Focus su alcune specie frutticole

Lo stato dell'arte della frutticoltura

Le ultime analisi relative alla situazione produttiva, non tanto in termini di rendimenti medi, ma di capacità potenziale attuale e nel prossimo breve periodo, relativamente alle divere specie frutticole, mostrano dinamiche che tendono a risultare differenti tra loro ma che in genere evidenziano peculiarità imputabili ai singoli areali di coltivazione. 

Il denominatore comune a livello nazionale per pesche, percoche e nettarine è rappresentato da un tasso di rinnovo molto limitato a causa della bassa entità dei nuovi impianti messi a dimora lungo tutta la penisola. Se questo andamento non è affatto una novità nel settentrione, di recente ciò lo si nota anche in molteplici bacini produttivi più a sud. Nelle regioni meridionali dove, fino a un po' di tempo fa, le superfici sembravano rimanere pressoché costanti, grazie al buon equilibrio tra abbattimenti e nuovi investimenti, da qualche anno evidenziano una vistosa diminuzione del rinnovo. Solo la Regione Puglia, nei prossimi anni, potrebbe aumentare la superficie investita, ma in modo molto più lento rispetto al passato. 

Le proiezioni delle superfici produttive per i prossimi anni sono, per queste ragioni, molto peggiorative in particolare per le pesche (ulteriore perdita di almeno il 20% delle superfici produttive nel prossimo triennio) mentre le nettarine vedono prospettive migliori rispetto alle pesche, ma comunque in diminuzione (calo di superficie atteso attorno al -15% sul piano nazionale nel prossimo triennio rispetto alla potenzialità attualmente presente). Anche le percoche, che in Emilia-Romagna fino qualche anno fa avevano visto un rinnovo varietale positivo, sono recentemente ritornate su prospettive non certo rosee. Il principale problema della specie, lungo tutta la penisola, rimane la mancanza di nuovi investimenti.

La contrazione delle superfici è rilevabile di recente anche a livello europeo, dopo anni di ascesa, in Spagna le superfici hanno iniziato a flettere, in particolare nelle regioni medio-tardive.

Permane al contrario una netta differenziazione negli andamenti e negli orientamenti produttivi tra le regioni del nord e quelle del sud Italia relativamente all'actinidia. Nel settentrione anno dopo anno tende a calare la produttività per effetto del dilagare della moria che ha compromesso negli anni recenti migliaia di ettari. Marcata è inoltre la divergenza delle prospettive tra kiwi a polpa verde che tende a diminuire in favore di quello a polpa gialla.

Queste diversità si trasmettono inevitabilmente anche sull'età media degli impianti che risulta totalmente differente, con una spiccata predominanza di investimenti giovani al sud e un più marcato invecchiamento nel nord. Le proiezioni nel breve periodo sono di difficile valutazione a causa dell'imprevedibilità dell'impatto della moria, che nel corso del 2020 ha evidenziato una rapida e preoccupante diffusione anche nella Regione Lazio. Preoccupante inoltre la progressiva implementazione dell'offerta e della competitività del prodotto greco. 

Come per le specie precedenti, anche nel pero appare evidente una netta diminuzione delle superfici messe a dimora nel corso degli anni. Tra i nuovi impianti i frutticoltori emiliano-romagnoli privilegiano ancora Abate Fetel ma in misura nettamente inferiore rispetto al passato. Segnali positivi parallelamente si notano per William che in futuro potrebbe assumere maggiore importanza. Le proiezioni a breve termine a livello di specie permangono di segno negativo, correlato in primis alla diminuzione attesa per Abate e naturalmente per Conference, Kaiser e Decana. Risultano appena positive ma, di relativa importanza, le prospettive per Max Red Bartlett, Santa Maria e Carmen. Nelle altre regioni produttive emerge una flessione degli investimenti anche in Veneto e Lombardia, più stabili il Friuli e il Piemonte e in ascesa Campania e Sicilia.

Nel complesso nazionale è attesa una contrazione delle superfici produttive nel prossimo triennio di almeno 5-7 punti percentuali rispetto alla consistenza attuale. Nel panorama europeo l'Italia attualmente conserva e dovrebbe confermarsi nel breve termine, il ruolo di leader tra i produttori europei ma sul piano commerciale si inasprisce la competizione sui mercati soprattutto con la crescente offerta di pere del Benelux.

L'albicocco, in particolare in Emilia-Romagna è una specie che ha vissuto un'ascesa veloce in termini di superfici ed ha visto un progressivo allargamento della raccolta e conseguentemente della commercializzazione. Questo trend positivo si intravede anche negli altri bacini di produzione del nostro Paese, seppur con alcune sfaccettature: accentuato l'aumento della Puglia, più concentrata sulle primizie la Basilicata, più variegata la Campania tra tradizione e innovazione.

Nel complesso della specie, le superfici nuove, tuttavia, segnano una battuta d'arresto rispetto agli ultimi anni (in primis Emilia-Romagna e Basilicata) e ciò dovrebbe comportare, nel prossimo triennio, ad una potenzialità più costante, dopo annate caratterizzate da progressivi rialzi. Anche gli altri Paesi europei negli anni recenti non stanno certamente operando in modo differente rispetto all'Italia, privilegiando il prodotto per il mercato fresco a scapito dell'industria e espandendo il proprio potenziale produttivo; l'interesse sull'albicocco è vivo anche negli altri competitor anche per le difficoltà che tendono a susseguirsi nella commercializzazione di pesche e nettarine.

Positive per il susino le proiezioni per il breve termine che continuano a confermare una lievissima ascesa delle superfici in piena produzione sia in Emilia-Romagna che nelle regioni meridionali come ad esempio Campania e Basilicata. Questo andamento è facilitato dai nuovi investimenti che si mantengono su buoni livelli. Più costante grazie ad un equilibrio tra abbattimenti e nuovi investimenti, il potenziale previsto nel prossimo triennio in Piemonte e Lazio. A livello nazionale le superfici produttive delle susine potrebbero salire di qualche punto percentuale nei prossimi tre anni.

Fonte: CSO Italy per FreshPlaza.IT


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