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Le cooperative rappresentano il 32% della Produzione Lorda Vendibile agricola nazionale

"Riconfermati la dinamicità delle cooperative agroalimentari, l'incremento del loro giro d'affari e la stabilità occupazionale tendente, anzi, alla crescita". Queste le parole pronunciate il 6 dicembre a Roma, al Palazzo della Cooperazione in via Torino, da Giorgio Mercuri, presidente dell'Alleanza delle Cooperative agroalimentari.


Mercuri

Scopo dell'appuntamento la presentazione dal rapporto annuale dell'Osservatorio della cooperazione agricola italiana, istituito dal ministero delle Politiche agroalimentari e forestali e sostenuto dalle quattro organizzazioni di rappresentanza di settore (Agci-Agrital, Fedagri Confcooperative, Legacoop Agroalimentare ed Unicoop), rilevazione ed elaborazione dei dati curate da Nomisma. A trainare il settore è il Nord che fa registrare il 31% delle cooperative per un giro d'affari di 26,7 miliardi, il 77% del totale di settore.



"La realtà produttiva della cooperazione costituisce il 32% della Produzione Lorda Vendibile agricola nazionale – ha proseguito Mercuri - e il 23% del fatturato alimentare italiano sul versante della trasformazione dei prodotti, attraverso una rete di imprese particolarmente virtuose, caratterizzate da una mutualità dei conferimenti pari all'82% e che arriva al 92% nel Sud Italia".

All'incontro, moderato da Gennaro Sangiuliano, vicedirettore del Tg1-Rai, hanno preso parte Andrea Olivero, viceministro delle Politiche agricole, Ersilia Di Tullio, responsabile cooperazione Nomisma, il professore Corrado Giacomini, già ordinario di Economia agro-alimentare presso il Dipartimento di Economia e preside della Facoltà di Economia dell'Università di Parma, Pier Paolo Rosetti, direttore generale Conserve Italia, Claudio Mazzini, responsabile settori Ortofrutta, Freschi e Freschissimi di Coop Italia, Giuliano Carletti, AD di Parmareggio, Fabio Maccari, direttore generale di Mezzacorona (leggi anche articolo correlato).



Il 2015 è stato un anno piuttosto singolare, crescita del 2,7% sul fatturato medio delle imprese di settore, ma un giro d'affari che è in calo del 3,6% rispetto al 2013, fermo a 34,821 miliardi di euro e dovuto a una contrazione dei consumi, alla congiuntura economica sfavorevole di questi ultimi anni che ha portato anche a un abbassamento dei prezzi. Eppure le cooperative agroalimentari non hanno mollato un solo dipendente, anzi c'è un accenno di risalita d(0,4%) e rimane stabile il monte complessivo delle retribuzioni. Un fatto piuttosto anomalo, quest'ultimo, per un settore produttivo, come è stato fatto notare dal viceministro Andrea Olivero.


Olivero

"Dal Rapporto 2016 emerge la straordinaria resilienza della nostra cooperazione – ha detto Olivero - Siamo di fronte a un comparto che, a fronte di una riduzione di fatturato, ha una seppur lieve crescita di occupazione. Non è un dato normale nel mondo economico e lo sappiamo perfettamente. Ci troviamo di fronte invece alla capacità straordinaria della cooperazione di trovare soluzioni adeguate nei diversi comparti e di affrontare anche crisi drammatiche talvolta con intelligenza e capacità di fare rete".

Il fatturato cooperativo vede primeggiare il settore delle carni con 9,2 miliardi di euro, poi l'ortofrutta con 8,4 miliardi, latte a 6,4, servizi a 5,1 poi il vino a 4,3 e altri settori a 1,3 miliardi di euro.



"Abbiamo toccato con mano in questo anno – ha detto il viceministro – che di fronte a crisi molto importanti, come quella del lattiero caseario, la capacità aggregatrice del mondo della cooperazione e la capacità di valorizzazione delle produzioni, in particolare con produzioni ad alto valore aggiunto e indicazioni geografiche, è stato un punto fondamentale di valorizzazione e di tenuta di un intero comparto produttivo. Qui bisogna rendere merito con nettezza al mondo della cooperazione: senza questa straordinaria rete e questa capacità imprenditoriale di valorizzazione dei prodotti, non avremmo tenuto come abbiamo tenuto. Sia per le vicende più difficili che stanno attraversando alcuni comparti, sia per le più alte soddisfazioni, penso all'export, la scelta cooperativistica è la scelta vincente che può darci i migliori risultati".

E proprio sul fronte delle esportazioni le cooperative agroalimentari toccheranno i 6,6 miliardi di euro nel 2016, con l'export dell'Ortofrutta aumenta del 6,9%, dati che sottolineano "la propensione della cooperazione ad accompagnare le nostre imprese all'estero – ha rimarcato Olivero – Un dato importante è come le top imprese riescono a imprimere l'accelerazione rispetto ai numeri assoluti. Ciò ci deve far riflettere soprattutto in questa fase in cui ci confrontiamo con nuovi mercati per andare sui quali bisogna avere grandi numeri. Noi siamo innamorati del nostro piccolo e bello, dobbiamo però studiare le modalità perché ci possa essere massa critica. Lo strumento della cooperazione è l'unico che, da questo punto di vista, ce lo può garantire fino in fondo".



Ed ecco che le dimensioni fanno la differenza, come la capacità di aggregazione e qui la discrasia fra Nord e Sud: in totale il settore conta su 4.722 imprese, 90.542 addetti con una media in fatturato di 7,4 milioni di euro e 19 addetti a impresa, ma a Sud la media è di 2 milioni per cooperativa, mentre a Nord il fatturato medio è a quota 13 milioni; Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto ed Emilia Romagna rappresentano il 77% del fatturato di tutto il comparto.

L'Emilia Romagna con quasi 13 miliardi di euro detiene il 38% del fatturato nazionale e il maggior numero di aziende (694 imprese), mentre a Sud primeggiano Sicilia e Puglia, rispettivamente con fatturati da 894 milioni di euro e 819 milioni. Le cooperative agroalimentari si distribuiscono al 46% nel Nord, 14% al Centro e 40% al Sud.

Autore: G.G. per FreshPlaza

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