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Il settore peruviano degli asparagi e' pronto alle nuove norme sull'esportazione

Il Servizio fitosanitario peruviano (Senasa) ha condotto delle sessioni di formazione cui hanno preso parte 2.776 produttori di asparagi, a Ica, Ancash, Lima, La Libertad e Lambayeque, per preparare e informare i produttori circa le nuove norme sull'export di questo prodotto, stabilite da Senasa e dai Paesi importatori e in vigore dal 2 novembre 2019.

Da aprile, l'agenzia ha fatto dei progressi nell'applicazione della Gestione Integrata delle Specie Nocive e di Buone Pratiche Agricole nei campi di produzione degli asparagi verdi situati nelle regioni di produzione del Paese, e sta attualmente lavorando con i confezionatori per la loro certificazione.

Grazie al lavoro svolto da Senasa, sono già stati registrati oltre 8.500 ettari situati nei principali siti produttivi a livello nazionale, rispettando così uno dei requisiti per ottenere il certificato fitosanitario necessario per l’esportazione di questo prodotto.

Senasa regolamenterà il settore degli asparagi
Il direttore esecutivo dell'Istituto peruviano per asparagi e verdure (IPEH), Carlos Zamorano, ha sottolineato che questi requisiti devono essere applicati per posizionare gli asparagi peruviani al livello di altri frutti come avocado Hass, uva da tavola, agrumi, mirtilli, melagrane o manghi.

Zamorano ha anche affermato che il settore degli asparagi lavora da diversi anni sulla necessità di ufficializzare il settore. Alcuni anni fa è stato realizzato, con investimenti pubblici e privati, un progetto di formazione per piccoli produttori sulla necessità di certificare le aree di coltivazione e gli imballaggi, poiché gli asparagi erano l'unico prodotto agricolo d’esportazione che non certificava i campi di coltivazione o gli stabilimenti di confezionamento.

Zamorano ha affermato che il passo successivo per avere il controllo su tutta la produzione è che Senasa si presenti davanti ai diversi mercati e richieda migliori condizioni di reddito. In alcuni casi, proporranno trattamenti di quarantena in modo che le esportazioni non si fermino, il che è fondamentale.

Nel caso dell'Unione europea e dell'Asia, ha aggiunto, vi è un impatto crescente sugli aspetti fitosanitari, come il limite massimo di residui (MRL), i problemi di sicurezza (metalli pesanti), che potrebbero precludere taluni mercati.

Il direttore esecutivo dell'IPEH ha affermato che se un piccolo produttore non desidera essere certificato, avrà sempre la possibilità di vendere i propri prodotti agli esportatori, i quali potranno utilizzarli solo per l'industria di trasformazione (inscatolato o congelato).

Fonte: agraria.pe


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