Coltivare avocado ha un senso se ci sono i presupposti pedoclimatici

La frutticoltura esotica italiana è in constante crescita e, specialmente l'avocado, sta acquisendo nuove quote di mercato in Europa. Ma, a fronte di una continua espansione dei consumi, da alcuni anni, anche in Italia, la produzione talora registra insuccessi dovuti all'improvvisazione. E se i consumatori ancora stentano a conoscere una delle realtà produttive più interessanti d'Europa per qualità organolettiche, cioè quella siciliana, i produttori che necessitano di diversificare le loro attività incorrono nella moria degli impianti o a scarsi risultati dovuti a errate valutazioni iniziali.

Sopra: avocado a Siracusa, con piante di tre anni in piena fioritura, ad aprile 2020. (L'immagine è stata gentilmente fornita dal Dr. Nicotra)

Per comprendere meglio le dinamiche della produzione in Italia, ma anche su più vasta scala, abbiamo contattato Carlo Nicotra, esperto coltivatore, vivaista e consulente aziendale nel campo della frutta esotica.

"Tanto per cominciare, bisognerebbe smetterla di chiamare l'avocado frutta tropicale - ha esordito lo specialista - Le varietà di avocado più commercialmente valide, come Hass e Bacon, hanno origine in areali climatici che vanno dal subtropicale al temperato caldo, ed è per questa precisa connotazione che è possibile coltivare avocado nelle regioni meridionali d'Italia e degli altri Paesi mediterranei quali Spagna e Grecia. Certo, rispetto alla Spagna siamo indietro di trent'anni e ne paghiamo le conseguenze in termini di sviluppo economico correlato".

"Altro errore che si commette comunemente è quello di pensare che sia possibile coltivare l'avocado grazie ai cambiamenti climatici degli ultimi anni - ha proseguito Nicotra - Niente di più sbagliato! Intanto i cambiamenti climatici sono da intendere come uno sconvolgimento climatico fatto da imprevedibili e inusuali episodi meteo improvvisi, con violenti rovesci o con periodi di siccità prolungati. Non c'entra, dunque, l'aumento della temperatura in senso stretto, che non è di entità rilevante ai fini del nostro tema. Basti pensare che, nel 1957, quando le condizioni climatiche erano ancora ben diverse da quelle attuali, un professore universitario siciliano, Francesco Russo, al ritorno da un viaggio dalla California, introdusse alcune piante in Sicilia e l'anno dopo realizzò il primo impianto sperimentale di avocado".

"Certamente in quegli anni, in cui i consumi erano ben al di sotto di quelli odierni - ha detto il professionista - le curiosità erano principalmente di natura scientifica e la propagazione dell'avocado, pur continuando senza sosta, fu molto limitata sul piano commerciale. Da lì a breve, mentre in Italia gli enti preposti non producevano studi di mercato e supporto tecnico, la Spagna avrebbe cominciato a produrre a ritmi serrati".

In Europa, dal 2007 al 2016 si è potuto assistere a un boom dei consumi di frutti esotici quali avocado, con un +150% e mango con un +60%. La maggiore disponibilità di prodotto e le distanze più corte delle produzioni europee e Israele hanno ulteriormente incentivato il consumo nel vecchio continente. Ciò è coinciso con la tendenza al rialzo del consumo di prodotti nutraceutici e i cosiddetti superfood, alimentando ulteriormente l'interesse per questi frutti.

Nella foto a lato: avocado di 18 mesi, a Gioia Tauro, su terreno sub acido, anno 2020. (L'immagine è stata gentilmente fornita dal Dr. Nicotra) 

La maggior parte della produzione europea è concentrata in Spagna, il secondo Paese produttore è la Grecia, mentre l'Italia si attesta al terzo posto (prevalentemente in Sicilia, ma anche Calabria).

"Da qualche anno ci siamo svegliati e abbiamo cercato di recuperare il gap - ha concluso Nicotra - ma spesso gli impianti falliscono a causa dell'improvvisazione e i produttori si ritrovano con qualche debito in più. Laddove la consulenza tecnica è richiesta dalle aziende, gli impianti entrano in produzione e i raccolti generano reddito; quest'anno, i prezzi alla produzione si sono aggirati tra i 3 e i 3,50 euro al kg. Un buon guadagno, se si considerano le rese delle coltivazioni più tradizionali".


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