Riflessioni di Francesco Cera durante un convegno dell'Accademia dei Georgofili del Nord est

Mercati all'ingrosso, un ruolo strategico da non abbandonare

Quali agricoltura e alimentazione avremo nel prossimo futuro? Una domanda non facile, che si sono posti gli Accademici dei Georgofili-Sezione nord est Italia, guidati dal presidente Giuliano Mosca già docente dell'Università di Padova (Scienze agrarie).

Tra gli Accademici, relatore al convegno é stato Francesco Cera, direttore generale del mercato Maap di Padova, il quale ha portato la testimonianza del primo mercato all'ingrosso nazionale per export in un settore, per la verità, più orientato allo sviluppo di temi legati alla produzione, ma che sono strettamente interconnessi con i mercati all'ingrosso, "hub di collegamento tra produzione e presidio per la commercializzazione di ortofrutta" (titolo, peraltro, della relazione svolta).

"Ecco Alcune riflessioni e considerazioni che mi sento di fare - esordisce Cera - dopo aver appreso importanti informazioni da colleghi accademici in questo webinar, utili a conoscersi anche per il nostro mondo. Tre domande da porsi in primis: quanto, come e dove produrre in futuro? Le sfide dei prossimi decenni sono enormi. Nel 2050, dagli attuali 8 saremo in 10 miliardi, sulla terra, e ciò implica che produrre cibo per tutti sarà sempre più difficile. E questo con una disponibilità di suolo pro capite in Italia che era di 3.800 mq nel 1970 e nel 2050 sarà di soli 1.500 mq; nel nostro Paese si perdono 20 ha/ giorno di terreno fertile, 7.000 ettari in totale solo lo scorso anno. Un dato drammatico, che ci renderà sempre più dipendenti dalle importazioni estere: pensiamo solo ai nostri storici competitors Spagna e Turchia, ma anche Albania".

In Italia si parla di recuperare ora al minimo 300.000 ettari di suolo, liberandoli dal set aside; ma non basteranno e saranno terreni di non elevata qualità.

"Con i vincoli del nuovo programma europeo Farm to Fork, poi, si dovrà produrre di più, ma riducendo di molto l'uso di fertilizzanti e fitofarmaci e la cosa non é per niente facile. La FAO stima che nel 2050 servirà il 70% di alimenti in più, soprattutto cereali e proteine, ma anche ortofrutta".

"Per questi motivi, la SIA (Società italiana di agronomia) parla di una sorta di "intensificazione sostenibile" dell'agricoltura, in quanto pur avendo come obiettivo, secondo il quadro Farm to Fork, di avere in Italia almeno il 25% di coltivazioni biologiche, servirà sempre e comunque una forte componente di colture condotte con metodi tradizionali, anche se dovranno certo essere meno impattanti verso l'ambiente".

Il tutto va calibrato con oltre 5.500.000 di italiani sotto la soglia di povertà, che non hanno disponibilità per prodotti troppo costosi e che dunque sono costretti ad adattarsi a una borsa della spesa sempre più leggera. "Negli Stati Uniti, il cibo costa il 50% in meno rispetto a noi perché hanno sviluppato molto gli Ogm e metodi di miglioramento genetico, ma con quale livello qualitativo"?

"Venendo al nostro settore, e in particolare ai mercati all'ingrosso, la visione futura deve riuscire ad andare oltre il momento contingente, superando il pessimismo e le disamine molto negative, dovute per esempio alla disamina dei costi abnormi della energia. La situazione, infatti, oggi la vediamo molto negativa sia perché l'incidenza media sul fatturato del costo energia per azienda grossista é passata dallo 0,5% al 2% circa - che è un incremento altissimo (si rischia di divorare tutte le marginalità se continua così) - sia perché, soprattutto, non si sa più quanto costi un'azienda, a causa di questa continua altalena di imprevedibilità dei costi energetici, che chissà per quanto ancora continuerà".

Guardando ai macrodati forniti dalla Accademia qualche positività, però, si può cogliere per il medio lungo periodo ovvero la sempre maggiore importanza della agricoltura nazionale e della distribuzione e commercializzazione per portare alimenti e commodities alla popolazione. E questo ci deve confortare".

E continua: "Ma questo implica una sempre maggiore sinergia tra mercati e produzione che devono "parlarsi" continuativamente e maggiormente per sviluppare meccanismi pro attivi e non passivi di gestione , sfruttando ad esempio le moltissime informazioni e dati statistici che i mercati all'ingrosso possono fornire e mi riferisco quindi, alla necessità di programmazione delle produzioni, individuandone gli areali migliori e le varietà più adatte, con un occhio sempre attento a ciò che il consumatore richiede e gradisce anche in termini di metodi produttivi " garantiti " che rispettano l'ambiente e la nostra salute".

Conclude il direttore: "Dei ponti importanti tra produzione e mercati sono già stati lanciati, ad esempio da Italmercati, la Rete nazionale dei centri agroalimentari all' ingrosso e su questo tema ovvero la integrazione produzione - distribuzione bisognerà sempre più lavorare per coniugare la produzione con un'alta efficienza logistica e distributiva, unico modo per sostenere e aumentare la catena del valore dei prodotti che commercializzeremo nei prossimi anni".


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