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Sequestrati a Siracusa limoni spagnoli trattati con un fungicida potenzialmente cancerogeno

Lo scorso 1° novembre, nei locali di una nota struttura di vendita della Grande Distribuzione a Siracusa, sono state sequestrate 39 confezioni di limoni in rete, di provenienza spagnola, che sarebbero stati trattati con l'Imazalil, un fungicida potenzialmente cancerogeno e ancora più grave, senza che nell'etichetta venisse riportato che la buccia non era edibile. 

Quest'ultimo particolare risulta estremamente pericoloso. La buccia dei limoni infatti in cucina è usata per svariate preparazioni: grattugiata come aromatizzante nei dolci, lavorata a mo di canditi o nel classico "canarino" come calmante, preparazioni che avrebbero fatto ingerire il fungicida agli inconsapevoli acquirenti.

Il sequestro è avvenuto a Siracusa ad opera degli ispettori del Corpo Forestale della Regione Siciliana, unitamente agli ispettori dell'Ispettorato Centrale Repressione e Frodi, nell'ambito delle attività di controllo sui prodotti agroalimentari, messe in campo dalla Regione siciliana.

Non si esclude che altre partite di questo prodotto possano essere state messe in vendita in altri punti vendita della Sicilia, quindi si consiglia prima dell'acquisto di controllare attentamente le etichette. (Fonte: "Siracusa, sequestrati limoni spagnoli: erano cancerogeni" articolo a firma di Vincenzo Rosana nell'edizione del Giornale di Sicilia di giovedì 2 novembre - Fonte - Fatti&Avvenimenti).

L'Imazalil è un fungicida molto pericoloso per la salute - nonostante sia ammesso dalle norme comunitarie - che viene spruzzato sulla superficie degli agrumi per prolungarne la conservazione.

"Sembra inverosimile lo sconcerto destato da questa notizia", commenta per FreshPlaza Salvatore Imbesi, esperto del comparto agrumicolo.

"Dico inverosimile perché sono anni che, a gran voce, il comparto agrumicolo siciliano chiede alla politica regole certe, che facilitino i controlli dei prodotti che entrano ed escono dai confini nazionali. Diversamente, i rischi ripetutamente denunciati sono molteplici, innanzitutto per la salute dei consumatori e, a seguire, per la competitività della filiera agrumicola siciliana caratterizzata da una deregolamentazione impressionante nel commercio delle commodity. Ciò a causa di prodotti che arrivano da Paesi che seguono criteri diversi dai nostri in termini di rispetto della salute, dell'ambiente e del lavoro".

A riportare la notizia sul suo profilo FB è stato anche l'assessore regionale ad Agricoltura e Pesca, Edy Bandiera, il quale ha commentato: "La salute e la tutela della qualità siciliana, prima di tutto".

Edy Bandiera

Nel caso in cui sia presente l'Imazalil tra gli additivi, la norma vigente prevede che sia riportata obbligatoriamente in etichetta l'avvertenza "buccia non edibile". Diverso il caso degli agrumi venduti sfusi nei banchi dei mercati rionali, all'ingrosso o nei supermercati. In tal caso, non c'è l'obbligo di riportare le indicazioni relative alla presenza di additivi e agenti di rivestimento che però devono comparire sulla cassetta utilizzata per il trasporto.

E' cosa risaputa che in Italia si importano limoni da mezzo mondo. Ma c'è da riflettere sul perché proprio a Siracusa - e cioè in un areale di oltre 6mila ettari dove si produce il 32% dei limoni italiani - arrivino a scaffale prodotti esteri, siano essi provenienti dalla Spagna - come in questo caso - o da Argentina, Turchia, Grecia, Sudafrica o California.

Parliamo in generale, per quanto riguarda la produzione locale siracusana, di limoni pregiati che possono fregiarsi anche del marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta) e che non hanno bisogno di essere trattati con cere o con prodotti chimici. Soprattutto per il limone IGP, è il disciplinare di produzione a vietare qualunque trattamento sul prodotto, la cui buccia è quindi commestibile e può essere così utilizzata in totale sicurezza.

"Nella scorza del limone, inoltre - precisa Imbesi - è presente il maggior quantitativo di vitamina C, di calcio e di fibra, così come il limonene, responsabile del caratteristico profumo e principale componente dell'olio essenziale di limone, che si ricava proprio dalla distillazione della scorza".

Salvatore Imbesi

"Passando dal fresco al trasformato - conclude Imbesi - la musica non cambia, perché a essere ingannato è anche in questo caso il consumatore. Basti pensare che, a fronte della dicitura in etichetta Succo di Arancia Rossa, nella migliore delle ipotesi si trova una percentuale effettiva di succo che varia dall'1% in su. Si tratta quindi  di normare anche questa anomalia che consente l'utilizzo della denominazione di un prodotto - in questo caso Arancia Rossa - anche quando se ne contiene una piccola percentuale (uguale o maggiore all'1%). Solo così una serie di meccanismi di sperequazione potrebbero rimettersi in equilibrio, con una conseguente ricaduta positiva tanto per il consumatore, quanto per il produttore e per l'intera filiera, incluso il confezionatore".