Cajamar studia la coltivazione in serra del frutto della passione

La Fondazione Cajamar ha condotto uno studio sul frutto della passione, noto anche come maracuya, per mettere a disposizione dei produttori un'analisi della fattibilità e della realtà produttiva di una coltura alternativa.

Juan Jose Hueso, ricercatore di frutticoltura presso la Fondazione Cajamar, ha parlato dei progressi compiuti presso la stazione sperimentale di Las Palmerillas, nei trial portati avanti su diverse specie del genere Passiflora. Tra giugno e settembre 2019, è stata allestita presso la stazione sperimentale una piantagione con sei specie della famiglia Passiflora in una serra a più campate e con sistema a vite e a traliccio.

Le sei specie testate sono state: granadilla (P. lingularis), Cerrado Ruby (P. edulis), frutto della passione giallo (P. edulis f. flavicarpa), frutto della passione dolce (P. alata), Gulupa (Passiflora edulis f. edulis), e frutto della passione viola ibrido (P. edulis f. edulis x colvilli).

I risultati dello studio, pubblicati su Plataforma Tierra, riportano che coltivare il raccolto in serra favorisce un'entrata in produzione più veloce, migliorandone le rese e la qualità, come nel caso della pitaya o del mango.

"Queste specie sono caratterizzate dal rapido ingresso in produzione (5-8 mesi dopo il trapianto) e possono produrre da 15 a 50 o 60 tonnellate per ettaro all'anno. Per la sua coltivazione, vengono utilizzati sistemi come i pergolati o la vite, tipo quelli utilizzati per l'uva da tavola".

Secondo lo studio, l’ibrido del frutto della passione viola (P. edulis x colvillii), che ha prodotto frutti di media pezzatura e di ottima qualità, è la specie più produttiva nella coltivazione in serra. Inoltre, si adatta meglio anche alla coltivazione a traliccio. Hueso sottolinea che, dopo il trapianto effettuato a settembre 2019, il frutto ha avuto una crescita e uno sviluppo molto rapidi e che potrebbe raggiungere raccolti di quasi 60 t/ha in poco più di due anni. "Il 70-80% dei frutti ha un peso superiore agli 80 grammi, con un contenuto di solidi solubili totali compreso tra 16 e 18 gradi Brix".

Nelle principali aree di produzione, le piantagioni hanno una vita utile breve a causa dell'elevata pressione di parassiti e malattie, ha affermato Hueso. "Nella serra, alle nostre condizioni, abbiamo avuto qualche danno da tripidi, ma sono stati gestiti con il controllo biologico. Abbiamo introdotto periodicamente nelle serre gli alveari di bombi, per scopi di impollinazione".

Questo primo ampio e prolifico approccio a queste sei varietà entrerà ora in una seconda fase, durante la quale i ricercatori lavoreranno per ottimizzare il sistema di produzione, la gestione e il controllo del clima, il fabbisogno di acqua e nutrienti, la potatura e i metodi di raccolta.

Fonte: diariodealmeria.es  


Data di pubblicazione:



Ricevi gratuitamente la newsletter giornaliera nella tua email | Clicca qui


Altre notizie relative a questo settore:


Iscriviti alla nostra newsletter giornaliera e tieniti aggiornato sulle ultime notizie!

Iscriviti Sono già iscritto