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Il presidente degli operatori di import/export non e' soddisfatto dell'incontro tra Freshfel Europe e la Delegazione UE in Russia

"Marco Salvi (Fruitimprese): "Per la frutta europea serve un segnale forte oltre i confini"

"Tra gli stand qui a Mosca, al WorldFood, è palpabile la minore affluenza dei Paesi del Vecchio Continente; sembrano invece in crescita gli operatori provenienti da Sud America, Turchia, Cina, Egitto e altri Paesi del Nord Africa. Si respira comunque su più fronti molta preoccupazione". A dichiararlo a FreshPlaza è Marco Salvi (nella foto accanto), presidente di Fruitimprese, recatosi alla manifestazione WorldFood Moscow per toccare con mano la situazione dopo circa 40 giorni dal decreto firmato da Putin per bloccare l'import di prodotti agroalimentari da Stati Uniti, Europa, Australia, Canada e Norvegia.

Salvi era a Mosca anche per il tradizionale incontro dei rappresentanti di Freshfel Europe, appuntamento a cadenza annuale che serve ad analizzare l'export dei Paesi membri verso la Russia. Il mercato russo, infatti, è la destinazione più importante per i prodotti ortofrutticoli freschi comunitari, nonostante alcune difficoltà, come l'indebolimento del rublo e specifici problemi di accesso al mercato. Abbastanza scontato, dunque, incontrarsi con la delegazione della Commissione europea in Russia, guidata da Tadas Briedis e coordinare il confronto degli esportatori con i funzionari dell'UE in tema di embargo.

"Come esportatori – spiega Salvi – siamo molto preoccupati, perché non vediamo soluzioni nel breve periodo. Di fatto, non abbiamo ricevuto risposte esaustive o risolutive dall'UE circa le strategie future. Sono preoccupati i belgi, gli olandesi e i francesi, che qui avevano forti interessi ma, embargo o no, anche gli altri Paesi temono un pericoloso effetto domino, con gravi ripercussioni economiche per tutti. Gli operatori argentini, ad esempio, pensano che l'incremento di spedizioni in Russia non sarà sufficiente a bilanciare quanto invece perderanno, per un surplus dell'offerta interna, in Europa".

"Bisogna fare presto – continua il presidente di Fruitimprese - Quindi, o si arriva a una soluzione a livello comunitario per ripristinare gli scambi commerciali con la Russia, oppure servono incentivi e regole per ritirare il prodotto dal mercato. Per questo noi chiediamo già da tempo che si faccia riferimento alle quote di export per singolo Stato membro. Ma, alla fine, serve una soluzione politica, tutto il resto è un palliativo".

"Stiamo attraversando una fase di assestamento dolorosa per tutti – conclude Salvi - Anche qui, nella Federazione russa, cosa succederà tra qualche settimana, quando inizierà a scarseggiare il prodotto interno? Sicuramente, i consumatori risentiranno di un calo della qualità e di un aumento dei prezzi".

Non solo export
Che l'Unione europea non abbia al momento una strategia politica per risolvere questa tensione commerciale sembra chiaro. A parte gli effetti diretti e indiretti dell'embargo sulle esportazioni comunitarie, c'è un altro problema. L'Europa saprà almeno garantire i Paesi partner dalle importazioni sempre più aggressive provenienti da altri mercati? Perché il rischio è che il prodotto comunitario, già difficilmente collocabile all'estero, non riesca ad essere competitivo nemmeno sul mercato interno.

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