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L'avvocato Gualtiero Roveda non usa mezzi termini

Legge contro le Pratiche sleali: servono buoni funzionari per farla funzionare

E' stato approvato in Consiglio dei Ministri lo schema di decreto legislativo che vieta le pratiche sleali nei rapporti commerciali della filiera agroalimentare e introduce un livello minimo di tutela comune a tutta l'Unione europea. Il decreto è stato accolto con grande favore dalle organizzazioni sindacali, in quanto è considerato un passo avanti significativo per contrastare le speculazioni nel settore e per riequilibrare i rapporti commerciali tra tutti i soggetti della filiera agroalimentare. Commentiamo il provvedimento con l'avvocato Gualtiero Roveda consulente di Fruitimprese.

FreshPlaza (FP): Per l'ortofrutta fresca, su 100 euro spesi dal consumatore al supermercato, secondo la recente indagine di Cia-Agricoltori italiani, al produttore rimangono in tasca tra i 6 e gli 8 euro netti. Ancora meno nel caso dei prodotti trasformati, dove il margine in campo all'agricoltore è intorno ai 2 euro. L'attesa disciplina contro le pratiche sleali sarà in grado di rendere più equo il comparto?
Gualtiero Roveda (GR): Il fenomeno delle pratiche sleali, a livello europeo, secondo i rilevamenti della società di consulenza londinese Europe Economics causa danni al settore per una cifra tra i 30 e i 40 miliardi di euro. Nel nostro Paese, norme per contrastarlo già c'erano. Otto Von Bismarck, soprannominato il Cancelliere di Ferro ammoniva: "Con cattive leggi e buoni funzionari, si può pur sempre governare. Ma con cattivi funzionari, le buone leggi non servono a niente". Ad oggi abbiamo avuto pessimi funzionari. Speriamo nel futuro.

L'avvocato Gualtiero Roveda

FP: Per quale ragione le norme per contrastare le distorsioni determinate dallo squilibrio contrattuale non hanno avuto effetto sul sistema?
GR: La causa è da ricondurre a incertezze interpretative della normativa, accentuate dalla lettura 'da professori di professori di filosofia' che ne hanno dato il Mipaaf, il Mise e l'AGCM. La conseguenza è stata che, salvo sporadiche eccezioni, non ci sono state né denunce, né controlli. Le ragioni che giustificano la mancanza di denunce da parte di operatori, vessati da pratiche negoziali inique, sono di immediata evidenza e si sostanziano nel timore di subire ritorsioni commerciali. La mancanza di controlli non ha, invece, apprezzabili giustificazioni. E' necessario che questi siano frequenti e promossi per lo più d'ufficio, al fine di disincentivare le condotte scorrette.

FP: La designazione dell'ICQRF quale autorità nazionale di contrasto deputata all'attività di vigilanza sulle relazioni commerciali e sui divieti stabiliti dalla direttiva fa ben sperare.
GR: Assolutamente sì. E' una struttura che ha conoscenza specifica dei rapporti negoziali all'interno della filiera. Potrà anche avvalersi del supporto del Comando per la tutela agroalimentare dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

FP: Il decreto ha recepito fedelmente la Direttiva UE?
GR: In complesso appare migliorativo. Le tipologie di pratiche sleali, così come formulate nel testo europeo, risultavano di stretta interpretazione, in ragione del loro carattere eccezionale rispetto al principio della libertà contrattuale. Non potevano, pertanto, essere sanzionate condotte sleali che non rientravano tra quelle tipizzate. Fortunatamente, il legislatore ha mantenuto la clausola generale definitoria, già prevista dall'art. 62 del d.l. 1/2012, che consente all'Autorità di controllo di reagire efficacemente a condotte contrarie a correttezza e buona fede, anche se non espressamente previste dal testo normativo. E', infatti, considerata "pratica sleale" ogni condotta commerciale "che risulti tale anche tenendo conto del complesso delle relazioni commerciali che caratterizzano le condizioni di approvvigionamento".

FP: Una maggiore equità del sistema darebbe ossigeno a un comparto che rischia di soffocare a causa dell'impennata dei costi di produzione?
GR: E' ciò che si spera! Le relazioni nell'ambito della filiera devono essere più eque ed efficienti per rispondere alle prossime sfide economiche e ambientali legate al Green Deal europeo, che richiedono sempre maggiori standard di sostenibilità. E' interesse dell'intera collettività che le imprese agricole e quelle di condizionamento abbiano i mezzi necessari per partecipare al progetto europeo per una crescita sostenibile e inclusiva.


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