L'opinione dell'avvocato Gualtiero Roveda, consulente di Fruitimprese

Frutta estiva: le ragioni di una crisi strutturale

Stagione di crisi per la frutta estiva, tanto per cambiare. Prezzi spesso al di sotto dei costi di produzione, riunioni ministeriali convocate d'urgenza per affrontare la crisi, appelli del Tavolo ortofrutticolo romagnolo, denunce degli Operatori. Per fortuna, un caldo record ha perlomeno assecondato i consumi. Chiediamo un giudizio sulla campagna all'avvocato Gualtiero Roveda che può valutare la situazione dall'osservatorio privilegiato di Fruitimprese.

FreshPlaza (FP): Anche quest'anno è arrivata puntuale la crisi delle drupacee.
Gualtiero Roveda (GR):
Spiace ammetterlo, ma la crisi dei prezzi di pesche e nettarine è strutturale. L'accresciuta capacità produttiva ha fatto perdere valore alle merci che, per essere vendute, devono essere cedute a prezzi decrescenti.

Si deve anche considerare che pesche e nettarine devono fare i conti con la concorrenza di molti prodotti che un tempo non esistevano nello stesso periodo: uva da tavola, berries, frutta esotica, mele, pere Abate cilene o sudafricane. Si deve prendere atto che l'eccesso di offerta non è un fatto eccezionale, ormai, bensì ordinario.

La circostanza è aggravata dal fatto che il tutto avviene in un mercato caratterizzato da squilibri significativi tra domanda e offerta a causa della forte dispersione di quest'ultima. E' infatti noto, come ha rilevato qualche tempo fa la stessa AGCM (ndr: Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), che uno dei principali elementi di problematicità dell'attuale assetto strutturale e organizzativo del settore agricolo nazionale è rappresentato dall'elevata frammentazione dell'offerta, che ostacola l'efficiente collocamento dei prodotti sul mercato, soprattutto laddove gli acquirenti operano invece su mercati maggiormente concentrati e organizzati.

FP: In questo scenario negativo basta un qualsiasi perturbamento di mercato per far crollare i prezzi...

GR: E' così. Le esportazioni hanno sofferto le limitazioni imposte dall'embargo russo, dalle restrizioni fitosanitarie introdotte dall'Unione doganale euroasiatica, dalla concorrenza turca che beneficia di costi di produzione inferiori a quelli europei e dall'instabilità dei mercati del Nord Africa. Il mercato interno è stato, invece, penalizzato dalla presenza aggressiva dei prodotti spagnoli.



FP: La crisi era prevedibile?
GR:
Direi di sì. Nonostante i discorsi di circostanza sulla crisi del settore, che sentiamo ripetere dagli anni '90 del secolo scorso, il nostro Paese naviga ancora a vista in mezzo agli scogli. Nell'era dell'informatizzazione, non esiste in Italia un catasto ortofrutticolo. Come potrà mai essere elaborata una strategia nazionale se non si hanno dati sulle colture, sulle superfici, sulla produzione? E, senza una strategia, potrà mai essere effettuata programmazione? Ad ogni modo, se può essere di conforto, non solo non si hanno i dati di produzione, ma neppure quelli relativi ai consumi. Chi si occupa di agricoltura conosce bene questa disarmante realtà, ma chi non segue il comparto, vi assicuro, stenta a crederci.

FP: Come se ne esce?
GR:
I cambiamenti sono avvenuti in maniera lenta e non hanno suscitato nel sistema nessuna reazione degna di nota. Ora occorre una netta sterzata, prima che sia troppo tardi.

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