L'economista Gianluca Bagnara indica alcune priorità per il nuovo governo

"L'Italia è a rischio insicurezza alimentare"

L’Europa sappia guardare nel lungo periodo e non solo nell’immediato. Secondo Gianluca Bagnara, economista di Forlì, “Per riflettere sull’agenda che il nuovo Governo dovrebbe disegnare per il settore agroalimentare, dobbiamo tener presente alcuni scenari strategici. Prima di tutto, l’Italia è a rischio insicurezza alimentare in quanto dipende dall’estero per la maggior parte delle materie prime agricole. Il tessuto produttivo è in profonda trasformazione per l’effetto anagrafico: meno del 10% degli imprenditori agricoli ha meno di 40 anni. Questo significa che a breve oltre la metà delle imprese agricole italiane uscirà dal mercato”.

Lo stesso aspetto demografico è alla base del calo demografico, per cui si prospetta una calo dei consumi interni, aggravato poi delle attuali prospettive economiche. “Infine, vi è un aumento della domanda mondiale di prodotti agricoli sia nel mondo asiatico sia nei paesi in via di sviluppo”.

Gianluca Bagnara

E continua: “Alla luce di questi aspetti, si può tracciare una prima agenda delle politiche agricole: politica di coerenza attraverso un coordinamento fra i diversi Ministeri. L’azienda agricola è il punto di incrocio di politiche e procedure amministrative diverse (sviluppo rurale, sanità, ambiente, pianificazione territoriale,…) che nascono separatamente dalle istituzioni e ricadono in modo conflittuale sull’impresa agricola”.

“Occorre poi potenziare il sostegno alle filiere sia come incentivazione sia come accesso al credito, con la messa a punto di una valutazione del merito creditizio di filiera. Inoltre, se dobbiamo recuperare autonomia alimentare, è necessario sostenere processi di internazionalizzazione delle stesse filiere verso territori esteri: cioè passare dall’obiettivo di esportazione di prodotti finiti all’estensione delle filiere integrate”.

Conclude Bagnara: “Sul fronte innovazione, occorre sostenere il collegamento fra ricerca e sperimentazione nelle aziende agricole (on-farm-experimentation). In Italia abbiamo eccellenze nella ricerca, ma si è indebolita la sperimentazione sul territorio e l’applicazione nell’impresa. Serve infine promozione dell’agroalimentare italiano nel mondo come patrimonio culturale del nostro Paese”.


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