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A cura di Ottavio Cacioppo

Actinidieto ad Aprilia (LT) distrutto dalla moria del kiwi

La moria del kiwi si è manifestata nel Veronese nel 2012 (per altre informazioni consultare l'articolo "Storia della moria del kiwi" pubblicato da FreshPlaza il 27 agosto 2020).

Azienda Parisi Emiliano colpita da moria del kiwi. Le piante di Hayward avvizzite sono state rimosse e sostituite con delle nuove

L'avversità si è manifestata nel 2017 nell'area più eletta, in Italia, per l'actinidicoltura (cioè l'Agro Pontino) e d'importanza internazionale, tanto da guadagnarsi l'appellativo di "Terra del Kiwi".

Piantine di kiwi di rimpiazzo

Piantine Hayward innestate su selvatico neozelandese SAV1 (anche noto come portinnesto Bounty)

Prova d’inerbimento impianto G3: l'erba alta 30 cm viene falciata a 5 cm

Risale all'inizio degli anni 2000 l'incarico dalla Camera di Commercio di Latina di produrre la documentazione per la richiesta all'Unione europea della concessione del marchio di qualità I.G.P. Kiwi Latina.

A sinistra, reimpianto Hayward. A destra, impianto G3 coperto con rete antigrandine

Per assolvere alla suddetta richiesta, venne formato un gruppo di lavoro al quale hanno fatto parte: il dott. agronomo Ottavio Cacioppo, il prof. Carlo Fideghelli, direttore dell'Istituto Sperimentale di Frutticoltura di Roma, il prof. Eddo Rugini dell'Università di Viterbo e il dott. agronomo Di Gregorio.

Spettacolo desolante dopo l’estirpazione delle piante avvizzite

Nel 2004 venne concesso il marchio di Indicazione Geografica Protetta (IGP) per i kiwi prodotti nell'area designata, compresa tra le province di Latina e di Roma.

Piantagione G3 danneggiata dalla moria del kiwi: scavo dello strato superficiale per osservare l’apparato radicale, che è risultato povero di radici capillari 

Moria del kiwi in provincia di Latina
La stima di circa 2mila ettari di actinidieti distrutti dalla moria del kiwi nel Lazio appare in difetto a chi, girando per le aree actinidicole dell'Agro Pontino, nota un'elevata incidenza di piantagioni colpite.

Piantagione G3 con terreno inerbito

Lo scorso 10 settembre 2020 è stata effettuata una visita presso l'azienda di Emiliano Parisi di Campoverde (Aprilia), con 10 ettari di kiwi (5 di G3 e 5 di Hayward) colpiti dall'avversità della moria, che è tuttora oggetto di studio da parte dei ricercatori di diversi Istituti italiani. Tutte le foto qui pubblicate si riferiscono a tale visita in campo.

Piantagione G3 con terreno inerbito

Le piante, 10 ettari di Hayward, sono state messe a dimora nel 2011; di esse 5 ettari, nel 2014, sono state innestate con marze di G3 (cultivar neozelandese a polpa gialla che, nel 2011, ha sostituito in Italia la precedente varietà Hort16A, sempre neozelandese, la quale occupava una superficie di circa mille ettari, distrutti dalla batteriosi da Psa). 

Piantagione G3 con terreno inerbito

Nel 2017, sia la G3 sia l'Hayward sono state colpite dalla moria del kiwi e numerose sono le prove sperimentali in corso allo scopo di trovare l'arma di difesa dalla citata calamità.

Piante di G3 su terreno inerbito hanno preso vigore e fruttificato

Da alcuni anni sono state messe a dimora piante di Hayward e di G3 innestate sul selvatico neozelandese SAV 1, le quali si stanno sviluppando senza inconvenienti. 

Kiwi G3 in piena produzione: può superare 40 ton/ha

Il suolo dell'azienda ha una percentuale di argilla che si avvicina al 50%. Per l'appezzamento di G3 il suolo, di recente, è stato inerbito e curato con il taglio periodico dell'erba, e sembra che le piante stiano rispondendo con emissioni di nuovi rami vigorosi. 

Piante G3 su terreno inerbito: hanno preso vigore e fruttificato 

Un'altra sperimentazione, iniziata di recente, è stata effettuata con la somministrazione di un prodotto stimolante, con risultati di crescita di nuovi germogli da piante sofferenti. 

Pianta G3 in ripresa vegetativa, con produzione di rami vigorosi

Nell'actinidieto di G3, severamente danneggiato e improduttivo, un filare di piante perimetrale, vicino alla strada poderale, con terreno compatto, risulta indenne da moria, per cui ci si trova di fronte a interrogativi di difficile interpretazione.

Filare di kiwi G3, piante perfettamente sane che costeggiano la strada di campagna con terreno fortemente costipato; un esempio di difficile interpretazione

Considerazioni conclusive
Nell'azienda sopra descritta sono stati raccolti numerosi campioni (terreno, acqua irrigua) di piante sofferenti (radici, foglie e rami), dati climatici e studi sulla sistemazione idraulica del terreno, che richiedono analisi accurate di laboratorio dalle quali, ci auguriamo, possano scaturire risultati positivi per impostare una strategia di difesa dalla moria del kiwi.

Apparato radicale povero di radici capillari  

Sono 9 anni che si effettuano ricerche per conoscere le cause della moria, senza per ora ottenere risposte concrete.

Nel frattempo, è notizia di ieri (16 settembre 2020) che anche la Ministra italiana dell'agricoltura, Teresa Bellanova, ha dichiarato: "La morìa del kiwi è una patologia relativamente nuova, molto complessa e di difficile interpretazione, probabilmente legata in parte anche alle caratteristiche dei terreni, insieme all'alta piovosità e alla gestione delle diverse pratiche agronomiche. Un fenomeno che io personalmente e il Mipaaf stiamo seguendo con molta attenzione, in costante contatto con le regioni maggiormente coinvolte come Veneto e Lazio, e che vede impegnati tra gli altri il Crea - Centro di ricerca per l'Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura di Roma, l'Istituto Superiore di Sanità, Apofruit-sede di Aprilia".

"Poiché è necessario avere indirizzi certi per mettere in campo strategie e risorse - ha aggiunto Bellanova - nella prossima riunione del Comitato Fitosanitario Nazionale, convocato per lunedì prossimo (leggasi 21 settembre 2020, NdR), è già all'ordine del giorno la costituzione di una specifica task force, un Gruppo di lavoro tecnico-scientifico per coordinare le attività di ricerca e definire linee guida per la gestione di questa emergenza, sulla base dei risultati emersi".


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