Resoconto del convegno nazionale sulla nocicoltura specializzata da frutto

Lo scorso 29 novembre 2018, a Roma, presso la sede del CREA-DC, si è tenuto un convegno di portata nazionale promosso in collaborazione con la Regione Veneto e finalizzato a incentivare la sinergia tra la ricerca scientifica e i produttori specializzati nella coltivazione del noce da frutto.

Già il 5 aprile scorso, a Mestre (provincia di Venezia), si era tenuto un primo incontro tra il mondo della ricerca e il mondo della produzione nell'ambito della promozione del progetto nazionale PORT.NOC finalizzato alla valutazione di portainnesti per la tolleranza/resistenza a Phytophthora e black-line e alla valorizzazione di varietà di Juglans regia compatibili. 

Scopo del convegno è stato quello di promuovere e diffondere i risultati prodotti in quasi due anni di lavoro di realizzazione del progetto PORT.NOC e favorire il dialogo con i nocicoltori specializzati italiani nella lotta alle avversità per migliorare la gestione, la diffusione e la potenzialità della coltivazione del noce. 

Il convegno è stato aperto da Alessandra Belisario del CREA-DC di Roma (coordinatrice del progetto PORT.NOC) che ha lasciato la parola ad Anna Benedetti (delegato scientifico del Presidente del CREA) e Pio Federico Roversi (Direttore del CREA-DC) per i saluti e per illustrare brevemente la mission dell'Ente di ricerca.

Dopo gli indirizzi di saluto, è intervenuta Veronica Bertoldo (responsabile del settore ortofrutticolo della Regione Veneto che ha moderato i lavori del convegno) portando i saluti dell'Assessore regionale all'agricoltura Giuseppe Pan e facendo il punto sulla coltivazione del noce in Italia nei suoi vari aspetti produttivi, economici e territoriali. 

Dall'analisi dei dati 2018 si è rilevato un aumento in termini di numero di produttori e di ettari di superficie investita a noce da frutto rispetto al 2017, a dimostrazione anche di un crescente interesse rivolto a questa coltura da parte di produttori e consumatori. Parlando di nocicoltura specializzata da frutto di tipo intensivo, in cui le due varietà prevalentemente impiegate sono la Lara e la Chandler, sono interessati 4.865 produttori e 6.011,94 ettari, dove le prime sei Regioni per importanza a livello di superficie sono Veneto (1.135,03 ettari), Emilia Romagna (956,95 ettari), Piemonte (609,87 ettari), Sicilia (549,89 ettari), Campania (511,24 ettari) e Calabria (389,08 ettari) che rappresentano il 70% della nocicoltura italiana. 

Dopo l'illustrazione sui vari aspetti della coltivazione del noce in Italia ha preso la parola Alessandra Belisario la quale ha contribuito a illustrare le ragioni che sono state alla base della strutturazione del progetto PORT.NOC e perché risulta indispensabile sostenerlo fino alla sua conclusione con il prezioso contributo del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo (Mipaaft).

PORT.NOC nasce per rispondere concretamente alle esigenze del mondo della produzione trovando le soluzioni a due emergenze che minano la coltivazione del noce da frutto, vale a dire Phytophthora (in particolare P. cinnamomi che è la specie più diffusa e virulenta) e black-line. PORT.NOC è un progetto pluriennale e multidisciplinare, le cui attività sono svolte da 4 Unità Operative di ricerca (CREA-DC, CREA-FL, CREA-OFA, CNR-IRET) con l'azione di mediazione della Regione Veneto che si interfaccia con il Ministero ed i portatori di interesse. Il progetto ha come scopo finale quello di individuare portainnesti tolleranti a Phytophthora e black-line che siano compatibili con le principali varietà da frutto utilizzate.

Dopo la relazione di Alessandra Belisario, è intervenuto l'illustre ospite della giornata, Gregory Browne (ricercatore e patologo vegetale dell'Università di Davis della California), al quale sono andati tutti i ringraziamenti non solo per aver accettato l'invito a essere presente al convegno, ma anche per aver promosso - assieme ai suoi breeders, ossia i miglioratori genetici del noce - il lavoro di selezione di fonti di resistenza in specie di Juglans contro Phytophthora cinnamomi, nei confronti della quale prima dei risultati ottenuti con la loro ricerca non si conoscevano soluzioni.

Il Dott. Browne ha relazionato in merito alle sfide legate agli attacchi da Phytophthora sul noce in California, dettagliando l'eziologia del patogeno e le strategie colturali e di miglioramento genetico e approfondendo gli aspetti legati al suolo, all'acqua, ai prodotti chimici, nonché alla resistenza genetica in portainnesti di noce. Proprio su quest'ultimo aspetto, il Dott. Browne ha rimarcato l'attenzione perché, a seguito di diversi anni di lavoro, ha confermato la resistenza a Phytophthora nel portainnesto J. microcarpa x J. regia ('RX1'), dopo aver monitorato un frutteto infestato da P. cinnamomi. Ha evidenziato che nel sito di prova erano stati piantati, nell'aprile 2010, alberi semenzali RX1 e come, a ottobre 2018, non fosse stata riscontrata alcuna mortalità da Phytophthora nel portainnesto RX1.

Dopo l'interessante e cospicua relazione del Dott. Browne, i lavori sono proseguiti con un approfondimento puntuale su PORT.NOC e ogni Unità Operativa di ricerca coinvolta nel progetto ha illustrato le attività svolte fino ad oggi e i risultati raggiunti. 

Si è partiti dal CREA-DC di Roma, ossia dalla struttura che coordina la ricerca scientifica in ambito PORT.NOC. Per il CREA-DC sono intervenuti i ricercatori Salvatore Vitale, Anita Haegi e Luca Ferretti. 

Salvatore Vitale ha spiegato com'è stata svolta l'attività di selezione del materiale genetico, presente presso il CREA-FL, per la ricerca di fonti tolleranti/resistenti a Phytophthora cinnamomi, ricordando che il materiale genetico di Juglans major e Juglans microcarpa messo a disposizione dal CREA-FL è un materiale particolarmente prezioso in relazione ai recenti studi pubblicati dall'Università di Davis della California dove si indicano proprio queste specie come le migliori per il reperimento di fonti di resistenza a P. cinnamomi.

Anita Haegi ha relazionato sulla diagnosi e la genomica per conoscere e controllare Phytophthora, in particolare P. cinnamomi, illustrando le metodiche messe a punto per dare un quadro completo dell'infezione quali/quantitativa da Phytophthora negli areali contaminati o a rischio di contaminazione dove si coltiva il noce o dove si voglia metterlo a dimora e quindi, finalmente, è ora possibile rispondere alle domande su presenza, specie e quantità di inoculo. In sostanza ora si può dire se in un determinato areale ci sia o meno Phytophthora, quale tipologia di Phytophthora sia stata individuata e quanta ce ne sia. 

Luca Ferretti ha invece esposto l'altra problematica che ha fatto nascere PORT.NOC, vale a dire il black-line - e quindi l'infezione del virus dell'accartocciamento fogliare del ciliegio (CLRV) - che si manifesta quando un noce comune (Juglans regia) viene innestato su un portainnesto del gruppo dei noci neri ed inoltre ha ribadito che, come per tutti i virus, anche nel caso del CLRV non è possibile attuare un controllo chimico diretto perché i principi attivi non sono disponibili o non sono ammessi dalle normative nazionali. Per cui solo le misure di tipo preventivo possono far fronte a tale patogeno, quali l'impiego di materiale di moltiplicazione sano e, dove possibile, l'impiego di portainnesti tolleranti/resistenti sui quali proprio PORT.NOC sta fornendo le risposte. In particolare sono stati individuati 3 genotipi ibridi di J. major e 2 genotipi di J. microcarpa potenzialmente interessanti come portainnesti per la possibile tolleranza a CLRV su cui proseguire le osservazioni sintomatologiche e valutare le caratteristiche agronomiche in qualità di portainnesti. 

E' intervenuto poi Giovanni Mughini (ricercatore responsabile di Unità Operativa del CREA-FL di Roma) che ha parlato delle risorse genetiche da cui si è partiti per la selezione di genotipi resistenti a Phytophthora e della moltiplicazione del materiale per l'ottenimento di progenie da valutare come comportamento e compatibilità d'innesto con le due più importanti varietà da frutto che sono Lara e Chandler. 

Successivamente ha preso la parola Maria Emilia Malvolti (ricercatrice responsabile di Unità Operativa del CNR-IRET di Porano - TR) che ha fatto capire l'importanza dei marcatori molecolari neutrali e funzionali per la selezione assistita di portainnesti di noce potenzialmente resistenti/tolleranti a Phytophthora e black-line. Maria Emilia ha inoltre relazionato sul metodo messo a punto che ha permesso di individuare i raggruppamenti specifici ai quali afferisce il materiale nocicolo presente al CREA-FL e quindi di identificare la corretta appartenenza di una specie rispetto ad un'altra. Ad oggi sono stati individuati alcuni figli delle madri J. microcarpa e delle madri ibride J. major con un buon livello di tolleranza a P. cinnamomi

Ha concluso i lavori della sessione mattutina Emilia Caboni (ricercatrice responsabile di Unità Operativa del CREA-OFA di Roma) relazionando sulle 3 linee di ricerca in ambito PORT.NOC e precisamente la messa a punto di protocolli di propagazione in vitro in J. microcarpa, J. major, dei loro ibridi con J. regia e in J. regia, la messa a punto di protocolli di microinnesto con cultivar di J. regia da utilizzare anche per valutare la suscettibilità al black-line (in collaborazione con il CREA-DC) e la messa a punto di protocolli per il risanamento di materiale di Juglans spp. infetto da CLRV mediante tecniche di colture in vitro (in collaborazione con il CREA-DC). 

Dopo il pranzo a buffet offerto a tutti i partecipanti, sono ripresi i lavori della sessione pomeridiana con Enrico Bortolin che è stato il pioniere della nocicoltura specializzata, introducendo il metodo californiano in Veneto dove ad oggi sono presenti le uniche due Organizzazioni di Produttori nocicole italiane (OP Nogalba di Rovigo e OP Il Noceto di Treviso). E con lui si è capito come questa alta specializzazione sia stata raggiunta grazie alla collaborazione, in primis, tra i produttori e tra questi e il mondo della ricerca scientifica, soprattutto con il CREA-DC per le diverse sfide legate alle malattie del frutto, come pure per gli ingenti danni da Phytophthora e black-line sui quali, grazie al Progetto PORT.NOC, sono state acquisite conoscenze e ottenuti risultati preliminari importanti.

Nel concludere la sua relazione, Enrico - da pioniere della nocicoltura in Veneto a fine anni '80 - ha affermato, anche a nome dei colleghi delle OP Nogalba e OP Il Noceto, che assieme hanno avuto tanto coraggio, di fronte a innumerevoli criticità e che il coraggio lo si può avere o non avere, ma per affrontare i problemi è indispensabile avere dell'intelligenza a disposizione, del metodo, della conoscenza e dei mezzi: la sintesi di tutto questo si chiama "ricerca scientifica". 

E' stato poi il momento di Fabrizio Pennacchio (ricercatore presso il CREA-DC di Firenze) con il quale sono stati affrontati i possibili rischi per i noceti europei a seguito dell'introduzione di scolitidi esotici. Come noto, l'espansione delle specie trasportate dall'uomo nell'ultimo secolo è aumentata considerevolmente come conseguenza della crescita senza precedenti dei viaggi e del commercio internazionale, facilitando la diffusione e la sopravvivenza degli organismi esotici nel paese di introduzione.

Tra gli insetti, proprio gli scolitidi rappresentano il gruppo di specie invasive di maggior successo perché possono essere facilmente trasportati attraverso il commercio internazionale di prodotti legnosi dove possono sfuggire ai controlli e superare le condizioni climatiche avverse che si presentano durante gli spostamenti. Specie poco aggressive nell'areale di origine possono diventarlo al di fuori dello stesso, come ad esempio Pityophthorus juglandisXyleborinus saxesenii.

Un ruolo importante nell'innesco di problematiche fitosanitarie viene svolto dai funghi veicolati dagli scolitidi. La soluzione migliore a questo problema è potenziare la capacità di intercettazione delle specie esotiche nei punti a rischio d'ingresso e quindi svolgere una capillare attività di monitoraggio con l'impiego di trappole innescate con attrattivi efficaci, ma soprattutto l'intercettazione del legname infestato ancora all'interno dei container da parte di tecnici adeguatamente formati. 

Dalla realtà veneta illustrata da Enrico Bortolin si è passati in un'altra Regione importante per la nocicoltura che, fino a qualche anno fa, deteneva il primato e che è la Campania, dove il noce per molto tempo è stata considerata una specie a duplice attitudine per la produzione dei frutti e del legno e, di conseguenza, la specializzazione della coltivazione solo da frutto si è avuta tardi.

In Campania si sta rinnovando la coltivazione di noce attraverso la diffusione di varietà, in particolare quelle californiane, a fruttificazione laterale più produttive e meglio remunerate rispetto alla tradizionale noce di Sorrento. Ed è su questo panorama che con Milena Petriccione (ricercatrice presso il CREA-OFA di Caserta) si è fatto il punto sulla nocicoltura specializzata della Campania, capendone la situazione attuale e le potenzialità. Milena nelle sue conclusioni ha ricordato che la realizzazione di nuovi impianti con nuove cultivar adatte alle condizioni pedoclimatiche consentono di mantenere alti i livelli delle produzioni e la qualità del prodotto, che è necessario migliorare l'offerta e la commercializzazione del prodotto italiano sul mercato perché, soprattutto in Campania, risulta ancora molto frammentata e mal organizzata e che l'innovazione ed il potenziamento della produzione determineranno il futuro della nocicoltura in Campania.

Ci si è poi spostati al Nord, in Trentino, con Erica Di Pierro (ricercatrice presso la Fondazione Edmund Mach) dove i ricercatori sono al lavoro da circa un anno per tracciare il profilo genetico della noce del Bleggio e più in generale di quella trentina, con lo scopo di valorizzare e rilanciare questa coltura e quindi di creare una vera e propria carta di identità con uno stretto legame al territorio, anche a tutela del nostro Made in Italy. Il Progetto Noble (Noce del Bleggio) rappresenta un altro esempio di stretto connubio tra produzione e ricerca finalizzato a rilanciare la coltura del noce da frutto per renderla economicamente più redditizia. Parole chiave del Progetto Noble sono "identificazione varietale", "caratteristiche nutrizionali", "gusto del consumatore", "tracciabilità geografica" e quindi in sintesi "valorizzazione della coltura del noce in Trentino".

E' infine intervenuto Danilo Ceccarelli (tecnologo presso il CREA-OFA di Roma), grazie al quale è stato possibile approfondire gli aspetti nutraceutici legati al frutto di noce. 

Come è noto, negli ultimi anni, a seguito di ripetute campagne di informazione il consumatore medio ha rivolto sempre più la propria attenzione verso prodotti alimentari di qualità superiore in termini organolettici, igienico-sanitari e nutrizionali. In particolare è accresciuto l'interesse verso gli alimenti ricchi di composti benefici, per il miglioramento dello stato di salute e di benessere o per ridurre il rischio di determinate malattie, caratterizzati dalla presenza di elevate concentrazioni di sostanze cosiddette nutraceutiche. Tra questi alimenti spicca sicuramente la frutta a guscio, in particolare le noci che sono alimenti ad alta densità di nutrienti, ricche prevalentemente di acidi grassi insaturi ω3 e ω6, di molecole funzionali quali tocoferoli, fitosteroli e composti fenolici, ossia sostanze ad azione non solo antiossidante, ma anche capaci di modulare importanti funzioni cellulari. Inoltre le noci esplicano il controllo dei livelli di colesterolo ed aiutano a prevenire malattie metaboliche, neurodegenerative e tumorali. 

Durante il convegno non c'è stato un solo istante in cui CREA-DC e Regione Veneto non abbiano ricordato l'importanza e la strategicità di PORT.NOC, proprio perché è un progetto nazionale pluriennale e multidisciplinare e quindi, come tale, ha la necessità di essere finanziato fino alla sua conclusione in modo da non perdere le conoscenze acquisite fino ad oggi e i risultati importanti ottenuti. 

Con PORT.NOC si vuole quindi potenziare la ricerca in modo da raggiungere completamente gli obiettivi prefissati con il progetto, arrivando a selezionare, assieme agli stakeholders, le piante che oltre a tollerare gli attacchi da Phytophthora assicurino delle progenie produttive.

A questo riguardo il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, nella persona di Pietro Gasparri (Dirigente dell'Ufficio sviluppo e cooperazione) ha assicurato l'impegno del Dicastero nel sostenere la coltivazione del noce da frutto, al fine di salvaguardare e valorizzare la nocicoltura del nostro Paese e la qualità del prodotto italiano rispetto alla forte concorrenza dei prodotti stranieri che entrano nel mercato nazionale e comunitario a prezzi inferiori rispetto ai nostri. Il Dirigente ministeriale ha anche ricordato il ruolo strategico delle Regioni che, tramite i loro Programmi di sviluppo rurale (PSR), possono sostenere la nocicoltura dei singoli territori con specifici progetti, azioni ed interventi. 


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