Sviluppo sostenibile: premiati alcuni progetti internazionali sulla biodiversita'

L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Food and Agricolture Organization – FAO), il Future Food Institute e la Fondazione PRIMA (Partnership on Research and Innovation in the Mediterranean Area) hanno organizzato congiuntamente un Hackathon internazionale sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile, volto a generare soluzioni e idee innovative per far fronte alle sfide globali in tema di sostenibilità.

L'Hackathon ha avuto inizio il 7 maggio presso FAO ed è terminato il 17 maggio nel quadro dell'evento EXCO2019, la prima esposizione globale dedicata alle soluzioni innovative apportate dagli attori della cooperazione allo sviluppo. Sono state ricevute più di 100 domande raggruppate attorno a tre pilastri: Persone, Pianeta, Prosperità.

I vincitori sono stati: Mwape K. Mubukwanu, con un progetto Sustainable Nutrition 4 All (SN4A) incentrato sulla nutrizione sostenibile in Zambia; Manfredi Valeriani, con una piattaforma digitale di narrazione denominata "Luisa" (in onore di Luisa Guidotti Mistrali, missionaria e dottoressa morta in Zimbabwe) volta a diffondere il contenuto dell'Agenda 2030 attraverso un processo di storytelling liberamente accessibile ed Eliot Gee, con il progetto Biodiversity for Food and Nutrition (BFN), presentando con il suo team, una piattaforma digitale in grado di mettere in contatto agricoltori e scienziati per la lotta contro il cambiamento climatico.

Il programma Sustainable Nutrition 4 All (SN4A) è un approccio olistico che affronta tutti quei fattori critici che conducono a una giusta nutrizione, al fine di eliminare la malnutrizione. Il miglioramento dei risultati nutrizionali è possibile incoraggiando l'adozione da parte della comunità di agro-biodiversità e migliorando la diversità alimentare, in particolare a livello familiare. Si è visto che, con l'approccio SN4A, aumenta anche la domanda locale di alimenti più nutrienti, migliorando al contempo anche l'offerta di verdure ricche di nutrienti da parte dei piccoli agricoltori, in risposta a una migliore governance nazionale.

Il progetto Biodiversity for Food and Nutrition (BFN) vuole dimostrare come molte piante selvatiche e specie alimentari locali siano ricche di micronutrienti. Si è visto, per esempio, che la belladonna africana contiene 16 volte più ferro rispetto al cavolo più comunemente consumato! Rispetto a molte colture esotiche, le specie indigene sono più resistenti, in grado di resistere a condizioni climatiche estreme, crescere in terreni più poveri e tollerare meglio i parassiti e le malattie che attaccano.

L'inclusione di questa biodiversità autoctona nei campi degli agricoltori consente l'adattamento agli inevitabili cambiamenti climatici e ad altre minacce ambientali, nonché migliori mezzi di sussistenza, specialmente per i piccoli agricoltori. La ricerca e le esperienze in campo indicano che queste specie hanno un forte potenziale per contribuire a sistemi alimentari più nutrienti e sostenibili in tutto il mondo.

Con un adeguato ambiente favorevole, diventa molto più facile integrare la biodiversità in programmi e politiche che affrontino la nutrizione e la sicurezza alimentare. Inoltre, è importante avere una giustificazione economica per l'integrazione della biodiversità e il settore privato rappresenta un punto di ingresso per un mercato molto più ampio. Ciò significa incentivi finanziari per coltivare specie locali e migliorare i mezzi di sussistenza per i piccoli agricoltori.

A livello più globale, si sta osservando come si evolverà il lavoro per affrontare il quadro della Biodiversità post-2020 e il CB15 COPD di Pechino. E' in discussione l'idea di riunire più paesi creando una rete d'azione sulla biodiversità e la nutrizione, allineandola con le decadi delle Nazioni Unite su questi temi.

Fonte: FAO


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