L'impegno per valutare l’adozione di un ‘Piano strategico nazionale'

Settore patate, per il governo prove tecniche di interessamento

Nell’ambito del Dl Aiuti, il Governo Draghi ha assunto l’impegno a valutare l’adozione di un ‘Piano strategico nazionale per il settore pataticolo’ che permetta al comparto di rafforzarsi e potenziarsi, così da superare le difficoltà che attraversa da anni e vocandosi, in maniera maggiore, alla sostenibilità ambientale, economica e sociale”. Lo rende noto il deputato Giuseppe L’Abbate, autore dell’ordine del giorno approvato alla Camera.

“La coltivazione della patata è, dopo il pomodoro, la principale produzione orticola nazionale – prosegue – Ciò nonostante, annualmente, si assiste ad un decremento delle superfici dedicate che costringe gli operatori a ricorrere all’importazione di prodotto estero, anche extra europeo, per soddisfare il fabbisogno italiano, con minori garanzie in termini di origine, tracciabilità e sicurezza alimentare per il consumatore”.

“Diffusa capillarmente nel Paese, inclusi gli ambienti pedoclimatici più complessi dove non esistono valide alternative colturali – aggiunge L’Abbate – la coltivazione della patata sconta elevati costi di produzione che, a seconda degli areali, si aggirano sui 12mila euro ad ettaro. La filiera è in grado di generare un indotto che contribuisce alla creazione di posti di lavoro, anche nelle aree economicamente più svantaggiate del Paese, seppur nell’ultimo decennio non abbia beneficiato di alcuna forma di contributo o sostegno pubblico”.

“Si tratta di una coltura su cui si è già provveduto a ridurre l’impiego di mezzi chimici, allineandosi agli obiettivi previsti dalla nuova Politica Agricola Comune per una agricoltura sempre più sostenibile”.

Roberto Chiesa, direttore commerciale della ditta F.lli Romagnoli, su LinkedIn ha commentato così la notizia: "Alla buon'ora! In 20 anni sono stati persi oltre 25.000 ettari (-35%), non solo per le criticità del comparto produttivo, ma anche per l'opportunismo di parte del sistema commerciale e distributivo non disposto a riconosce il giusto valore al prodotto, che strumentalmente ed erroneamente viene considerato una commodity. Ma la patata non ha più i requisiti di commodity, considerata l'incidenza delle PLV e delle referenze Alto di Gamma".


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