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La castanicoltura italiana al Parlamento europeo

Il 4 dicembre 2019 presso il Parlamento Europeo si sono ritrovati gli esponenti del Network Europeo EUROCASTANEA, in cui l’Italia è stata rappresentata dal prof. Gabriele Beccaro del Disafa dell'Università di Torino e coordinatore scientifico del Centro di Castanicoltura del Piemonte (Cfr. Freshplaza del 29/10/2019), Luciano Trentini del Centro Studi e Documentazione sul Castagno, Roberto Mazzei per la Regione Campania e Renzo Panzacchi dell’Associazione dei Consorzi Castanicoltori dell'Emilia-Romagna.  Durante la giornata, sono stati affrontati e discussi gli aspetti economici, sociali e ambientali della filiera del castagno a livello europeo.

L'Italia è ancora oggi uno dei maggiori paesi produttori, consumatori ed esportatori di Castanea sativa al mondo. Le aree di castagno in Italia coprono circa 780.000 ettari, il 7,53% della superficie forestale totale: un importante patrimonio forestale, in gran parte creato dall'uomo, e caratterizzato principalmente da boschi misti e aree boschive abbandonate. L'Italia è anche un paese leader nella produzione di castagne lavorate, come il marron glacé. La produzione di castagne è concentrata nelle regioni centrali e meridionali.

Le principali regioni produttrici di castagne sono Campania (13.800 ha), Toscana (10.400 ha), Calabria (8.600 ha), Piemonte (6.400 ha), Lazio (3.800 ha) ed Emilia Romagna (2.800 ha). Tutte le altre regioni in cui vengono coltivate le castagne contribuiscono meno del 10% alla raccolta nazionale.

La Campania è la principale regione esportatrice (40% del volume totale esportato), seguita dal Piemonte (16%). Tuttavia, negli ultimi 5 anni si è verificato da un lato un calo dei volumi esportati dalla Campania, dall'altro un aumentato in Piemonte. Mentre i principali fornitori italiani sono Spagna (33%), Portogallo (23%) e Turchia (14%), seguiti dalla Grecia.

Alla domanda su quali sono le prospettive e le principali criticità da risolvere della filiera, Gabriele Beccaro risponde: "Per quanto riguarda la produzione agricola, c’è necessità di ammodernamento delle tecniche di coltivazione e gestione, in particolare la scelta di cultivar e portinnesti adatti al suolo e alle condizioni climatiche e più resistenti / tolleranti ai patogeni. Per quanto riguarda la ricerca e formazione, bisogna promuovere la diffusione delle conoscenze sul settore castanicolo; aumentare gli studi agronomici per supportare la produzione e il potenziamento commerciale. Aspetti che rientrano in una delle mission del Centro di Castanicoltura del Piemonte".

"Per quanto riguarda il mercato, dobbiamo migliorare il marketing ed essere più competitivi per aumentare il consumo di castagne italiane. Per quanto riguarda il valore ambientale del castagno è necessario riconoscerne il valore economico, sociale e paesaggistico a livello rurale. Per raggiungere questi obiettivi e superare le criticità servono politiche a supporto del settore con incentivi per contrastare l'abbandono dei castagneti e per favorire l'aggregazione dei produttori; per dare sostegno ai coltivatori non professionisti che rappresentano un soggetto molto importante, ma non hanno accesso a nessun sostegno dell'UE; per il riconoscimento formale dei tradizionali frutteti di castagno come un agroecosistema diverso dagli ecosistemi forestali. Infine servono adeguati finanziamenti per consentire la lunga ricerca necessaria per ottenere risultati in questo settore”.

Contatti:
Gabriele Beccaro, Coordinatore Centro Regionale di Castanicoltura e Disafa Università di Torino; Maria Gabriella Mellano, Disafa Università di Torino.
Email: info@centrocastanicoltura.org
Web: www.centrocastanicoltura.org


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