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Verde, giallo, rosso: sul kiwi vincera' chi conquista il consumatore. Riflessioni a margine di Agri Kiwi Expo 2017

Come ogni anno, Agri kiwi Expo (clicca qui per l'album fotografico integrale sull'evento) - la tre giorni dell'evento dedicato al kiwi che si svolge a Cisterna, in provincia di Latina - si è conclusa con una riflessione ad ampio raggio sulle dinamiche e sulle prospettive del settore.

Con la qualificata partecipazione di alcuni protagonisti di primario livello della filiera, in una tavola rotonda coordinata dalla direttrice di FreshPlaza Rossella Gigli, sono stati esaminati alcuni temi cruciali per il comparto: il rinnovamento del parco varietale, un tempo dominato esclusivamente dal kiwi Hayward a polpa verde, e il collocamento dell'Italia, un tempo principale paese produttore dell'emisfero settentrionale, ma che oggi vede rimessa in discussione la propria posizione, in un anno di flessione produttiva.


La tavola rotonda conclusiva di Agri Kiwi Expo 2017 - (clicca qui per l'album fotografico integrale sull'evento)

La tavola rotonda è stata infatti anticipata dalle proiezioni sui volumi commercializzabili di kiwi nell'emisfero settentrionale e in quello meridionale, così come emerse dall'ultimo meeting IKO, svoltosi in Portogallo.

Giampiero Reggidori di Apo Conerpo ha presentato alcune delle cifre emerse, secondo le quali la stagione 2017 vedrà una flessione del 5% nei volumi commercializzabili di kiwi nell'emisfero nord, per un totale di 701mila tonnellate. Nel caso dell'Italia, la stima parla di una flessione del 13,6% rispetto al 2016, per un totale di 390mila ton. Anche l'emisfero Sud, che ha ormai concluso la sua stagione produttiva, ha visto una contrazione del 14,6% sul 2016, con volumi commerciali pari a 642mila tonnellate. Se si considera che le stime 2017 per quanto riguarda la Cina parlano di 1,35 milioni di tonnellate, è chiaro dove gli assetti futuri potrebbero spostarsi.


La presentazione dei dati IKO da parte di Giampiero Reggidori

Alla tavola rotonda hanno preso parte Craig Thompson, responsabile per le operazioni di Zespri in Europa (nonché a sua volta produttore di kiwi), Alessandro Perugini quale associato del Consorzio Kiwigold, Giampaolo Dal Pane della Summerfruit, nonché titolare della privativa sul kiwi giallo Dorì, Gabriele Farinelli della Agricolli Bio insieme a Marina Sulimenko, responsabile per l'export e la tracciabilità presso la stessa azienda, e il consulente agronomico Pietro Cimatti.


Rossella Gigli e Craig Thompson

Il panorama varietale del kiwi ha subito in anni recenti un vero e proprio stravolgimento: da una predominanza quasi assoluta del kiwi a polpa verde, la compagnia Zespri per prima cominciò a introdurre - già negli anni 2000 - i primi frutti a polpa gialla, di varietà Hort16A, oggi integralmente sostituiti dal più tollerante (alla batteriosi) SunGold.

La situazione al momento è tale per cui la richiesta del mercato, l'apprezzamento da parte del consumatore, e la conseguente maggiore remuneratività del kiwi a polpa gialla stanno orientando costitutori, produttori e aziende di commercializzazione verso questa tipologia. A confermarlo è lo stesso Thomson, affermando che se la Nuova Zelanda avesse continuato soltanto con la produzione del kiwi verde, avrebbe perduto posizioni; mentre oggi la collocazione commerciale del SunGold lascia ritenere che non soltanto le superfici andranno espandendosi, ma che presto potrebbero superare quelle del kiwi verde.


Un momento dell'intervento di Craig Thompson

Dello stesso parere anche i produttori italiani di analoghe cultivar a polpa gialla, quali appunto Consorzio Kiwigold e Summerfruit. Sia Alessandro Perugini sia Giampaolo Dal Pane hanno sottolineato l'importanza di aspetti quali l'appetibilità e la conservabilità per fare di un kiwi giallo un frutto di successo.

Marina Sulimenko, dal canto suo, reduce dalla esperienza dell'Asia Fruit Logistica di Hong Kong, ha confermato l'interesse da parte del mercato asiatico per proposte diversificate a livello di colorazione e di aspetto dei frutti.


Marina Sulimenko

Ovviamente ciò non deve lasciar presumere che ogni areale italiano sia necessariamente idoneo alla coltivazione del kiwi giallo (o anche di quello rosso, quest'ultimo essendo anche più sensibile alla batteriosi). Una soluzione potrebbe venire da impianti coperti, oppure dall'adozione di tecniche in fuori suolo, quali quelle che stanno sperimentando con notevole successo i Vivai Dalpane. Esistono in ogni caso zone del sud Italia con un notevole potenziale per l'actinidicoltura, quali la Calabria o il Metaponto, che potrebbero essere ulteriormente esplorate.


Giampaolo Dal Pane

In effetti, tutti hanno testimoniato un notevole differenziale di redditività tra il kiwi verde classico e quello a polpa gialla: quest'ultimo si colloca su un prezzo al produttore di €1,50, mediamente. La domanda verso il kiwi giallo appare in crescita e tale da poter rappresentare una componente essenziale per aumentare i consumi procapite di kiwi nei principali mercati. Si pensi che il consumo procapite in Europa si colloca intorno ai 2 kg l'anno, un quantitativo passibile di crescita, anche mediante mirate azioni di marketing e promozione.

Quel che è certo è che, come sottolineato tra gli altri da Gabriele Farinelli, a prevalere non sarà tanto la tipologia varietale di un kiwi, bensì la qualità percepita dal consumatore, vero giudice ultimo del successo (o dell'insuccesso) commerciale di un prodotto.


Gabriele Farinelli

Tra i parametri qualitativi ricordati dai partecipanti alla tavola rotonda, ci sono da evidenziare due diverse "scuole di pensiero": una concentrata più sul grado Brix, ossia sul tenore zuccherino del kiwi, l'altra - come nel caso di Zespri - fondata sul contenuto di sostanza secca. Secondo quanto testimoniato dal rappresentante di Zespri Europa, infatti, è sulla scorta di una serie di panel test condotti presso i consumatori che oggi la compagnia neozelandese fa di questo parametro quello principale per orientare la viabilità commerciale del prodotto. Alessandro Perugini ha citato invece l'impiego della tecnologia near infrared NIR per la determinazione del giusto profilo qualitativo dei kiwi da immettere in commercio.


Alessandro Perugini

Tutto ciò va tuttavia inquadrato nel contesto più generale di cui abbiamo accennato all'inizio e cioè le prospettive future per un paese, quale l'Italia, che sta attraversando un contingente momento di calo produttivo e che dovrà confrontarsi con nuovi competitor. La tavola rotonda si è dunque interrogata sulla provocatoria questione se siamo di fronte a una sorta di decrescita felice, o se ci sono ancora spazi per un ruolo da protagonista per il nostro Paese.

Che in realtà esista un mercato potenziale per qualunque tipo di prodotto, è stato ben sottolineato dalla Sulimenko, nella sua analisi sui diversi livelli di maturità e di consapevolezza raggiunti dai vari Paesi e sui quali il kiwi italiano potrebbe essere ancora spendibile. Se esistono infatti mercati maturi, alla ricerca di novità o di specialità, per altre aree geografiche il kiwi rappresenta comunque un frutto esotico, ancora tutto da scoprire.

Dal canto suo, Giampaolo Dal Pane non ha mancato di sottolineare l'importanza di una comunicazione più orientata alle proprietà nutraceutiche e salutistiche del kiwi, oggi più noto per il suo contenuto di vitamina C che non per altre sostanze come per esempio l'arginina. E' altresì chiaro, secondo il vivaista, che una crescita del settore potrà esistere solo nella misura in cui essa sarà connotata da organizzazione e selettività, anche perché non tutti possono fare le stesse cose. Bisognerà partire da un prodotto valido e poi conferirgli forza commerciale; l'aggregazione diventa in tal senso un fattore imprescindibile di competitività.

Zespri ha compiuto - anche in Italia - un lavoro importante, dal quale trarre ispirazione. Dello stesso parere - e cioè del prendere esempio dalla Nuova Zelanda - pure Gabriele Farinelli. Craig Thompson ha sottolineato l'importanza dell'Italia nell'ambito del piano strategico della compagnia, che mira a ottenere una fornitura di kiwi per 12 mesi l'anno, sottolineando inoltre la specializzazione monoprodotto di Zespri ("nella Bay of Plenty non produciamo alcun altro frutto", ha ricordato); cosa per cui non è stato sottovalutato alcun aspetto relativo alla coltivazione e commercializzazione del kiwi.

Pietro Cimatti si è detto fiducioso nella crescita del settore, non fosse altro per l'evoluzione demografica in paesi come Cina e India, che oggi rappresentano non soltanto una buona parte della popolazione mondiale, ma in futuro ne rappresenteranno anche una buona fetta del reddito disponibile.


Pietro Cimatti

Alessandro Perugini ha commentato che se la decrescita interessa solo il kiwi verde, mentre nel frattempo aumenta quello giallo, allora si può parlare di un fenomeno positivo. Anche perché tutto ciò prelude a prezzi superiori, nel futuro, sempre che la commercializzazione venga supportata da adeguate azioni di marketing.

Le conclusioni sono andate a Vittorio Sambucci, organizzatore insieme a Roberto Morrillo dell'evento Agri Kiwi Expo. Egli ha sottolineato il primato nella produzione di questo frutto dell'Italia in generale e della provincia di Latina in particolare, laddove si stanno compiendo investimenti importanti che interessano anche le nuove varietà.


Vittorio Sambucci

"Non siamo secondi a nessuno, e possiamo competere con tutti i migliori produttori del mondo". Questo il commento e l'auspicio finale di Sambucci nel ringraziare tutti coloro che hanno preso parte all'edizione 2017 di Agri Kiwi Expo (clicca qui per l'album fotografico integrale sull'evento).

Sotto: foto di gruppo a conclusione dei lavori - Da sinistra a destra: Pietro Cimatti, Marina Sulimenko, Gabriele Farinelli, Giampaolo Dal Pane, Roberto Morrillo. Vittorio Sambucci, Rossella Gigli, Craig Thompson e Alessandro Perugini.

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