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Una ricerca dell'Universita' di Catania (Di3A) e del Crea di Bologna

La micorrizazione nelle coltivazioni delle patate precoci in regime bio

Negli ultimi anni l'accresciuta sensibilità del mondo scientifico e dell'opinione pubblica nei confronti della salvaguardia ambientale e della salute del consumatore, hanno orientato la produzione agricola verso sistemi di gestione colturale sostenibile. Per tali motivi, oggigiorno, su scala globale, l'agricoltura biologica rappresenta una realtà in forte crescita sia in termini di superfici che di fatturato. I prodotti bio vengono, infatti, percepiti dai consumatori finali come superiori per gli effetti positivi sulla salute umana e sulla tutela dell'ambiente.

Il settore bio, nel contesto, per configurarsi come una concreta alternativa produttiva all'agricoltura convenzionale, necessita della messa a punto di protocolli colturali, in grado di incrementare le tuttora esigue produzioni per unità di superficie. Ne abbiamo parlato con un gruppo di studio, composto da docenti e ricercatori dell'Università degli Studi Catania (Di3A), che hanno curato un progetto con al centro proprio queste tematiche.


Sara Lombardo e Aurelio Scavo

"Nel quadro generale della messa a punto di processi tesi a migliorare le rese produttive, s'inserisce il caso della pataticoltura extrastagionale biologica siciliana - ha detto Giovanni Mauromicale, docente di Agronomia e Coltivazioni erbacee, a capo del progetto - che rappresenta un segmento economicamente molto interessante nello scenario orticolo isolano, ove il biologico è in fase di espansione negli ultimi anni. Qui, però, per le peculiarità scaturenti dalla configurazione colturale, si rendono necessarie innovazioni agronomiche volte all'affermazione anche oltre i confini regionali. Ciò equivale alla necessità di individuare le cultivar più adatte alla coltivazione in regime biologico e le tecniche agronomiche più idonee per la gestione della fertilità del suolo, la stabilizzazione sostenibile delle rese e l'esaltazione delle caratteristiche qualitative del prodotto".

"E, proprio a questo riguardo - hanno aggiunto Sara Lombardo e Aurelio Scavo, la ricercatrice e il borsista che si sono occupati delle prove in campo - le recenti sperimentazioni dell'Università di Catania, realizzate in collaborazione con il Research Centre for Cereal and Industrial Crops (CREA-CI) di Bologna e alcune aziende pataticole dislocate nel Siracusano (area tipica della pataticoltura extrastagionale siciliana - NdR) hanno portato all'individuazione di nuovi ed efficienti protocolli di gestione della fertilizzazione del terreno, in grado di migliorare le performance produttive e la risposta fisiologica della patata biologica".

"In particolare – ha detto dal canto suo la ricercatrice che si è occupata delle micorrizazioni, Cristina Abbate - è stato visto come i funghi micorrizici arbuscolari possano svolgere un ruolo importante, soprattutto in terreni a bassa fertilità come quelli calcarei, migliorando la capacità di assorbimento dei nutrienti dal terreno e alleviando l'impatto degli stress abiotici sullo sviluppo colturale. Le prove sperimentali, realizzate in tre località dell'areale in questione con differenti caratteristiche fisico-chimiche del terreno, sono state condotte al fine di verificare l'effetto dell'inoculo di funghi micorrizici nel terreno sulla resa in tuberi e le caratteristiche fisiologiche di tre cultivar di patata coltivate in regime biologico".

I risultati ottenuti hanno indicato come il trattamento con micorrize migliori la tolleranza delle piante di patata agli stress abiotici scaturenti dalla coltivazione in terreni calcarei, aumentando l'efficienza fotosintetica e la conduttanza stomatica. Inoltre, è stato osservato un significativo miglioramento della produzione areica (+25%), legato soprattutto a un incremento del numero di tuberi prodotti per pianta (+21%) e, in misura minore, al peso medio dei tuberi (+10%).

"E' interessante sottolineare - ha concluso Giovanni Mauromicale - come l'applicazione delle micorrize abbia migliorato l'efficienza di utilizzazione degli elementi nutritivi, consentendo la riduzione delle dosi di concime, soprattutto in terreni, come quelli calcarei, poco idonei alla coltivazione della patata precoce. In tal senso, i risultati della qRT-PCR hanno dimostrato la capacità dei funghi micorrizici di colonizzare anche i terreni calcarei e a reazione alcalina. In definitiva, i dati ottenuti possono rappresentare una chiave di lettura valida per la gestione ecosostenibile della fertilizzazione della patata precoce in biologico, in quanto emerge come la micorrizazione aumenti la resilienza della coltura soprattutto in terreni marginali, come quelli calcarei, migliorandone le performance produttive".

Alla ricerca hanno altresì collaborato Bruno Parisi, ricercatore del CREA (Bologna) e Gaetano Pandino (assegnista UniCT).

Contatti:
UniCT- Di3A
Via Valdisavoia, 5 – 95123 Catania
Via Santa Sofia, 98 – 95123 Catania
Email: aurelio.scavo@unict.it
Email: g.pandino@unict.it
Email: cristina.abbate@unict.it
Email: saralomb@unict.it
Email: g.mauromicale@unict.it
Email: bruno.parisi@crea.gov.it


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