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Nella ricerca in frutticoltura pesa l'incognita per il futuro

I bandi per la ricerca contemplano, troppo spesso, specie molto diverse fra loro. Ci sono stati bandi che riunivano la filiera del melo con quella del suino, ad esempio: ciò provoca un effetto diluizione che non è utile alla crescita del comparto. E' uno dei concetti espressi da Luca Corelli Grappadelli durante il convegno organizzato ieri 27 novembre 2018 da Edagricole presso il centro polifunzionale della fiera.

Luca Corelli Grappadelli

"Negli ultimi 10 anni, gli investimenti per la ricerca - ha aggiunto Corelli Grappadelli - sono diminuiti, mentre in tante altre nazioni, come ad esempio la Spagna, sono aumentati. Mi chiedo chi, nei prossimi 30 anni, potrà fare ancora ricerca. All'estero i produttori, che sono ben organizzati, hanno la forza per sostenere progetti di ricerca co-finanziati, mentre in Italia i privati riescono a investire, ma senza un coordinamento tale che permetta una visione ad ampio raggio".

Silviero Sansavini

Il convegno, organizzato in occasione degli 80 anni della rivista Frutticoltura, ha avuto nel professor Silviero Sansavini la sua anima e in tanti hanno sottolineato che il suo rigore scientifico, la capacità di divulgazione e la sua esperienza rappresentano un unicum a livello internazionale.

"Belgio e Paesi Bassi - ha aggiunto Corelli Grappadelli - hanno associazioni di produttori che investono in ricerca. E, sarà un caso, sono nazioni molto competitive, che esportano ortofrutta in tutto il mondo. Credo che in futuro, in Italia, si possa correre il rischio di avere una ricerca non indipendente, mentre la scienza non deve sottostare a pressioni di sorta".

Alessandro Dalpiaz

Alessandro Dalpiaz, direttore di Assomela, ha sottolineato che il consumatore è sempre più attento alla provenienza territoriale, ma non per tutte le referenze. Dop e Igp rappresentano un elemento di fiducia, ma anche in questo caso il livello di conoscenza da parte del consumatore varia molto in base alla forza del marchio. Ad esempio, le mele del Trentino e dell'Alto Adige sono molto conosciute, fino anche all'80% dei consumatori, mentre altre Igp non arrivano al 30% e spesso solo nei territori di produzione. Dal Piaz ha posto l'interrogativo se conta di più la marca o il territorio. "Certamente - ha aggiunto - il consumatore è sempre più attento alla storia di ogni singolo prodotto, a quanto il territorio può esprimere. Le storie che i territori possono comunicare sono molto importanti".

Salvo Garipoli

Un dato da non sottovalutare è quello dei 18 milioni di "flextariani", cioè consumatori che cercano di diminuire la quantità di carne consumata per sostituirla con proteine vegetali. "Stiamo parlando di quasi un terzo della popolazione italiana - ha affermato Salvo Garipoli di SG Marketing - che cercherà sempre di più ortofrutta di qualità, vale a dire che sappia trasmettere informazioni sull'origine, la stagionalità, la metodologia di produzione e l'azienda agricola da cui provengono".

Un momento del convegno, moderato dal giornalista Giorgio Setti


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