L'industria di trasformazione delle patate non può permettersi un esaurimento delle scorte. Yassen Abdelhay, consulente per le esportazioni di Arafa Group, parla del periodo difficile per le aziende europee, da febbraio a maggio 2023, e di come i produttori egiziani abbiano svolto un ruolo chiave durante questa fase.

Abdelhay dichiara: "La fornitura è la principale preoccupazione per tutti i trasformatori di patate. Se un impianto finisce le patate, questo può avere un costo di milioni di dollari in termini di perdita di quote di mercato, e può anche incidere sulla redditività dell'azienda. Negli ultimi due anni, abbiamo imparato che, per diverse ragioni, la produzione di patate in Ue non è sufficientemente sostenibile da consentire ai trasformatori di soddisfare la domanda di materie prime per tutto l’anno". I coltivatori europei si trovano ad affrontare una serie di fattori che non possono più essere negati, e che comportano una netta rottura con il passato. Abdelhay ne dà un elenco.

Abdelhay ne dà un elenco:

  • Qualità - i produttori di patate dell'Europa nordoccidentale (NEPG) hanno espresso forte preoccupazione sulla qualità delle patate perché i coltivatori portano sul mercato patate di qualità inferiore, mentre quelle di qualità superiore vengono immagazzinate. L’attuale prezzo di acquisto sul mercato libero è quindi fuorviante e si prevede che raggiungerà il picco entro aprile-maggio 2024.
  • Il cambiamento climatico ha portato sempre più spesso a estati lunghe, calde e secche e, di conseguenza, a un forte calo delle rese per ettaro negli ultimi dieci anni.
  • Le normative ambientali e la presenza di nitrati nei suoli limitano o vietano del tutto l'uso di fertilizzanti e agrofarmaci. Le nuove norme sull’azoto stanno mettendo a rischio la qualità delle patate da trasformazione in alcuni Paesi dell’Ue. Raccogliendo dopo il 1° ottobre (che quest’anno è stata posticipata al 15 ottobre) si è soggetti a delle penalità sulla quantità di fertilizzanti azotati e letame che possono essere utilizzati nella stagione successiva, influenzando così la produzione e la qualità.
  • I coltivatori dell'Ue subiscono, fra gli altri, gli elevati costi energetici, una situazione che rende difficile in futuro investire in un ampliamento della superficie coltivata esistente. In un comunicato stampa diffuso lo scorso settembre, i produttori di patate dell'Europa nordoccidentale (NEPG) hanno espresso la loro preoccupazione per il calo dei prezzi che, secondo loro, non coprono più i costi di produzione.
  • La carenza di cereali, principalmente frumento e mais, causata dalla guerra in Ucraina, spinge i mulini ad aumentare notevolmente i prezzi agli agricoltori, creando una seria concorrenza con la coltivazione delle patate, che comporta rischi e costi decisamente maggiori (coltivazione, prevenzione delle malattie, stoccaggio in magazzini a temperatura controllata).
  • Gli antigermoglianti tradizionali hanno i loro limiti e le alternative non sono altrettanto efficaci quanto i prodotti contenenti clorpropham, con conseguenti maggiori problemi di efficienza di stoccaggio.
  • L'accesso all'acqua irrigua è diventato un collo di bottiglia, poiché i governi danno priorità ai problemi sociali rispetto ai bisogni del settore agricolo. L’acqua è diventata un fattore economico.

Nonostante tutte queste preoccupazioni in termini di produzione, i trasformatori di patate dell'Ue continuano a detenere un’ampia quota di mercato a livello globale e, secondo Abdelhay, la domanda di patate fritte aumenta ogni anno, man mano che aumentano i prezzi. "Le esportazioni di patatine fritte e chips, che rientrano nel codice doganale HS200520, sono aumentate del 4,0% rispetto allo scorso anno. I tre principali fornitori - Paesi Bassi, Belgio e Stati Uniti - hanno visto le loro esportazioni aumentare nel corso dell'anno. Ciò significa che per qualsiasi trasformatore di patate, il successo dipende dall'approvvigionamento di materie prime sostenibili e di buona qualità".

È in questo contesto che l’Egitto si è distinto come fonte affidabile di abbondanti volumi di alta qualità. Spiega Abdelhay: "Per coprire il periodo da febbraio a maggio e al fine di garantire la sostenibilità ed evitare l'esaurimento delle scorte, molti trasformatori di patate dell'Ue hanno iniziato ad approvvigionarsi al di fuori della zona Ue. I Paesi il cui calendario di raccolta va da febbraio a maggio includono l'Egitto, Marocco, Arabia Saudita, Israele e alcune varietà precoci dalla Spagna. Tra tutte queste origini, l'Egitto è considerata la migliore opzione, con molti vantaggi comparativi".

Abdelhay spiega i punti di forza dell'origine egiziana: "L'Egitto ha dominato la fornitura all'Europa tra febbraio e maggio, un periodo difficile per i trasformatori. Le ragioni sono diverse: in primo luogo, la qualità delle patate egiziane è eccellente rispetto alle origini europee, soprattutto perché, per la facilità di lavaggio e la riduzione degli sprechi, le aziende di trasformazione preferiscono le patate egiziane coltivate su terreni sabbiosi. In secondo luogo, sono disponibili enormi quantità per l'esportazione, con la stagione della raccolta che va dal 1° gennaio alla fine di giugno, e sono in atto piani di espansione per i prossimi anni".

"Egitto e Ue hanno accordi commerciali che vengono rigorosamente applicati dal governo egiziano per garantire la migliore qualità possibile. Le esportazioni dall’Egitto verso i Paesi dell’Ue sono soggette a regole speciali: le patate devono essere coltivate in aree libere da parassiti, lavorate in impianti di imballaggio certificati ed essere esportate da un’azienda registrata. Infine, tutti questi vantaggi della produzione egiziana sono accompagnati da prezzi molto buoni per molte varietà".

Da parte sua, Arafa Group è uno dei principali produttori egiziani di patate da industria, con una produzione prevista di 200mila tonnellate nel 2024, secondo Abdelhay. "Inoltre, siamo un fornitore ufficiale di Pepsico Egypt, Arabia Saudita e Iraq, e siamo una delle società egiziane autorizzate ad esportare patate nei Paesi dell'Ue. Molte delle nostre varietà saranno disponibili per l'esportazione entro il 1° gennaio 2024. Abbiamo già firmato contratti di esportazione con gli impianti dell’Ue e stiamo negoziando con altri".

Per maggiori informazioni:
Yassen Abdelhay
Arafa for export and agriculture development
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