Quest'anno i grappoli di uve provenienti dal Sudafrica e Sud America sono visti dai retailer come una grande opportunità per sopperire alle carenze registrate negli areali europei. La campagna dell'uva da tavola italiana è terminata con un mese di anticipo. Il prodotto fresco è introvabile. Per le imminenti festività rimane solo poca merce in frigo-conservazione.

Se 12 mesi fa il ritardo produttivo, i rincari e le problematiche nella programmazione avevano reso poco conveniente l'approvvigionamento di uve extra-Ue, permettendo così alle aziende italiane di approfittarne, stavolta la merce d'importazione diventa indispensabile per poter allungare il calendario commerciale. Come accade ogni anno, sul finire della stagione italiana, infatti, le uve estere risultano essere concorrenziali rispetto alle produzioni interne, confondendo i consumatori, poiché vendute a prezzi più bassi.

Alcuni operatori italiani ci hanno riferito che sugli scaffali europei sono apparse già da alcune settimane le prime uve da Perù, Cile e Brasile, con volumi maggiori rispetto al passato. In Italia le forniture tenderanno ad aumentare dalla prima decade di dicembre, in vista delle festività. Però, le difficoltà non sembrano mancare anche negli areali d'oltreoceano.

Ad esempio, in California, grande fornitore di uve per il mercato statunitense, il clima bizzarro ha compromesso i vigneti, riducendo le quantità di prodotto. Per questo motivo, la domanda dal Sud America sta notevolmente crescendo. Si stima che i produttori di questi Paesi possano richiedere prezzi maggiorati anche ai buyer europei, complice la completa assenza di offerta dal vecchio continente, oltre che un maggior interesse dallo stesso mercato americano.