappiamo vita morte e miracoli del consumatore (che non possiamo raggiungere con le nostre mele) dall'altra parte del modo, e sappiamo relativamente poco del consumatore di casa nostra. "Spesso – riprende Schwartau – ci si chiede perché i giovani non consumino le mele. In realtà i giovani consumano più frutta fresca di altre fasce d'età, e le donne giovani lo fanno ancora di più. Da qui la necessità di iniziare prima con la sensibilizzazione al consumo di frutta e verdura, già dalle scuole".


Il pubblico ieri alla prima giornata del convegno internazionale "La Mela nel Mondo".

Cambiano i tempi e cambiano le abitudini di consumo, mele comprese: nuclei familiari sempre meno numerosi, così cambiano i formati di packaging. Per quanto sia ancora relativamente marginale sul volume totale "il segmento fino a 750 gr è raddoppiato, è cresciuto quello da 750 gr al chilo, mentre i formati maggiori sono calati", continua Schwartau. E, paradossalmente, tanto più è light la confezione tanto è maggiore il costo, perché serve più lavorazione.

"In Germania, nel 2008, il primo criterio d'acquisto delle mele era il prezzo, poi veniva la qualità. Oggi è l'opposto" e similmente è così anche negli altri paesi europei, chiosa spiegando che per un prodotto di qualità il consumatore moderno è disposto anche a spendere: "In questo Pink Lady® è riuscita ad affermarsi creando un marchio riconosciuto per la sua qualità. Non possiamo permetterci di deludere il consumatore, e in questo le mele club ci sono riuscite".



La strada auspicata da Schwartau è abbastanza simile a quella percorsa dalla frutta esotica (mango, papaya e avocado): prima la si importava acerba via mare, per poi farla maturare vicino ai mercati di vendita, ma il risultato era un prodotto incostante e spesso di qualità scadente; proprio per migliorare la qualità del prodotto venduto si è iniziato a importarlo già maturo e di qualità via aerea e ora i consumi sono in crescita (cfr. FreshPlaza del 24/11/2016), indipendentemente dai prezzi. Uno dei problemi però è che, nelle parole di Schwartau, "in UE abbiamo troppe mele e si mettono in commercio anche prodotti a bassa qualità che non servono a nessuno".


Gerhard Dichgans, direttore di VOG, qui in veste di moderatore del primo giorno del convegno internazionale "La Mela nel Mondo".

In tutto questo il tema varietale non è una variabile trascurabile, anzi, perché a differenza di altri prodotti (quante varietà di banane conoscete? E quante di pomodori?) c'è una segmentazione del mercato in base alla varietà di mela. Negli ultimi anni la preferenza dei consumatori è cambiata. Nelle scelte del consumatore "la Golden Delicious è calata. La Jonagold è destinata a calare. Abbiamo volumi eccessivi di mele in Europa e ci sono mele come la Idared che nessuno vuole più: in Polonia ne hanno 800mila ton stoccate nelle celle frigo, ma nemmeno loro la vogliono. Ora i consumatori preferiscono le mele bicolore".

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