Brexit e IG italiane: una delle sfide guardando al futuro prossimo

Il No Deal, ossia l'uscita del Regno Unito dall'Ue senza accordo, è stato ancora una volta scongiurato, dopo l'ennesimo buco nell'acqua di domenica 13 dicembre 2020. E' possibile quindi che le trattative proseguiranno fino all'ultimo minuto utile.

"Il Regno Unito è il quarto Paese in termini di importazione di prodotti agroalimentari italiani, ma è una nazione ancora più rilevante per quanto riguarda le indicazioni geografiche-IG. L'export agroalimentare complessivo verso il Regno Unito pesa il 7,7%. L'export di prodotti con indicazione geografica è pari a quasi un miliardo di euro, ossia circa l'11% dell'export totale IG". Così Fabio Del Bravo di Ismea, uno degli autori del XVIII Rapporto Ismea-Qualivita, l'indagine socio-economica del comparto italiano agroalimentare e vitivinicolo Dop/Igp.

Tra le prime 10 indicazioni geografiche, risultano anche le mele altoatesine e le arance rosse di Sicilia. 


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Negli ultimi 10 anni si è registrata, in generale, una crescita decisa della produzione e dell'export delle IG (food+vino): la prima è cresciuta del 46% e il secondo dell'83%. "Una crescita che definirei incontrovertibile, perché il processo non ha avuto tentennamenti ed è stato più dinamico del totale agroalimentare", spiega Del Bravo.

"Le due linee (si vedano grafici sotto, ndr) tendono a divaricarsi sempre più, tanto da portare il peso IG sul valore della produzione agroalimentare totale dal 15 al 19% in 10 anni e il peso delle indicazioni geografiche sull'export dal 19 al 21%, sempre nello stesso periodo di tempo", continua il responsabile Ismea.


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Una crescita che, dal 2010 al 2019, risulta anche multidimensionale perché è avvenuta per l'incremento del numero di riconoscimenti (+172%), perché tra i nuovi si sono aggiunti grandi prodotti e questi hanno continuato a crescere. Infine, perché sono cresciuti anche i prodotti piccoli e medi e, in generale, hanno fatto registrare un rialzo tutti i segmenti. Il valore alla produzione 2019 per l'ortofrutta, ad esempio, è cresciuto del 3%. 

"I territori individuano nel riconoscimento dell'indicazione geografica una leva di promozione economica, sociale e territoriale. La crescita del valore alla produzione delle prime 10 IG del food in 10 anni è stata di quasi 1,5 miliardi di euro, ossia del 31%. E' anche vero che la crisi legata al coronavirus nel 2020 ha trasformato improvvisamente i punti di forza della crescita nel periodo 2010-2019 in punti di debolezza. Si pensi ad esempio all'export e al forte legame con il canale Horeca a livello nazionale e internazionale o ai flussi turistici", conclude il responsabile Ismea.


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