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Percentuale di venduto, al 1 novembre, in linea con gli anni precedenti

Pere: l'Italia rappresenta il 28 per cento del totale Ue nel 2020

Nel periodo 2000-2018, la produzione di pere in Italia ha registrato una progressiva tendenza alla diminuzione. Due annate successive, quelle del 2019 e del 2020, disastrose per la pomacea italiana per via della cimice asiatica e della maculatura bruna. Nel 2020, la quota dell'Italia rispetto al totale Ue è risalita al 28%.

A un anno dalla prossima edizione di Futurpera, che si terrà dal 2 al 4 dicembre 2021, il comparto italiano ha voluto approfondire problematiche e prospettive per la produzione e la commercializzazione (ma non solo) delle pere.


A sinistra Paolo Bruni, presidente CSO Italy, che ha introdotto e moderato l'evento; a destra Stefano Calderoni, presidente Futurpera.

E' stato perciò organizzato un convegno, lo scorso 28 novembre, dalla stessa Futurpera, da Ferrara Fiere Congressi, OI Pera e CSO Italy con il supporto del Comune di Ferrara insieme a Opera, Origine Group, Banca di Credito Cooperativo di Ravenna Forlì e Imola, BPER Banca, Agrofarma.

Elisa Macchi, direttore di CSO Italy, ha sottolineato come fino a qualche anno fa, l'Italia fosse capace di produrre oltre 950mila tonnellate di pere. "Negli ultimi anni, il nostro potenziale produttivo è fermo a 730mila tonnellate. Ciò è dovuto a un calo abbastanza importante delle superfici. Se all'inizio degli anni 2000, in Italia, si contavano circa 42.000 ettari di superfici a pere in piena produzione, oggi siamo al di sotto dei 30.000 ettari".


Fonte: CSO Italy - Clicca qui per un ingrandimento del grafico.

Il 2019 è stato l'anno più critico, per le pere. "Si è toccato un minimo storico di 363mila tonnellate. Le cause vanno ricercate nei problemi climatici, nelle scarse fioriture, nell'allegagione non ottimale, però i danni maggiori si addebitano alla cimice asiatica e alla maculatura bruna. Danni ingenti che hanno interessato tutti i grandi bacini produttivi del nord Italia, non solo l'Emilia-Romagna".

Le conseguenze a livello economico non hanno toccato solo la produzione, ma tutto l'indotto, secondo Macchi. "Nel 2019, in Emilia-Romagna, il danno complessivo è stato stimato in oltre 200 milioni di euro e nel nord Italia in quasi 270 milioni di euro. Considerando la PLV e i costi di produzione elevati, per gli agricoltori emiliano-romagnoli che hanno coltivato pere Abate è stato calcolato un disavanzo di 8.600 euro per ettaro".

Fonte: CSO Italy - Clicca qui per un ingrandimento del grafico.

Dopo un'orribile campagna 2019, si sperava in una stagione 2020 più positiva, che potesse risollevare le sorti del comparto. "Al calcolo del consuntivo pere di quest'anno, si è registrato un dato di circa 610mila tonnellate, sicuramente superiore all'anno precedente, ma ancora inferiore del 16% rispetto alla media 2015-2018. Questo calo è determinato dalla diminuzione dell'1% delle superfici nazionali dedicate a pere, in una sola annata. In Emilia-Romagna, la flessione è stata anche del 2-3%", continua Macchi.

Tra fine marzo e inizi aprile del 2020 si sono registrate delle gelate, con conseguenze negative, in termini di qualità e non in quantità, soprattutto sulle varietà estive. "Problemi evidenti si sono registrati in Emilia-Romagna, soprattutto su Abate Fetel, dove marciume calicino e maculatura bruna hanno comportato una marcata riduzione del prodotto raccolto e della qualità complessiva".


Fonte: CSO Italy - Clicca qui per un ingrandimento del grafico

La prima previsione per il 2020, in Emilia-Romagna, dava i quantitativi su circa 464mila tonnellate, ridimensionati al di sotto delle 400mila tonnellate, soprattutto per le problematiche relative ad Abate Fetel. 

Il problema del marciume calicino ha ridotto sicuramente i volumi, ma ha anche avuto ripercussioni sulla qualità dei frutti, in particolare Abate Fetel. "Mediamente,se guardiamo alle annate precedenti - spiega Macchi - oltre il 60% dei conferimenti di pere Abate riguarda la I qualità. Nel 2019, questa percentuale si è fermata al 49% del totale e nel 2020 a poco oltre il 50%. Anche questo porta, di conseguenza, problemi economici per i produttori, in quanto il prodotto da immettere sul mercato risulta più difficile da valorizzare, essendoci meno frutti di I qualità".

Anche per il 2020 è stato calcolato il danno economico derivante da queste problematiche. "Se guardiamo alla sola varietà Abate Fetel raccolta in Emilia-Romagna, il danno alla produzione (per perdita di prodotto e diminuzione qualitativa) e quello sull'indotto sono stati calcolati complessivamente nell'ordine di 85 milioni di euro".

Fonte: CSO Italy - Clicca qui per un ingrandimento del grafico.

Facendo sempre riferimento alla varietà Abate Fetel coltivata in Emilia-Romagna, anche nel 2020 è stato calcolato un disavanzo di 6.200 euro a ettaro, considerando gli attuali PLV e i costi di produzione.

"Non solo quindi non si ottiene reddito, ma la perdita diventa ancora più importante se associata al fatto che già nel 2019 se ne era registrata una. Sono perciò due anni consecutivi che gli agricoltori faticano", sottolinea Macchi.

Destoccaggio nazionale e andamento delle vendite
Ogni mese, il CSO monitora l'andamento delle vendite di pere, a livello nazionale e per la sola Emilia-Romagna. I dati, aggiornati al 1 novembre 2020, parlano di una percentuale di venduto sostanzialmente in linea con gli anni precedenti: il 39% del totale nella stagione 2020/21 contro il 41% della campagna precedente. La media del triennio 2016-2018 è stata del 39%.

Fonte: CSO Italy - Clicca qui per un ingrandimento del grafico.

"Nello specifico dell'Abate Fetel, al 1 novembre la percentuale di venduto era del 23%, appena inferiore rispetto al 25% della campagna precedente, ma in linea con il 22% della media del triennio 2016-2018. Dal punto di vista dello smaltimento e delle vendite, finora, non abbiamo riscontrato criticità", sottolinea Macchi. 

Panoramica europea
Il direttore del CSO Italy ha inoltre offerto una breve descrizione della produzione a livello europeo. "A oggi non sono ancora disponibili i dati del consuntivo 2020 degli altri Paesi. Quelli previsionali europei parlano di 2,2 milioni di tonnellate, in crescita dunque rispetto alla scorsa stagione ma al di sotto della media degli ultimi anni (-6%). Non siamo di fronte a una produzione eccedentaria, insomma".

Fonte: elaborazioni CSO Italy su dati Wapa - Clicca qui per un ingrandimento del grafico.

"In questa generale diminuzione produttiva - continua Macchi -pesa molto la situazione italiana. Se guardiamo alle due principali nazioni concorrenti, ossia Belgio e Paesi Bassi, queste mostrano una produzione in aumento. Il Belgio segna un 9% in più rispetto al 2019 e un 6% in più rispetto alla media 2015-2018, mentre i Paesi Bassi rimangono costanti rispetto allo scorso anno e segnano un +3% rispetto alla media 2015-2018".

Continua a flettere la produzione in Spagna ma, secondo il direttore di CSO Italy, in questo Paese la produzione di pere non risulta più interessante, mentre quest'anno il Portogallo, che registra sempre delle oscillazioni produttive, con il 21% in meno sul 2019 segna comunque un +7% rispetto alla media 2015-2018.

La quota dell'Italia rispetto al totale Ue fino al 2012 si attestava mediamente sul 35% del totale, ridimensionata al 30-31% nel periodo 2013-2018, per poi toccare il minimo del 19% nel deficitario 2019 e risalire nel 2020 al 28%.

Fonte: elaborazioni CSO Italy su dati Wapa - Clicca qui per un ingrandimento del grafico.

A livello varietale, nell'Ue la pera più coltivata è la Conference, con un 4% in più rispetto all'anno scorso, ma su valori medi del periodo. Segue la William, che registra un 24% in più sul 2019 e un 8% in meno sulla media 2015-2018.


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