Il rosmarino è l'erba aromatica da sempre più utilizzata nella cucina italiana. La macchia costiera tirrenica pullula di cespugli di questa profumatissima pianta, che racconta all'olfatto e al gusto i paesaggi costieri del Mezzogiorno, regalando la freschezza tipica della brezza marina.

Le prime coltivazioni specializzate di rosmarino del Cilento risalgono agli inizi degli anni 2000, quando alcuni operatori locali introdussero nuovi impianti specializzati nell’area di Capaccio Paestum, in provincia di Salerno, insieme ad altre specie aromatiche. Vengono messe a coltura le talee recuperate dalle piante spontanee della costa cilentana, emulando quanto già facevano gli agricoltori locali per la realizzazione degli orti e dei giardini di aromatiche nelle proprie aziende.


Nicola e Raffaele Palma

"In Campania, il settore delle piante aromatiche rappresenta un'interessante realtà, in forte espansione, che sta gradualmente coinvolgendo un numero crescente di aziende. La Piana del Sele, già bacino di grande rilevanza per il comparto della IV gamma, è pioniera anche per il settore delle aromatiche. Peraltro, in termini di vocazionalità, la costa cilentana è tra le zone di produzione italiane più idonee alla coltivazione del rosmarino. E' da anni, infatti, anche l’area a maggiore diffusione e produzione, per le ottime condizioni pedoclimatiche dovute alle caratteristiche del suolo, al clima dolce e mite e soprattutto all’influenza del mare", dichiarano Nicola e Raffaele Palma dell'Organizzazione di produttori AromaDomus.

"Quella del rosmarino del Cilento è una specificità tutta del territorio di elezione, un fenomeno che negli ultimi 15 anni ha assunto dimensioni importanti, che la statistica non sempre riesce a censire. La scelta della coltivazione su estese superfici, del recupero dei genotipi autoctoni e dei metodi di coltivazione a basso impatto ambientale ha consentito alla filiera e al prodotto di affermarsi sui mercati, soprattutto nella Grande distribuzione organizzata", proseguono Nicola e Raffaele Palma. I dati sull'annata 2023 della Op AromaDomus sono più che soddisfacenti in termini sia di superficie investita (60 ettari circa) sia di produzione conseguita (1.500 tonnellate).

"Occorre adesso che questo prodotto tipico e identitario di un'area specifica vada opportunamente valorizzato, attraverso la promozione di un marchio collettivo a indicazione geografica, che leghi il nome del prodotto all'area stessa e che promuova prodotto e territorio - spiegano - Il riconoscimento dell'Indicazione geografica protetta potrà aiutare la filiera a garantire una protezione legale della denominazione sulla qualità e l'origine del prodotto. L'Igp ovviamente è solo il primo passo per affermare il prodotto anche sui mercati internazionali: una pietra miliare i cui effetti si potranno dispiegare negli anni successivi al riconoscimento, se verranno colte in pieno le grandi potenziali di crescita a livello commerciale".

Se ne è parlato, nei giorni scorsi, in un talk dal titolo "Rosmarino del Cilento, parliamone", organizzato da Coldiretti a Fruit Logistica 2024, con la partecipazione di Nicola Caputo, assessore all'agricoltura della Regione Campania.

L'Igp tutelerà la produzione del fresco (le cimette) e dell’essiccato (foglie intere o macinate). Lo scorso 1° febbraio si è costituito il Comitato promotore dell'Igp, cui aderiscono due Op (AromaDomus e Terra Orti), una cooperativa (La Piramide), e produttori di tutti i comuni cilentani della zona di produzione.

Per maggiori informazioni:
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