In Sardegna, la raccolta è cominciata la scorsa settimana (43ma del 2015), ma entrerà nel vivo verso metà novembre, per proseguire poi, grazie all'alternanza tra le diverse cultivar, fino a metà maggio. "Tutto però dipenderà dal clima - precisa Salvatore - visto che la coltivazione dei carciofi avviene in campo aperto".
Agricola Campidanese ha al proprio attivo ben 400 ettari di Carciofo Spinoso, 300 di tipo Romanesco e 200 di altre varietà. "Il carciofo Romanesco sta diventando molto importante per noi - prosegue il manager - vista la forte richiesta da parte del Centro Italia, che ne consuma molto di più rispetto al Nord Italia".
Sopra e sotto: alcune tra le tante diverse varietà di carciofo.
Il consumo italiano di carciofo, in effetti, è connotato da un forte attaccamento agli ecotipi locali. Come precisa Salvatore: "Un consumatore veneto, per esempio, che non è tradizionalmente abituato a un carciofo con le spine, non acquisterà mai uno Spinoso sardo; così in Toscana andrà un carciofo tipo Morello, mentre nel Lazio il Romanesco, anche di II categoria, si venderà sempre meglio del miglior carciofo Spinoso sardo di I categoria".
La produzione sarda di carciofo compete, sul mercato italiano, con quelle di altre regioni come Puglia, Sicilia, Campania e Lazio.
Diverso il discorso per quanto riguarda il mercato estero. Qui occorre agevolare gli acquirenti, proponendo soluzioni di consumo più semplici per un ortaggio certamente "complesso" come il carciofo. "A breve - ci anticipa Lotta - lanceremo sul mercato proprio una nuova modalità di presentazione per il carciofo. In ogni caso, ritengo che il segreto per il successo commerciale stia nella capacità di anticipare le tendenze; un po' come accaduto nel caso della mini-anguria. L'abbiamo introdotta nel 2007, guardati con scetticismo se non con ironia. Oggi il mercato ci ha dato ragione e dall'estero, dove ci siamo affacciati per la prima volta proprio quest'anno, ci chiedono angurie di pezzature non superiori a 1,1 kg!".
Tornando al carciofo, l'OP Agricola Campidanese ospita anche un campo prova per i progetti di ricerca regionali finalizzati al risanamento varietale degli ecotipi locali di carciofo, che rischiano di "imbastardirsi", perdendo in termini di produttività e di sapore. "Prendiamo il caso del Violetto di Provenza, per esempio - spiega ancora Salvatore - Venne importato in Sardegna 40 anni fa e qui trovò condizioni ideali per il suo attecchimento, diventando fonte di reddito per decenni. Oggi non riusciamo più a produrlo. Serve dunque un'accurata opera di risanamento varietale, che sarebbe però tanto più efficace se la ricerca potesse coinvolgere i migliori talenti italiani intorno a questi temi comuni, invece che rimanere sparsa e scollegata. Gli Spagnoli ci insegnano, da questo punto di vista, quanto sia importante, in termini di efficienza e di avanzamento, fare squadra sul fronte della ricerca in agricoltura".
Salvatore Lotta conclude: "Uno dei limiti del sistema agricolo italiano sta nell'individualismo delle singole imprese, ad eccezione di pochi gruppi di una certa entità. Per crescere, occorre invece strutturarsi meglio. Io propongo di dedicare una giornata al tema dell'aggregazione in occasione di una delle prossime fiere ortofrutticole in programma".
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