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Di Rossella Gigli

"La propaganda sul cibo a "km zero" si rivela un boomerang per le produzioni italiane"

Per anni i consumatori italiani ed europei sono stati bombardati dal messaggio del "km zero", cioè di un approvvigionamento di cibo organizzato in modo da essere il più possibile vicino alla fonte di produzione. Se in Italia tale tendenza si è tradotta nella formula dei mercatini degli agricoltori, che non interferiscono più di tanto sul commercio agroalimentare in generale, in altri paesi europei il concetto delle forniture locali e "localistiche" sta invece diventando un vero e proprio business, strutturato e organizzato, promosso fin sugli scaffali della GDO.

Paesi che pensavamo dipendenti a vita dalle nostre esportazioni agricole e ortofrutticole - vedi Gran Bretagna o Germania - si rivelano perfettamente in grado di tradurre in realtà il "km zero" su vasta scala: vedasi come caso emblematico il mega-complesso serricolo Thanet Earth (leggi qui). Ma anche gli esempi tedeschi riportati negli articoli odierni sulla produzione di peperoni in serra (leggi qui) o sulla promozione delle patate biologiche locali (leggi qui), indicano che all'estero la "filiera corta" sta diventando modello d'impresa e di sviluppo, con ricadute negative proprio per noi.

L'Italia, infatti, primo produttore di frutta e verdura dell'Unione Europea, vedrà progressivamente ridursi le opportunità di vendita sui suoi mercati tradizionali e, paradosso dei paradossi, dovrà - per continuare a sopravvivere - ampliare enormemente il proprio raggio d'azione verso nuovi e più lontani mercati, con buona pace del "km zero".

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Commenti recenti:


Per anni(sul km zero) mi sembra tanto, peraltro si può vedere dai programmi di educazione alimentare nelle scuole (quest si da anni) che i cambiamenti sono molto lenti.
Ritengo che rivitalizzare le aree interne (norme anche da PSR) sia anche creare filiere corte e nuovi servizi agro-sociali. Questi sì nel Nord Europa li hanno già creati e possiamo importarli noi.
Comunque il nostro clima e la serietà professionale possono contrastare i km zero teutonici!!.
Stefano, ancona - 2012/02/19 14:19:55.000


"Condividiamo la pubblicazione di Rossella. Infatti, noi produttori di cipolla ramata di Montoro abbiamo puntato proprio sul territorio e sulla GDO presente su di esso. Costituito il Comitato promotore, presentata l''istanza di riconoscimento della IGP "Cipolla Ramata di Montoro" e registrato il marchio collettivo geografico, ci siamo presentati alla GDO presentando il nostro progetto di filiera corta accolto con entusiasmo da CEDOF CAMPANIA. Con questo progetto valorizziamo il nostro prodotto, diamo certezza al consumatore, e manteniamo alta l''attenzione del consumatore su un prodotto del proprio territorio. Questo, ci ha prodotto ottimi risultati, infatti oggi nella piattaforma CEDOF di Carinaro vengono consegnati circa 2000 Kg. di Cipolla Ramata di Montoro settimanali che si vanno ad aggiungere ad altri 6000 kg distribuiti in altri gruppi della GDO e MDO Campana.
Nicola Barbato
"
Nicola, Montoro Infeiore (AV) - 2012/02/16 08:53:49.000



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