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I prodotti italiani sono considerati ancora troppo cari

Un'analisi del mercato ortofrutticolo di Dubai da parte di Mike Knowles (Eurofruit Magazine)

In occasione del Middle East Congress di Dubai, organizzato da Eurofruit Magazine, l'editore Mike Knowles ha presentato una articolata relazione su Dubai come porta d'accesso per molti dei flussi commerciali ortofrutticoli destinati ai paesi del Medio Oriente.

La relazione di Mike Knowles, dal titolo "Dubai - The Pressures of Growth" ha preso in esame tanto la situazione commerciale, quanto quella logistica, economica e demografica di Dubai, evidenziando le opportunità, le sfide e i rischi di questo centro di primaria importanza per gli scambi ortofrutticoli.

Sulla piazza di Dubai operano tutti i principali paesi esportatori di frutta e verdura, tra cui Australia, Cile, Cina, Egitto, Francia, India, Italia, Pakistan, Filippine, Sudafrica e Stati Uniti.

Principali paesi esteri fornitori di Dubai, con relativi prodotti commercializzati
Paese
Prodotti esportati sul mercato di Dubai
Australia
Agrumi, Uva, Mango, Cipolle, Ortaggi
Cile
Mele, Uva, Kiwi, Pere, Drupacee
Cina
Mele, Aglio, Zenzero, Pere, Ortaggi
Egitto
Agrumi, Uva
Francia
Mele, Kiwi
India
Uva, Mango, Cipolle, Melograno
Italia
Mele, Kiwi, Drupacee
Pakistan
Mango, Kinnow, Cipolle, Drupacee
Filippine
Banane
Sudafrica
Agrumi, Uva, Pere, Drupacee
USA
Mele, Uva, Cipolle, Pere, Ortaggi
Fonte: Mike Knowles, Eurofruit Magazine

I nuovi prodotti ortofrutticoli esteri che hanno recentemente conquistato un proprio spazio sul mercato di Dubai sono stati:
- Mele bio francesi
- Angurie giapponesi
- Limes brasiliani
- Annona reticulata e mirtilli australiani
- Papaya gialla malesiana
Il mercato sembra anche particolarmente ricettivo per prodotti convenience e facili da consumare, specialmente mele, banane, mandarini, pere e uva da tavola.

Altro fattore positivo è la crescita delle catene della grande distribuzione in tutti gli Emirati Arabi Uniti, grazie alle politiche espansive di gruppi come Carrefour
(Francia), Emke Group (Abu Dhabi), Casino (Francia), Waitrose (Regno Unito), Spinneys (Emirati Arabi) e Aswaaq (Emirati Arabi), una nuova joint venture pubblica voluta dal governo e che mira a divenire la più grande catena di supermercati negli mirati Arabi Uniti.

Tra le ombre che minacciano il quadro degli scambi commerciali a Dubai, Mike Knowles sottolinea in primo luogo il problema della logistica, dovuto ad una forte espansione dei traffici portuali, con ricadute negative sull'efficienza delle procedure di sbarco e smistamento delle merci. Se la situazione non dovesse essere rapidamente risolta, molti fornitori potrebbero rivolgersi ad altre vie di accesso al mercato.

Oltre a ciò, va considerato il quadro del generale rallentamento economico mondiale, che potrebbe avere ripercussioni drastiche su un'economia, quale quella di Dubai, fortemente caratterizzata da eccessi e "bolle" speculative, soprattutto quella immobiliare.

Inoltre, il basso livello delle barriere nei confronti dell'import, sta conducendo ad uno scenario di concorrenza feroce, con conseguente rischio di un eccesso dell'offerta ortofrutticola e fenomeni di pressione sui prezzi. Infatti, anche se la popolazione di Dubai cresce a ritmi sostenuti, essa è nondimeno limitata e certamente inferiore al bacino demografico di altri paesi limitrofi, come ad esempio Arabia Saudita, Iran e Iraq.

Rimane anche da valutare il fattore non trascurabile delle vicissitudini politiche e militari dell'area.

Il caso dell'Italia
Nella sua relazione, Mike Knowles ha anche presentato un'analisi relativa ad ogni singolo paese esportatore, compresa l'Italia. L'offerta ortofrutticola italiana è connotata da una qualità eccellente. Il nostro Paese si configura come uno dei principali fornitori europei di frutta e verdura e sembra consapevole della necessità di aprirsi nuove opportunità sui mercati dei paesi emergenti.

Il vero limite alle potenzialità di sviluppo dell'offerta ortofrutticola italiana è costituito dal prezzo, percepito dal mercato di Dubai come "troppo elevato". D'altra parte, i fornitori italiani sentono di possedere dalla propria la carta vincente della qualità. La sfida per il futuro sarà dunque quella di riuscire a contenere i costi di produzione, senza rinunciare all'elevato profilo qualitativo della nostra offerta.

Clicca qui per scaricare la relazione completa di Mike Knowles (in lingua inglese e formato .pdf)