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Ingenti investimenti in nuovi impianti, specie di melo

Effetti dell'embargo russo: 'Presto i paesi ex-URSS saranno autonomi per il materiale vivaistico'

A Interpoma, la fiera melicola che da poco ha battuto la decima edizione, abbiamo incontrato Silvia Salvi, titolare dell'omonima azienda vivaistica, la Salvi Vivai, specializzata in fragole, quindi in piante di melo, di pero e di ciliegio. L'occasione è utile per gettare uno sguardo sul come stia evolvendo il settore delle piante da frutto, in Italia e all'estero.

Melo: dominano le rosse
"Quest'anno – ci spiega la Salvi – abbiamo commercializzato molto verso l'estero, meno in Italia, dove ora (sul fronte dei nuovi impianti, ndr). C'è una tendenza verso le mele rosse, riscontrabile in tutta Europa e fuori. Il mercato Russo, per esempio, è principalmente attirato da mele rosse in generale, nello specifico le tipologie Gala, Red Delicious, Fuji. ".

"Commercialmente – riprende - la Gala ha ancora molto spazio, considerando anche che viene bene un in tutti gli areali produttivi, dal Trentino Alto Adige al Veneto, all'Emilia-Romagna, a differenza ad esempio della Fuji che ha qualche problema di alternanza e che in alcune zone non colora", tant'è che proprio a Interpoma sono stati presentati dei cloni di Fuji che intendono ovviare a questi problemi.


Silvia Salvi, titolare della Salvi Vivai. Qui fotografata nello stand dell'azienda a Interpoma 2016.

Anche la Jeromine, la medaglia di bonzo delle piante di melo commercializzate dalla Salvi Vivai, è una mela rossa: "Colora molto, al 100% e va forte in Piemonte per l'Italia".

Sul fronte export una fetta della domanda è venuta proprio dall'area ex-URSS, oggi paesi satelliti della Russia: tra loro Kazakistan e Ucraina in testa. "Parliamo – specifica Silvia – di aziende molto grandi e strutturate, che in pochi anni sono in grado di investire anche su mille e più ettari di frutteto, con impianti connessi. Seppur in maniera minore, anche paesi come la Serbia e la Moldavia stanno crescendo molto". L'embargo russo ha aperto loro la strada per accedere a uno dei maggiori mercati di consumo delle mele: quando Putin ha chiamato, non se lo sono fatti ripetere due volte e hanno iniziato a investire, investire pesantemente, su tutti i fronti. "Piano piano stanno diventando autonomi, anche sul fronte vivaistico. E' la politica di Putin: diventare autosufficienti", chiosa la titolare della Salvi Vivai.

Ciliegio: fratello minore del melo
Insieme al melo, è l'albero da frutto principe nell'export della Salvi Vivai. Se escludiamo la Grecia, i mercati esteri più importanti si stanno rivelando paesi come la Serbia, la Moldavia, quelli dell'ex blocco sovietico, a partire da Kazakistan e Ucraina. Notate qualcosa di particolare? Sì, sono gli stessi mercati del melo: "Sono – spiega la Salvi - paesi che fanno tanto melo e che, accanto, provano anche le ciliegie", questo perché le due colture, dal punto di vista del calendario produttivo, non si pestano i piedi a vicenda e perché negli stessi areali dove puoi fare l'uno puoi fare anche l'altro. Chiaramente, la bilancia commerciale è nettamente a favore del melo.


Lo stand della Salvi Vivai all'ultima edizione di Interpoma, a Bolzano.

Tuttavia, il ciliegio sembra stia andando bene anche in Italia. "In Italia le nostre vendite sono aumentate. Puntiamo soprattutto sulle varietà della linea Sweet®, licenziata dall'Università di Bologna, e che sta avendo successo sia qui in Italia e all'estero, perché in tutte le sue varietà produce una ciliegia che i mercati vogliono: grossa e colorata".

Fragole: a ciascuno la sua
Altra punta del tridente d'attacco della Salvi Vivai, dato che ne produce 120 milioni di piantine all'anno (cfr. FreshPlaza del 18/07/2016). Nelle scorse settimane è partita la commercializzazione delle piante fresche che l'azienda produce in una propria succursale polacca, mentre a breve partirà la commercializzazione delle piante frigo prodotte in Italia. Le prime prendono la via delle aree di produzione più calde: Grecia, Spagna e Sud Italia.

I primi due paesi "sono affezionati soprattutto a una varietà, la Cimarosa*, che producono per il mercato russo, potendo ancora esportare verso quel paese. Nel Sud Italia (Sicilia, Calabria, Campania e Basilicata) cercano invece varietà come Flavia* e Flaminia*, cioè che siano produttive e che abbiano una buona shelf life, perché il frutto deve reggere al trasporto e alla conservazione", riprende la titolare della Salvi Vivai.


La produzione di piante di fragole alla Salvi Vivai, nel ferrarese. (Foto d'archivio)

Sulle piante da frigo invece la produzione partirà a breve, per proseguire poi fino a febbraio ma, spiega Salvi, "da un mese abbiamo iniziato con le piante in tray e mini-tray che richiedono una lavorazione particolare e che, una volta pronte, commercializzeremo verso l'estate, soprattutto in Francia, Belgio e Paesi Bassi per la produzione sotto serre di vetro. In questo caso (le piante in tray e mini-tray, ndr) si tratta di una tipologia di coltura molto specializzata nel panorama della fragolicoltura, che entra in produzione a 40 giorni dal trapianto per poi produrre tutta l'estate: sono produttori molto esigenti per i quali il materiale vivaistico deve essere perfetto".

Sul fronte varietale, le fragole più commercializzate dalla Salvi Vivai sono Clery* ("La più coltivata in Euroa", specifica la titolare), Aprica*, Sevilla*, Primy* e Murano*. Quest'ultima è una rifiorente "che abbiamo a catalogo già da qualche anno, ma che ora sta andando forte in Francia e Olanda". In generale, conclude Silvia Salvi, "nella fragolicoltura la tendenza è verso la produzione in coltura protetta dove, rispetto a una coltivazione in piano campo, hai meno malattie, mentre il raccolto è anticipato e dura di più".

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