Le carote devono essere dritte. Le mele perfettamente lucide. Le banane senza macchia alcuna. Altrimenti, nulla da fare. Più che una selezione all'ingresso, è una vera e propria selezione all'ingrosso quella che ogni giorno subiscono frutta e verdura prima di accedere al circuito della grande distribuzione. Il risultato è che ogni anno in Italia almeno 10 milioni di tonnellate di cibo ancora perfettamente commestibile finiscono al macero. Uno schiaffo alla crisi, verrebbe da dire, ma soprattutto un danno senza sempre più serio e preoccupante all'ambiente e all'economia.

Lo spreco alimentare però può essere intercettato, contrastato e ridotto. Lo dimostra la storia di Senza Spreco, un progetto educativo ideato dalla cooperativa fiorentina Le mele di Newton che mira a ridurre gli effetti dello spreco alimentare. In che modo? Anzitutto con un'azione di sensibilizzazione e informazione nelle scuole. In secondo luogo inserendo nuovamente, attraverso un secondo circuito di vendita, gli alimenti scartati dalla grande distribuzione.

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In questi anni infatti, il team guidato da Jacopo Visani, Giulia Lombardo e Marta Zanieri, ha messo a punto sul proprio sito un market place che offre ai propri utenti la possibilità di acquistare a prezzi iperscontati le eccedenze alimentari di grossisti e venditori.

Un'operazione, questa, dai molteplici risvolti positivi. Ambientali, perché il cibo "recuperato" non va ad impattare ulteriormente sull'ecosistema. Economici, perché gli alimenti reintrodotti in questa seconda filiera permettono ai commercianti di limitare la quota di invenduti e agli utenti di risparmiare sulla spesa. Sociali, perché una parte di questi alimenti viene offerta gratuitamente da Senza Spreco alle associazioni umanitarie che operano sul territorio. Ambiente, economia e società, le tre anime dello sviluppo sostenibile.