Imprese agricole femminili in Africa si confrontano con le donne italiane dell'ortofrutta

In Africa, lo sviluppo delle imprese femminili è considerato un fattore chiave per la crescita complessiva del continente, perché determina conseguenze positive su tutta la struttura della società.

Le donne svolgono, in questa fase, un ruolo chiave, riconosciuto anche a livello politico-istituzionale con numerosi e importanti finanziamenti "di genere" a sostegno dello sviluppo della imprenditoria femminile.

Come conferma Giulia Zingaro responsabile dei programmi di sviluppo rurale in Mozambico per l'Italian Agency for Development Cooperation: "Alle donne, in Mozambico, ma anche in Zambia si affida un ruolo chiave".

Per comprendere da vicino la situazione produttiva e commerciale dei suddetti paesi attraverso le testimonianze dirette di imprenditrici e rappresentanti istituzionali dei due stati., l'Associazione Nazionale italiana Donne dell'ortofrutta ha preso parte alla recente missione per promuovere Macfrut 2019 in Mozambico e Zambia, concretizzando così un primo step dell'accordo di scambio siglato tra l'associazione italiana e la Zambian Women Cooperative.

La presidentessa del''associazione italiana, Alessandra Ravaioli, testimonia: "L'Africa è davvero la terra delle opportunità: stupisce e affascina la grande potenzialità ortofrutticola in Zambia e in Mozambico, paesi con una enorme fertilità del suolo, acqua a volontà e clima ideale per la produzione di ortofrutta. Mancano tuttavia le strutture base per la lavorazione dei prodotti, la logistica, il packaging, ma c'è la volontà di crescere".

Al centro della foto, Alessandra Ravaioli insieme all'Ambasciatore per l'Italia in Zambia, Filippo Scamacca.

D'altra parte, l'accesso al credito, fuori dai contesti di cooperazione, è difficile, perché gli interessi bancari sono altissimi (20-25%). Per riuscire a dare sviluppo in Zambia e Mozambico è dunque indispensabile accedere a progetti di sostegno messi in atto o dalla Cooperazione Internazionale o da istituzioni finanziarie, come la Gapi, una società di investimento privata, che ha messo in atto programmi di microcredito, molto interessanti per i piccoli produttori".

L'incontro con le imprenditrici della Zambian Women Cooperative ha messo in evidenza bisogni e opportunità. Serve innanzitutto formazione, che è alla base di una produzione competitiva: "Il nostro contributo come Donne dell'ortofrutta - sottolinea Ravaioli - può essere fondamentale. Basterebbe che una nostra socia agronoma spiegasse loro in loco i principi base della produzione, concimazione e difesa a basso impatto".

"Servono piccoli macchinari per la lavorazione, seminatrici, trapiantatrici e altro per agevolare le operazioni colturali. Servono varietà orticole idonee. Occorre spiegare come approcciare il mercato, come confezionare i prodotti senza impattare sull'ambiente. L'economia circolare è un'esigenza chiave anche in Africa. Occorre produrre in modo sostenibile, perché non è possibile fare altrimenti. Cinesi e indiani, ad esempio, stanno entrando prepotentemente in questo settore, ma il know how italiano è considerato al top, anche se a prezzi più elevati".

Il confronto tra donne ha rivelato i diversi approcci ai problemi e alle opportunità. Alessandra Ravaioli: "Penso ad esempio ai prodotti ad alto contenuto salutistico, che sono coltivati in Zambia, come avocado, macadamia, moringa, kassava, okra, bittagad, sindambi, marulla, molti completamente sconosciuti a noi, ma potenzialmente interessanti anche per il mercato occidentale per l'elevato apporto di valori nutritivi".

"Negli anni a venire, vorremmo che lo scambio di saperi e conoscenze diventasse il modello di attività della nostra associazione, a partire da Macfrut 2019, dove intendiamo organizzare il primo meeting mondiale delle donne dell'ortofrutta".

Per aderire all'associazione inviare una mail a: ledonnedellortofrutta@gmail.com


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