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Agrofarma chiede maggiore attenzione per l'Igp Carciofo Romanesco del Lazio

"L'Italia è il primo produttore mondiale di carciofi (circa 500mila tonnellate all'anno). Nonostante ciò, ne importa ogni anno circa 10mila tonnellate, principalmente da Spagna, Tunisia ed Egitto, quindi anche da luoghi caratterizzati da norme di sicurezza e qualità decisamente più blande delle nostre. Questo volume, superiore a quello esportato, lascia intendere come ci sia ulteriore spazio di crescita per il settore".

Così sottolinea Agrofarma - l'Associazione nazionale imprese agrofarmaci che fa parte di Federchimica - nell'ambito della sua campagna "SoSpeciality", volta a sensibilizzare le istituzioni circa la valorizzazione e la tutela dei prodotti tipici locali fra cui, nel Lazio, figura proprio il carciofo romanesco Igp, la cui coltivazione interessa soprattutto la zona dei Lepini e dell'Agro Pontino.

I territori di Sezze, Priverno, Sermoneta e Pontinia, con la sola Lariano - per quanto riguarda le zone limitrofe che guardano alla Capitale - sono indicate per la produzione Igp del carciofo romanesco.

Il carciofo romanesco - che per il 4% del totale nazionale viene prodotto nel Lazio - è minacciato sia sul fronte della concorrenza a basso costo - e dunque anche della qualità - sia su quello dei pericoli naturali.

"Nematodi, gasteropodi e insetti vari, fra cui in particolare la nottua del carciofo e la depressaria, oltre che ovviamente i roditori - aggiungono da Agrofarma - costituiscono le avversità naturali cui gli agricoltori devono far fronte per tutelare i frutti del loro lavoro e per far sì che giungano sani e gustosi sulle nostre tavole".

"Per un efficace sistema di tutela, dunque - concludono da Agrofarma -, non si può prescindere dal considerare le problematiche più ostiche per l'agricoltore, che incidono sulla qualità e quantità disponibile della specialità agricola".

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