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Ora serve la (ri)costruzione di una filiera italiana

La canapa e' come il maiale del mondo vegetale: non si butta via niente!

A seguito dell'approvazione in via definitiva della legge per la promozione della filiera della canapa (leggi precedente articolo), FreshPlaza ha intervistato un produttore già operante in questo settore: si tratta di Vittorio Di Sessa della Agri.Api.Bio Srl di Cassino (provincia di Frosinone).

Vittorio commenta: "Questa legge è un passo in avanti, anche se forse non è esattamente come la volevamo noi. Anche se non c'è più l'obbligo di denuncia, i controlli vengono affidati al Corpo Forestale; questo significherà dover ricreare dei dossier per ogni singolo produttore, come era stato fatto precedentemente con i Carabinieri. In ogni caso, Assocanapa si è mossa molto bene e interpretiamo questa normativa come il primo passo per creare finalmente una filiera organizzata della canapa".


Vittorio Di Sessa e Fernanda Giallonardi

Parlando con Vittorio, scopriamo che l'Italia - fino agli anni '50 del Novecento - era il secondo produttore al mondo di canapa, sia in termini di volume sia in termini di qualità: "Eravamo secondi soltanto all'Unione Sovietica. Poi, con l'avvento del proibizionismo, tutto è stato soppresso, senza considerare però le grandi potenzialità di questa coltura".


Coltivazioni di canapa in Italia, negli anni Trenta.

Scherzosamente, il produttore definisce la canapa come il maiale del mondo vegetale: quel suino, insomma, di cui la cultura contadina dice che non si butta via niente. E infatti è proprio questo il caso della canapa: una coltura che può essere utilizzata dalla radice fino al seme, senza sprecare nulla, e dotata pertanto di grandi potenzialità in molti settori diversi. Dal tessile, all'agroalimentare, dalla capacità delle radici di ripulire i terreni dai metalli pesanti, fino alla possibilità di realizzare un'ampia gamma di prodotti naturalmente senza glutine.



Sul piano della semplificazione, la nuova legge italiana consente la coltivazione della canapa senza necessità di autorizzazione. Inoltre, il Mipaaf destinerà annualmente una quota delle risorse disponibili dei piani nazionali entro il limite massimo di €700mila. Su questo aspetto Vittorio commenta: "Questi fondi potrebbero essere molto utili, soprattutto se saranno spesi bene. Quello che serve oggi, infatti, è creare da zero una filiera, quella della canapa, al momento soltanto abbozzata".

Ciò che il produttore intende dire è che la materia prima necessiterebbe di centri di raccolta e di lavorazione, che però al momento sono presenti soltanto in provincia di Torino, a Carmagnola, e a Bari. Per potenziare questo settore e renderlo economicamente vantaggioso, ai coltivatori servirebbe poter conferire il materiale vegetale in un raggio di non più di 100 km dal luogo di produzione.



Da un ettaro di canapa, infatti, si ricavano circa 1 tonnellata di seme, e circa 9 tonnellate di materiale grezzo: "Le canne vanno spaccate, sfibrate e la fibra va pettinata per essere utilizzabile dai cotonifici - spiega Vittorio - questa prima lavorazione della materia grezza non possiamo farla noi. Se potessimo conferire però il prodotto a dei centri di lavorazione, un ettaro di canapa ci potrebbe rendere anche 10 volte tanto rispetto ad oggi!".

Oltre agli utilizzi nel tessile e nella bioedilizia, la canapa offre un seme naturalmente privo di glutine, potenzialmente idoneo alla realizzazione di latte, formaggi, prodotti da forno per celiaci e in aggiunta ricchi di sostanze ad alto valore nutrizionale.




"La canapa è una vera miniera. Non fosse stato per quelli che hanno preso a fumarsela, scatenando i veti alla cannabis, oggi forse la nostra produzione sarebbe ancora leader nel mondo. Con la crisi che c'è in giro, penso che moltissimi si lanceranno in questo settore, adesso che è stato finalmente normato".


La crema spalmabile di canapa prodotta dall'azienda di Vittorio (leggi anche precedente articolo).

Alla domanda se ciò aumenterà la concorrenza nel settore, Vittorio conclude: "Essere in competizione significa trovare stimoli a fare sempre meglio, creare nuove alternative, ideare nuovi prodotti. Io per esempio mi sono inventato una crema di canapa diversa rispetto a quella che altri proponevano (vedi foto sopra, ndr). Io vedo la concorrenza come qualcosa di costruttivo, sempre che si parli di fair play. Detto questo, comunque, la filiera della canapa costituisce una grande opportunità per il nostro Paese ed è l'occasione per ritornare ad essere tra i primi produttori al mondo in questo segmento".

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