di Alessandra Ravaioli in collaborazione con Talkwalker

Le spezie e gli aromi: un mondo a parte, ma fino a un certo punto

Cucinare o parlare di cucina oggi è una vera e propria mania collettiva, non solo in Italia ma in tutto il mondo; ed ecco che gli ingredienti diventano piccole e grandi star dei media, soprattutto sul web. Non possono mancare, in questa abbuffata collettiva, le spezie, "un mondo a parte" si dice, ma fino a un certo punto.



Spesso le spezie vanno a sostituire il sale e sono raccomandate nelle diete. Occupano un posto di primo piano nella cucina orientale, ma l'Europa ne è il miglior acquirente. Sono comunque prodotti vegetali: frutti, fiori, radici, foglie, possono essere venduti freschi oppure dopo il processo di essiccazione e triturazione; entrano nelle cucine di tutto il mondo confezionate e spesso brandizzate come mai - o raramente - accade per i freschi.

Secondo il centro di ricerca americano Trasparency market research, il mercato globale di spezie e condimenti dovrebbe raggiungere 16,6 miliardi di dollari USA entro il 2019. I condimenti e le spezie, recita lo studio americano, sono additivi alimentari che conferiscono sapore e valore nutrizionale ai preparati gastronomici. Si tratta di prodotti antichissimi, utilizzati in tutto il mondo anche per le valenze medicinali, il gusto e la loro capacità di arricchire i piatti.

La natura correttiva dei condimenti e delle spezie è stata il principale motore di crescita per diversi anni, e il mercato globale delle spezie, nonostante la crisi, è rimasto forte, anzi in espansione. La segmentazione del mercato delle spezie si attua sulla base della tipologia di prodotto e dell'area geografica di utilizzo. Così abbiamo, secondo lo studio americano, un mercato segmentato tra Resto del Mondo, Asia del Pacifico, Nord America ed Europa.

I prodotti di questa area merceologica si differenziano tra i veri e propri insaporitori come il sale, i sostituti del sale e le varie tipologie di pepe che concentrano il 50% della quota di mercato del settore; il restante 50% è destinato alle spezie.

Il rapporto americano evidenzia inoltre il ruolo guida giocato dall'India in termini di sviluppo dei consumi nell'area Asia/Pacifico e il ruolo leader dell'Europa in termini di valore del mercato. Ecco il link alla ricerca: www.transparencymarketresearch.com/seasoning-spices-market.html
 


Gli attori globali di questo importante mercato

Il panorama competitivo del mercato globale delle spezie vede in primo piano grandi marchi multinazionali impegnati a presidiare il mercato atuando strategie vincenti di branding e di marketing.

I leader mondiali sono: Kraft Food, MDH Spices, Catch, Everest Spices, McCormick&Company, Knorr e Nestlè. Ovviamente, marchi di questa portata sono presenti su web e social con una comunicazione forte e di grande visibilità.

Colpisce la comunicazione di McCormick&Company, multinazionale americana leader mondiale di settore che presenta, nel sito dedicato alle spezie, un'area in prima pagina in cui l'utente può creare il proprio "flavorprofile", un modo elegante per profilare i clienti in maniera accurata e infallibile.

Sempre in primo piano sul sito www.mccormick.com troviamo l'Italia con l'indicazione "Scopri nuovi sapori" i prodotti in evidenza tipici del gusto mediterraneo, come origano, rosmarino, basilico e peperoncino.
 
Non è un caso che ci sia questa grande attenzione per l'Italia: infatti McCormick ha acquistato, a fine 2016 il Gruppo Giotti, uno dei leader europei degli aromi naturali e spezie, ponendo le basi in Italia per presidiare il mercato europeo.

Produttori italiani di erbe aromatiche e citazioni web
Secondo uno studio realizzato da Mipaaf e ISMEA, la produzione a livello mondiale (dati FAO) fa emergere una crescita complessiva delle superfici e produzioni per un gruppo di prodotti riconducibili alle piante officinali, tra la fine e l'inizio del decennio 2000-2010. All'interno del gruppo, in particolare, si evidenzia un'espansione sia della base produttiva sia dell'offerta per alcuni prodotti (cannella, altri agrumi - bergamotto, chinotto, cedro, ecc. , papavero,altre spezie come alloro, aneto, zafferano, timo, ecc., anice, tè e pepe). In altri casi, alla staticità delle superfici si associano incrementi delle produzioni che denotano dei processi produttivi più efficienti (menta, peperoncino, luppolo e cartamo).

A livello europeo, le statistiche indicano oltre 36mila aziende interessate alla coltivazione di "piante aromatiche, medicinali e da condimento" con una superficie di quasi 234mila ettari; i dati europei mostrano complessivamente un settore piccolo ma in sviluppo, che nel triennio 2007-2010 ha registrato una crescita sia del numero di aziende, sia delle superfici investite, aumentate di oltre il 50%, a fronte di una forte contrazione della numerosità delle aziende agricole totali e una sostanziale invarianza della superficie agricola utilizzata totale.

In questo quadro, si colloca il dato dell'Italia dove - secondo i risultati dell'ultimo Censimento dell'Agricoltura - si contano 2.938 aziende con una superficie investita a "piante aromatiche, medicinali e da condimento" complessiva di 7.191 ettari. Anche nel nostro Paese le statistiche evidenziano una significativa crescita sia delle aziende sia soprattutto delle superfici rispetto al 2007 e anche in confronto al 2000 si osserva una riduzione del numero di aziende coinvolte e il contemporaneo incremento del numero degli ettari investiti.

Quest'evoluzione è espressione di una significativa espansione produttiva, che si è caratterizzata per il forte ridimensionamento del numero delle microaziende coinvolte nella coltivazione e per il contemporaneo incremento delle superfici delle aziende medio-grandi. La coltivazione delle officinali è diffusa in tutte le regioni italiane e quasi ovunque le superfici risultano aumentate rispetto all'inizio del decennio.

Un trend positivo è infine confermato anche dai dati relativi al settore biologico, da cui risulta una dinamica crescente degli ultimi anni.

La potenzialità di sviluppo del settore risiedono soprattutto nella valutazione degli sbocchi di mercato e della loro dinamica. Per quanto riguarda il mercato all'ingrosso delle piante officinali, sia prodotte in Italia sia di provenienza estera, è stato stimato un valore di 115 milioni di euro (fonte ISMEA), con un volume di impieghi da parte delle imprese operanti in Italia di circa 25 mila tonnellate all'anno.

Inoltre, i dati sul commercio estero dell'Italia di piante officinali e prodotti derivati (finiti o semilavorati) evidenziano un saldo passivo della bilancia commerciale.

In questo quadro produttivo e alla luce della crescente domanda del mercato globale di prodotti freschi o semilavorati per la produzione di spezie, si evidenzia l'importanza di un settore poco conosciuto ma da presidiare.

Il flusso positivo si riscontra anche dal web, dove le citazioni e i commenti dedicati alle erbe aromatiche sono oltre 2 milioni solo nella settimana scorsa e solo in Italia (fonte Talkwalker).

Ecco i temi chiave:


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La valenza positiva è di natura salutistica, perché da più parti viene raccomandato l'uso di aromatiche al posto del sale per insaporire ed evitare l'ipertensione. E' una occasione importante per i produttori che tuttavia non riescono ad emergere sul web.

Per l'offerta di aromi freschi cito, per visibilità sul web rilevata da Talkwalker,
Agribologna con il marchio Le Vie degli Orti e un bellissimo racconto delle esperienze dei produttori: http://www.laviadegliorti.it/2017/nellorto-guadagnina-di-daniele/#more-1186.

In evidenza anche SIPO I sapori del mio Orto con una bella visibilità sul web per la linea interamente dedicata alle erbe aromatiche della tradizione italiana e una gamma profonda di offerta che va dal basilico, al coriandolo fresco, al finocchio selvatico, all'aneto.

Dal monitoraggio Talkwalker emerge in evidenza in questo periodo Dimmidisì per le erbe aromatiche utilizzate in una zuppa fresca e poi non si evidenzia altro, se non gli annunci di e-commerce di Amazon o altri portali per la vendita di erbe aromatiche e spezie.


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A fronte di una produzione italiana importante, non si rilevano le aziende tramite indicizzazione del web e questo è un grosso limite, cui bisogna necessariamente far fronte.

In questo periodo non ci si può permettere di non avere visibilità sul web, perché le ricerche dei fornitori oltre che dei consumatori partono proprio da lì. Occorre investire in SEO sul sito web per rendere visibile ciò che si fa e si produce.

Concludo questa carrellata su un settore interessante ma abbastanza sconosciuto evidenziando le ottime performance sul web del marchio leader italiano del settore Cannamela. Un'azienda storica bolognese, nata nel 1956 e che nel 2006 entra nel Gruppo Bonomelli con un fatturato che da allora è più che triplicato.

La complessità di gestione della categoria e l'alto numero di referenze hanno portato l'azienda a focalizzarsi sempre di più sul punto vendita sperimentando, in partnership sempre più stretta con il trade, nuove modalità di esposizione, assortimento e promozione e sviluppando un approccio centrato sulla soddisfazione dei bisogni del consumatore e sulla valorizzazione della marca. Grazie ai costanti investimenti in advertising, web e consumer promotion, la conoscenza globale della marca Cannamela ha superato l'80%.
 
La pagina Facebook piace a 450.000 persone ed è fresca, dinamica e ricca di consigli d'uso delle spezie, molto utili in cucina e per il benessere.

Per informazioni e approfondimenti:
Alessandra Ravaioli
RP Circuiti Multimedia
Email: Alessandraravaioli@gmail.com

Data di pubblicazione:



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