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Filiera Agroalimentare estesa, la ricerca

Agricoltura, industria di trasformazione, intermediazione, distribuzione e ristorazione, questi i capisaldi della Filiera Agroalimentare estesa, un settore da considerare strategico per il Made in Italy. E' il primo in Italia con fatturato annuo di 538,2 miliardi di euro, l'equivalente della somma del Prodotto Interno Lordo unificato di Danimarca e Norvegia. Il valore aggiunto della filiera raggiunge i 119,1 miliardi, pari a 4,3 volte quello delle filiere estese di automotive e arredo o 3,8 volte la filiera dell'abbigliamento estesa.

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La particolarità sta però sulla distribuzione di quanto la gente paga per i consumi alimentari: solo il 5,1% della spesa effettuata dalle famiglie (su 100 euro sono 5,1 euro) va agli azionisti della filiera agroalimentare estesa. Il 32,8% va a fornitori di logistica, trasporto, packaging, energia e utenze; il 31,6% al personale del settore; il 19.9% alle Casse dello Stato; l'8,3% ai fornitori di macchinari e immobili; l'1,2% alle banche e l'1,1% alle importazioni nette.

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Sono alcuni tra i tanti dati espressi dalla ricerca "La creazione di valore lungo la filiera agroalimentare estesa in Italia", approfondimento portato avanti da The European House - Ambrosetti insieme a Federdistribuzione, ANCC Coop, ANCD Conad e in collaborazione con ADM–Associazione Distribuzione Moderna. Analizzati 90.000 bilanci di imprese su un intervallo di 7 anni. In totale di 25 milioni di osservazioni per stilare il quadro della situazione.

Da sinistra: Francesco Pugliese, Giorgio Santambrogio, Marco Pedroni, Claudio Gradara e Valerio De Molli 

La rilevazione e la correlazione dei dati statistici è stata presentata a Roma il 4 novembre nei saloni di Palazzo Rospigliosi, grazie alla relazione raccontata da Valerio De Molli, managing partner e amministratore delegato di The European House - Ambrosetti. Presenti, Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione, Marco Pedroni, presidente di Coop Italia, Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad, Giorgio Santambrogio, presidente di ADM.

Giorgio Santambrogio, presidente di ADM

Secondo quanto emerso nello studio e detto da Valerio De Molli, "di quei 5,1 euro che, sui 100 della spesa alimentare dei consumatori, va agli azionisti della filiera agroalimentare estesa, il 43,1% va all'industria di trasformazione alimentare, il 19,6% all'intermediazione, il 17,7% all'agricoltura, l'11,8% alla distribuzione e il 7,8% alla ristorazione".

"Su questa distribuzione degli utili che riconosce così poco alla filiera agroalimentare stiamo lavorando - ha detto Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad - puntando in particolare ad accordi che prevedano un rapporto più stretto con i fornitori, un punto cardine che ci consenta di risalire a monte tagliando qualche passaggio".

Valerio De Molli, managing partner e amministratore delegato di The European House - Ambrosetti

"I rilevamenti di Ambrosetti chiariscono che qualsiasi policy portata a ridurre i consumi, crea un danno alle filiere coinvolte, un danno che viene fatto anche al Pil del Paese - ha rimarcato Marco Pedroni, presidente di Coop Italia - Per questo non possiamo giudicare positivamente misure come plastic e sugar tax o scelte come quelle di ipotizzare la riduzione delle aperture domenicali, decisione che potrebbe mettere a rischio circa 6 miliardi di fatturato e 45.000 posti di lavoro". Le chiusure domenicali hanno un riflesso immediato non solo sulla contrazione della produzione, ma su ogni settore della Filiera Agroalimentare estesa.

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"Oltretutto, è assurda una tassazione fine a se stessa, a prescindere che serva alla protezione ambientale o alla salvaguardia della salute dei più piccoli - ha aggiunto Francesco Pugliese - La plastic e la sugar tax, come si fa in altre nazioni, devono essere destinate all'educazione alimentare e ambientale, dando a queste tasse una ragione viva e una dignità diretta verso uno scopo futuro".

I numeri messi in evidenza dalla rilevazione della Ambrosetti, danno l'idea di una filiera estremamente vitale. Il fatturato annuo è cresciuto del 3,9% tra il 2011 e il 2017, un andamento che si è consolidato nonostante il periodo caratterizzato da consumi stagnanti.

Valerio De Molli, managing partner e amministratore delegato di The European House - Ambrosetti

Ampliando l'analisi dall'alba del XXI secolo, proprio dall'Anno Giubilare "il fatturato della filiera è cresciuto del +39,9% - ha rimarcato l'amministratore delegato di The European House - Ambrosetti - il Valore Aggiunto è lievitato del +33,4%, l'occupazione dei settori coinvolti nella filiera è aumentata per un +11,2%, l'export a +144,2%".

Numeri trainanti e molto migliori rispetto a quelli fatti segnare dall'Italia nel suo complesso con un PIL cresciuto dal 2000 del +2,9%, occupazione a +10,2%, export +65,4% nell'industria manifatturiera.

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Ma la Filiera Agroalimentare estesa è un comparto estremamente complesso, dalle molte sfaccettature che hanno altrettanti rapporti di forza tra loro.

Focalizzandosi infatti sull'occupazione, la Distribuzione nella Filiera Agroalimentare estesa italiana è il quarto settore economico su 245 per crescita di occupati negli ultimi 3 anni (+22.960 unità).

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Entrando nello specifico: l'occupazione giovanile è particolarmente favorita, il 18% degli occupati ha meno di 30 anni, +50% rispetto alla media italiana; molto favorito il mondo femminile, il 62% degli occupati è donna, +48% rispetto alla percentuale media italiana; le regioni del Sud Italia possono contare su un gran numero di occupati nella distribuzione della filiera, tanto che in questa parte d'Italia è il terzo settore per occupazione, circa 180.000 unità, assimilabile al 6% di tutta l'occupazione nel Meridione.

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Ed è sempre la distribuzione con i suoi marchi unificatori a favorire sempre più quelle che la ricerca definisce come "collaborazioni virtuose" con le PMI dell'Industria di trasformazione alimentare, anche grazie al ruolo abilitante dell'Agricoltura: le aziende che producono più prodotti con marca del distributore (più del 50% del loro fatturato) hanno aumentato i ricavi tra il 2013 e il 2017 in media di 6,1 milioni di euro per azienda, rispetto ai 5,7 milioni dei copacker con minor quota di prodotti a marca del distributore (meno del 50% del loro fatturato) e a 0,4 milioni di euro delle altre imprese dell'Industria alimentare.

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Una forte tendenza nel settore è la remunerazione dell'utile fortemente concentrata nelle aziende leader con una quota di mercato oltre il 40% nei loro mercati di riferimento. Sono 57 aziende su 56.757. Queste calamitano il 31,1% dell'utile di tutta l'Industria alimentare e il 13,4% dell'utile dell'intera filiera, superando l'utile della distribuzione e giungendo a quasi il doppio di quello della ristorazione.

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Autore: G.G. per FreshPlaza


Data di pubblicazione:



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