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Abate (Gruppo Misto): gli agrumi italiani sono poco tutelati

Riceviamo e pubblichiamo da parte della Senatrice Rosa Silvana Abate (Gruppo Misto), Capogruppo Commissione "Questioni regionali" e Capogruppo Commissione "Agricoltura", quanto segue:

La crisi agrumicola dei Paesi Europei, in primis dell'Italia, si è acuita ancor di più da quando l'Unione europea ha firmato l'Accordo di partenariato economico con gli Stati della Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe-Sadc (Sudafrica, Botswana, Lesotho, Namibia, Swaziland e Mozambico) nel 2016. A distanza di cinque anni, nelle prossime settimane, questo accordo che si è dimostrato molto negativo per il mercato agrumicolo europeo sarà ridiscusso. 

Come avevo segnalato nella mia risoluzione dell'Affare assegnato (il numero 148) sulle misure per risolvere la Crisi Agrumicola che ho richiesto in Commissione Agricoltura ed è stato approvato nei mesi scorsi, al secondo posto dei fornitori dell'Italia troviamo il Sudafrica che, proprio grazie agli accordi commerciali con l'Ue, sta incrementando le spedizioni dei suoi agrumi in Europa e in Italia. 

La Senatrice Rosa Silvana Abate

I dati Ismea ci dicono che parliamo di circa 37milioni di tonnellate di prodotto per un importo di 32milioni di euro, il 19% del totale (gli ultimi dati di Ismea sono della campagna 2019/2020). 

Il Sudafrica di recente ha anche aumentato il suo potenziale produttivo e ha esteso il periodo di produzione: una situazione che mette a rischio l'intero mercato degli agrumi anche in virtù della posizione che occupa nell'emisfero australe.

Non solo: c'è un altro problema. Dalla firma dell'accordo sono stati rilevati numerosi parassiti negli agrumi arrivati con le importazioni sudafricane. Il settore delle arance è preoccupato per l'arrivo di agrumi che nascondono la cocciniglia farinosa (Thaumatotibia leucotreta o Falsa Cydia) mentre il settore dei limoni teme il fungo che causa la macchia nera degli agrumi (Citrus Black spot). Parassiti che potrebbero entrare nel continente dal Sudafrica e colpire le zone di produzione europee distruggendo interi raccolti.

Sembra evidente come il Paese africano offra poche garanzie ai Paesi europei dal punto di vista delle conseguenze fitosanitarie per la salute delle piante dell'agrumicoltura europea. Mentre le aziende UE devono rispettare l'esigente modello di produzione comunitario sostenendo alti costi. Condizioni commerciali, dunque, per i Paesi del Sudafrica molto vantaggiosi ma che, nella guerra dei prezzi in atto, penalizzano e molto le aziende italiane ed europee. 

La Spagna, infatti, in vista della riunione per il rinnovo del suddetto accordo, ha chiesto all'Europa di considerare gli agrumi un prodotto "sensibile" perché è in gioco il futuro, soprattutto, di tutto il settore agrumicolo valenciano. Visto che l'Europa ha l'ultima parola e, proprio in virtù di questo, i rappresentanti del Ministero dell'Agricoltura, le organizzazioni agricole, le cooperative agroalimentari, Intercitrus e il Comitato di gestione degli agrumi della Spagna si recheranno a Bruxelles per fare pressione sull'UE. 

E l'Italia cosa fa e come si sta muovendo? Il Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli sta seguendo la questione? C'è uno strano silenzio sulla questione: spero che il Ministro Patuanelli e tutto il Governo prendano posizione su quanto sta accadendo e affianchino la Spagna nella battaglia esortando la Commissione europea e il resto delle istituzioni dell'Unione a promuovere la revisione dell'accordo e ad analizzare in profondità il suo impatto commerciale affinché non ci siano ulteriori concessioni a Paesi terzi extra-UE.

Auspico anche che si approfondiscano le conseguenze fitosanitarie per il settore agrumicolo europeo. Nell'Italia che dovrà riprendersi dagli effetti negativi dovuti alla pandemia bisogna puntare sull'agricoltura tutelandola in tutte le opportune sedi e tutelando, soprattutto, le piccole e medie imprese, vero polmone produttivo del Paese. E' questa la strada da seguire e non quella che, invece, sta portando avanti il Governo italiano e che sta favorendo soltanto i grandi gruppi imprenditoriali.


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