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Intervista con il presidente nazionale di Mercati associati

"Giuseppe Pavan: "I mercati generali d’Italia guardano con fiducia al futuro, che sta nei servizi"

Mercati generali: un ruolo da rivedere e rilanciare nel futuro, puntando soprattutto sui servizi - sempre più all'avanguardia - delle piattaforme agroalimentari organizzate. E rimodellando le sinergie con il mondo della produzione e della commercializzazione.

"Sfide che stiamo già affrontando", assicura Giuseppe Pavan (in foto), friulano di Udine, presidente nazionale di Mercati Associati e vicepresidente di Fedagro, ma anche operatore del settore. Il quale, parlando del presente e del futuro dei mercati generali in Italia, sottolinea anche il peso di problemi come l'embargo russo e l'insolvenza su un settore che, pur risentendo della crisi, sta reagendo con spirito di innovazione e vuol far sentire la propria voce anche nei palazzi della politica.

FreshPlaza (FP) - Qual è il ruolo dei mercati generali oggi?
Giuseppe Pavan (GP) - Oggi si parla di piattaforme organizzate, quindi di maggiori servizi rispetto a qualche anno fa. Gli operatori e gli enti gestori cercano, infatti, di consolidare i mercati con piattaforme di servizi per gli utenti che siano sempre più efficienti. Alcuni mercati, rifatti di recente sulla base della legge 41, come quelli di Genova, Catania, Padova e Verona, hanno cercato di mantenere una piattaforma organizzata refrigerata per dare più servizi alle catene della Gdo e ai grossisti dei loro territori di riferimento.

FP - I mercati generali stanno risentendo della crisi?
GP - Una certa contrazione si sente, come riferiscono gli operatori e i mercati. Alcune aziende cercano di reagire facendo reti di imprese con altre aziende. Ma si registrano diverse chiusure di aziende ortofrutticole all’interno dei mercati. L'incubo dell'insolvenza, poi, ha un peso crescente.

FP - Manca la certezza dei pagamenti?
GP - Il settore, purtroppo, deve fare i conti con pagamenti non assicurati in termini di garanzia. Oggi come oggi si registrano, in questo senso, problemi rilevanti in un certo numero di aziende, per esempio in Friuli Venezia Giulia e in Lombardia. Ovviamente, tutta la rete ne risente, anche a livello nazionale. Quello che era il limite precedente per i pagamenti rispetto alle aziende attive nei mercati ortofrutticoli si è allargato di molto. A risentirne sono soprattutto le aziende meno capitalizzate e meno patrimonializzate.

FP - In termini percentuali quando pesa questo problema?
GP - A livello nazionale, anche se è difficile fornire delle percentuali precise - e quindi sottolineo che si tratta di stime prudenziali - il parco dei partner "affidabili" dei mercati generali si aggira intorno al 60%.

FP - L'embargo russo ha un impatto sensibile sui vostri commerci?
GP - Certo, l'impatto è notevole. Per questo le categorie dei produttori e anche le categorie commerciali si sono mobilitate con azioni molto decise verso il ministero delle Politiche agricole. L'embargo russo influenza molto negativamente tutte le relazioni commerciali di import e di export da e verso i Paesi dell'Est Europa. Confagricoltura, Coldiretti e le altre organizzazioni di produttori ed esportatori hanno registrato una contrazione molto importante. Un altro problema, riguardo l’Est, si verifica sul versante del credito.

FP - Torniamo all'incertezza dei pagamenti?
GP - Sì, perché questo problema incide non solo sul mercato domestico, ma anche rispetto ai mercati esteri, specie dell'Est Europa. In particolare ne risentono i nostri mercati generali che lavorano maggiormente con l'Est, per esempio Padova, Udine, Verona. La situazione comincia ad essere critica, però, anche a livello nazionale. Voglio, però, segnalare anche un altro problema piuttosto impattante.

FP - Sempre in tema di credito?
GP - Purtroppo sì. Il limite dei 1.000 euro per i pagamenti in contanti pesa moltissimo sulle attività dei mercati generali. Specie nel Nordest, nei mercati di Udine, Verona, Padova, sono numerosi quanti pagano in contanti. E quindi il limite di 1.000 costituisce una pietra d'inciampo. Anche questa situazione è stata portata all'attenzione del Ministero delle Politiche agricole: abbiamo proposto una soluzione basata sulla tracciabilità del contante, ma ancora il problema non è stato risolto. E' una questione che riguarda, comunque, anche altri settori.

FP - Quali sono i principali canali per i quali i mercati all'ingrosso costituiscono ancora la fonte preferenziale di approvvigionamento?
GP - Certamente il mondo della Gdo, visto che rappresenta circa il 75% dei volumi nazionali di prodotto che circola a livello generale per l'ortofrutta. Ed è per questo motivo che le aziende che operano nei mercati generali cercano strutture e servizi appetibili soprattutto per la grande distribuzione organizzata.

FP - Tracciamo una mappa dei traffici internazionali nei mercati generali?
GP - Rispetto ai Paesi dell'Est e ai Balcani, i mercati più appetibili sono naturalmente quelli del Nordest, che intrattengono intensi rapporti commerciali con Polonia, Croazia, Serbia, Slovenia, Ungheria e Austria. A livello nazionale, stanno crescendo i rapporti con alcuni mercati emergenti come la Spagna, la Turchia e anche la Grecia.

Naturalmente, a livello di mercato domestico, una forte variazione è determinata dalla stagionalità. In certi periodi dell'anno possono intensificarsi i rapporti con le regioni del Meridione, per esempio la Sicilia, la Campania, la Puglia e la Basilicata. In altri periodi, invece, ci sono più rapporti con il Veneto, il Friuli, l'Emilia-Romagna. E poi ci sono le situazioni locali: sulla piattaforma agroalimentare organizzata di Milano gravita la Svizzera, ad esempio, mentre per tutta l'Italia, la piattaforma di Roma rappresenta un punto di riferimento molto importante. Milano e Roma, insieme, hanno numeri molto importanti.

FP - Che ruolo ha nel settore il sistema delle aste ortofrutticole?
GP - Gli operatori - anche io lo sono e quindi parlo per cognizione personale - in genere si rivolgono alle aste nel momento in cui non hanno fornitori e quando mancano determinati articoli. Le aziende nei mercati ortofrutticoli hanno solitamente rapporti consolidati con i fornitori e, quindi, ricorrono molto raramente alle aste. La situazione lungo la penisola, comunque, è molto differenziata. In Emilia-Romagna, ad esempio, ci sono delle aste che funzionano molto bene e alle quali si rivolgono i grossisti. Ribadisco, però, che un operatore che si avvale di fornitori strutturati e affidabili per continuità e qualità del prodotto, difficilmente ricorre al sistema delle aste ortofrutticole.

FP - Quali sono le sfide da affrontare per il vostro settore nell'immediato futuro?
GP - Innanzitutto rivedere il ruolo dei mercati generali nella filiera ortofrutticola, dal punto di vista organizzativo. Il ruolo è importante perché da noi vengono offerti servizi di logistica e di trasporti. Va ridisegnata anche la sinergia con il mondo della produzione e della commercializzazione. Si deve comprendere che nei mercati generali chi lavora è un professionista capace di dare il valore giusto alla merce e continuità al prodotto, nonché di fornire garanzie di sicurezza sanitaria. Questi sono valori da rendere sempre più riconoscibili e riconosciuti.

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