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Bene le prime vendite di Apollo, il kaki Rojo Brillante prodotto nella Piana di Sibari

Dalla fine di ottobre è iniziata la commercializzazione di Apollo, il kaki Rojo Brillante prodotto nella Piana di Sibari (Calabria) dai soci della cooperativa Agrusib. 

Si tratta di un primo progetto di differenziazione varietale di circa 20 ettari, iniziato 4 anni fa, e che ha lo scopo di ampliare il paniere di prodotti offerti dalla cooperativa, nota maggiormente per i suoi agrumi. "Stiamo cercando di far conoscere il nostro prodotto e i primi riscontri sono positivi. La concorrenza spagnola si fa sentire, soprattutto in termini di calibro, ma il gusto del nostro kaki è molto apprezzato", dichiara Domenico Oriolo, presidente della Agrusib.

"Nei nostri areali, la cascola naturale nelle colture di kaki è limitata, perciò le piante hanno bisogno di diradamento manuale per far sì che i frutti si presentino di calibro adeguato (250-300 grammi). Le dimensioni non raggiungono però quelle del prodotto spagnolo e questo, inizialmente durante la fase di test di mercato, ha creato qualche perplessità. Sul sapore, però, nulla da eccepire. I costi di produzione del kaki, in ogni caso, non sono elevatissimi e l'obiettivo futuro è quello di arrivare a 50 ettari, per poi fermarsi e valutare il da farsi", dichiara Oriolo.

Il marchio commerciale Apollo non è stato scelto a caso. "Essendo un kaki coltivato alle pendici del Pollino, mitologicamente l'area ritenuta dimora di Apollo, la scelta è venuta da sé". Le vendite del kaki, tramite la Op Natura cui la Agrusib è associata, avvengono a livello nazionale, in particolare nei mercati meridionali, dove il frutto è maggiormente conosciuto. La campagna terminerà a dicembre.

Impianto di detannizzazione realizzato presso la Agrusib
L'interesse per il kaki fa parte di un trend in costante crescita negli ultimi anni. Si tratta infatti di un frutto che si differenzia dalle coltivazioni più tradizionali, ma che evidenzia ottime qualità organolettiche e di utilizzo, poiché si presenta compatto, facile da consumare, privo di semi e gustabile anche senza rimuovere la buccia.

Per i processi di detannizzazione e la realizzazione del proprio impianto, la cooperativa calabrese si è avvalsa dell'esperienza della SAIM di Fondi (LT), specializzata in tecnologie post-raccolta. 


A sinistra: porta di camera di detannizzazione 

"La detannizzazione è una tecnologia che permette di neutralizzare l'astringenza del frutto, andando ad agire sui tannini contenuti in esso. Si tratta di un processo breve, effettuato mediante erogazione di anidride carbonica, che permette di rendere insolubili i tannini e che non prevede l'utilizzo di sostanze chimiche - spiega Daniele Simonelli, communication developer di SAIM - Grazie alla detannizzazione, è possibile immettere sul mercato un prodotto consistente, con un'importante shelf life. In questo modo, si riscrivono le possibilità commerciali di un prodotto, come il kaki, ottenendo un miglioramento della vita del frutto e delle sue proprietà organolettiche".

"L'efficacia del trattamento deriva dalla corretta ed efficace applicazione tecnologica, risultante dal know-how accumulato per questo tipo di trattamento. Il rischio, in caso di inesperienza, è infatti quello di ottenere un prodotto non detannizzato (con il potenziale pericolo dell'utilizzo di CO2, che può provocare asfissia) o che presenti ulteriori problematiche quali sapore ancora astringente, macchie interne o danni da freddo".


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