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Legge contro il caporalato: Fruitimprese Veneto ne critica alcuni aspetti

Il tema della legge contro il caporalato ha tenuto banco all'assemblea annuale di Fruitimprese Veneto. Ieri pomeriggio, mercoledì 14 dicembre 2016, a Colognola ai Colli (Verona), l'associazione regionale guidata da Stefano Pezzo, facente parte di Fruitimprese nazionale, ha fatto il punto sulla Legge del 29/10/2016. Più di 70 gli imprenditori presenti.

 

"C'è un po' di preoccupazione – ha dichiarato Pezzo, introducendo i lavori – perché la legge non è chiara. Vogliamo capire meglio se ci sono rischi reali rispetto a imperfezioni di forma. Non è solo una legge contro i caporali, ma rischia di esserlo contro tutti i datori di lavoro. E' stata scritta in soli 70 giorni. Abbiamo proposto degli emendamenti, ma non sono mai stati accettati. Prima del 4 novembre, la legge colpiva i caporali, oggi è rivolta anche agli imprenditori".

 

"Le imprese - ha aggiunto Pezzo - che sono organizzate, certificate e che seguono già tutti i protocolli sulla sicurezza, non avranno aggravi di costi. Qualche difficoltà in più le avranno invece gli altri imprenditori. Abbiamo organizzato questo evento per informare i nostri soci, in modo che nessuno possa cadere in errore per ignoranza".


Da sinistra, Gualtiero Roveda (consulente), Stefano Pezzo (presidente Fruitimprese Veneto), Carlo Bianchi (coordinatore Fruitimprese nazionale).

A entrare nei dettagli è stato l'avvocato Gualtiero Roveda, esperto di livello nazionale su questa materia e consulente per Fruitimprese. "Siamo in un periodo transitorio. Il Ministero deve ancora rilasciare le linee guida. Fino a quel momento, possono esserci dei dubbi interpretativi. Se siete in regola, non dovete preoccuparvi. Non credo che nessuno di voi sfrutti i dipendenti. Tutti voi rispettate i contratti e seguite le norme sulla sicurezza. Ma siate sempre attenti a tutti gli aspetti, agli orari di lavoro, ai giorni di riposo".



Un aspetto criticato della normativa è quello concernente igiene e sicurezza sul posto di lavoro. Un giudice potrebbe considerare l'imprenditore un "caporale", anche nel caso esistano criticità di livello formale in merito alla sicurezza sul lavoro. "E se in buona fede fornite un alloggio precario – ha aggiunto l'avvocato - anche momentaneo, a una persona vostra dipendente che è senza casa, rischiate di essere definiti caporali".

 
Tanti gli imprenditori che hanno partecipato all'assemblea.

In altre parole, se il lavoratore andasse a dormire sotto un ponte, l'imprenditore rischierebbe meno che se lo alloggiasse precariamente in una vecchia casa.

 

Stefano Pezzo ha raccontato un paio di aneddoti. "Due nostri colleghi pugliesi hanno incontrato alcune complicazioni. Nel primo caso si tratta di un'azienda molto grande, che produce uva. Ha avuto una verifica in campagna e gli hanno contestato la mancanza dei servizi igienici... nei vigneti! C'è stata la segnalazione alla Procura della Repubblica".

"E, proprio questa mattina, in un'altra ditta pugliese che lavora le verdure, ha avuto luogo un incidente perché un'operaia è scivolata. In questo caso, i Carabinieri sono arrivati prima dell'ambulanza. Pare che quando si chiama il 118 da un'azienda, ora arrivino in automatico i Carabinieri che bloccano il lavoro. Hanno fatto domande a tutti, con colloqui personali. L'operaia ha avuto prognosi di 10 giorni. Ma pare che se la prognosi fosse stata superiore ai 30 giorni, l'azienda sarebbe stata posta sotto sequestro. Ma è possibile?".


Un momento della cena sociale.

La risposta di Roveda: "Sono fatti da verificare. Mi sembra strano che sia stata effettuata una segnalazione alla Procura per violazione della normativa sul caporalato solo per la mancanza del bagno chimico in campagna. Anche il resoconto sul secondo caso mi suscita perplessità. E', infatti, ammissibile il sequestro preventivo dell'azienda solo nel rispetto dei principi di proporzionalità, adeguatezza e gradualità previsti dal codice di procedura penale, al fine di evitare un'esasperata compressione del diritto di proprietà e di libera iniziativa economica e risulti impossibile conseguire il medesimo risultato con una misura interdittiva meno invasiva".

Ma la legge non è precisa, è stato ribadito, e lascia troppo spazio all'arbitrio. Se ad esempio non ci sono le scarpe antinfortunistiche in dotazione, siamo in presenza di uno sfruttamento equiparabile al caporalato? La legge non lo specifica bene; c'è troppo spazio all'interpretazione. Al contempo, le pene non sono trascurabili: nei casi di violazioni più gravi è previsto l'arresto e la confisca dell'azienda.

Sul tema del caporalato sono intervenuti anche gli esperti della Divisione Agroalimentare di Openjobmetis: "la somministrazione, oltre ad essere l'unico strumento di flessibilità positiva, è una valida opportunità per le aziende per evitare di incorrere negli indici di sfruttamento cui fa riferimento la Legge".

La cena sociale che ha concluso l'incontro, svoltasi presso il ristorante "Posta Vecia", è stata organizzata in collaborazione con Acros e Ulma Packaging.

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