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Nota di aggiornamento sulla moria del kiwi in provincia di Verona

In provincia di Verona la moria del kiwi è oggetto di notevole attenzione da parte dei frutticoltori, delle loro associazioni e delle autorità regionali (FreshPlaza 17/09/2013; 7/10/2013; Foroni, 2013; Consorzio di Tutela Kiwi del Garda, 2013). La diagnosi è problematica. Bassa tensione di ossigeno nel terreno a seguito di eccesso di acqua associata a chiusura dei pori per accumulo di materiali trasportati dalla irrigazione per scorrimento è stata ritenuta fattore scatenante l’avvio del decadimento delle piante culminante nella moria (Xiloyannis, 2013).

Nel periodo maggio-giugno 2013 in numerose aziende hanno avuto luogo scoppi epidemici e il quadro sintomatologico è stato descritto (Tacconi, 2013). In questa nota si riferiscono i risultati di un monitoraggio fatto a metà settembre 2013 in 20 aziende distribuite in una area a sud-ovest di Verona nei comuni di Sommacampagna, Villafranca e Valeggio sul Mincio, finanziato dal Consorzio di Tutela Kiwi del Garda.


Ampia chierica di moria al centro di un frutteto. Nella pianta in primo piano sono visibili disseccamenti parziali di foglie comuni in fase iniziale della moria. Foto: Tosi, AGREA Centro Studi.

Le piante affette da moria sono più spesso associate a chieriche (foto sopra). Le chieriche sono visibili a distanza e localizzate talora alle estremità o agli angoli del campo, in zone a minor livello, altre volte anche al centro, coinvolgendo gruppi di piante di tratti di file contigue. Sia nelle chieriche che lungo la fila ad una o poche piante morte sono associate in vicinanza piante sofferenti mostranti un riconoscibile gradiente dello stato di moria, decrescente di intensità con la distanza. In fase iniziale le piante presentano sui rami di una o più branche poche foglie affette da disseccamenti parziali, marginali e/o apicali, di colore bruno, associati a deformazioni del lembo.

Progredendo la malattia, le aree disseccate si espandono nei lembi e i disseccamenti si manifestano sulla maggior parte delle foglie. In fase terminale al disseccamento di tutte le foglie delle branche segue la filloptosi. La malattia ha esito letale. Le piante morte, brune e spoglie, sono ben riconoscibili al centro delle chieriche o dei gruppi di piante lungo una fila.

Per il campionamento sono state scelte piante mostranti stato intermedio di moria (sofferenza, scarsa vegetazione, presenza di una o più branche aventi foglie con necrosi apicali e/marginali) escludendo piante in stato di deperimento avanzato o morte. L’esame del colletto non ha evidenziato necrosi corticali nella maggior parte dei casi; solo in due giovani piante di recente messe a dimora sostitutiva si è constatato presenza di ampi cancri corticali. Rimuovendo gli strati superficiali del terreno sono stati cercati e prelevati tratti di radici intermedie e distali (10-15 cm di lunghezza), lineari o biforcate, fino ad ottenere un campione di almeno 4-6 segmenti per pianta.

In ogni frutteto il campione è stato preso più spesso in una sola pianta, in pochi casi da due. Due campioni di radici sono stati presi da piante asintomatiche nella parte epigea e usati come controlli di piante non affette da moria. Tutte le piante campionate sono risultate affette da marcescenza più o meno grave delle radici; in alcuni casi non si è riusciti a constatare presenza di radici attive.

I campioni di radici sono stati analizzati in laboratorio ipotizzando la presenza di fitoftore, ovvero di oomiceti del genere Phytophthora o di generi affini notoriamente fitopatogeni, disseminati da propaguli mobili in acqua, compatibili da un punto di vista eziologico sia con il tipo di distribuzione in campo delle piante affette da moria, sia con il tradizionale metodo locale di irrigazione per scorrimento. Da 2-4 segmenti selezionati e lavati per campione sono stati asportati con bisturi pezzetti di tessuti (corteccia/legno) dalle zone di passaggio tra tessuti apparentemente inalterati di colore biancastro e quelli marcescenti imbruniti; la grave marcescenza delle radici non sempre ha consentito il riconoscimento della zona di transizione.

Qualche pezzetto è stato asportato anche da aree localizzate, brune, marcescenti lungo il percorso di tratti intermedi di radice. I frammenti di tessuto sono stati usati per l’isolamento diretto tradizionale e per la estrazione di DNA da cui amplificare via PCR sequenze ITS conformemente ai protocolli molecolari per l’identificazione.

L’isolamento diretto ha prodotto colonie riferibili per fenotipo a fitoftore (foto sotto) in 7 campioni su 18 di piante sintomatiche nella parte epigea; l’analisi del DNA estratto dalle 7 colture pure ha prodotto ampliconi che sottoposti a sequenziamento sono risultati riferibili ai generi Phytophthora (6) e Pythium (1); tra le fitoftore, due colture sono state identificate con analisi dei profili di restrizione come ceppi delle specie P. cryptogea e P. citrophthora.


Caratteristiche colonie di Phytophthora su agar patata glucosato identificate ai saggi molecolari come P.cryptogea (a sinistra), P.citrophthora (a destra). Foto: Bertaccini, DipSA.

Il DNA estratto dai campioni dove l’isolamento non ha avuto successo ha prodotto ampliconi riferibili al genere Phytophthora, di cui è ancora in corso la caratterizzazione della specie. Gli isolamenti e i saggi molecolari sui due campioni di radici prelevati da piante asintomatiche nella parte epigea non hanno avuto successo; di fatto in queste due piante l’apparato radicale non presentava marciumi. Ciò suggerisce una correlazione positiva tra la sindrome descritta per la moria e la presenza di fitoftore associate alle radici.

Gli isolamenti diretti e le analisi molecolari su 6 campioni prelevati da piante sintomatiche in aziende della stessa area a fine agosto 2013 hanno consentito di accertare presenza di Phytophthora cryptogea in 3 casi e di Phytophthora spp in 2 casi. La presenza di Phytophthora era stata accertata mediante isolamento diretto anche in un campione da pianta sintomatica della stessa area prelevato durante l’estate 2012.

Questi risultati preliminari indicano chiaramente la presenza di oomiceti in prevalenza del genere Phytophtora associati a piante di kiwi affette da moria nei frutteti in provincia di Verona. Sono in corso studi per completare l’identificazione degli isolati e saggiarne la patogenicità riproducendo sperimentalmente la malattia. È atteso che tra le colture in corso di identificazione o dall’esame comparativo dei profili di restrizione possano trovarsi casi non riferibili alle due specie già accertate; d’altra parte è nota sia la presenza di più specie di fitoftore in uno stesso ambiente, sia la formazione di ibridi tra le specie, particolarmente per la numerosità delle popolazioni associate a scoppi epidemici, come nei casi veronesi.

Gravi morie di kiwi causate da fitoftore sono state segnalate in passato in California (1988), Cile, Nuova Zelanda e Francia (1991, 1993), Italia (1993)e più recentemente in Corea (Lee et al., 2001), Francia, Turchia (2011) e Iran (2013). La natura dei terreni e l’eccesso locale di acqua, inclusi allagamenti temporanei, sono i principali fattori ambientali che hanno favorito lo scoppio delle morie in forma epidemica. Phytophthora cryptogea e P. citrophthora sono le specie più frequentemente citate come agenti causali. Infezioni occasionali di fitoftore su kiwi in Italia sono noti ai servizi fitosanitari (es. Gianetti et al., 2002).

Le fitoftore sono oomiceti aerobi, agenti emibiotrofici o necrotrofici di malattie su piante erbacee e/o arboree (Erwin and Ribeiro, 1996). Di circa 116 specie note, parecchie hanno distribuzione geografica globale e ampia gamma di piante ospiti, una minoranza ha pochi ospiti e distribuzione geografica limitata. P. cryptogea e P. citrophthora hanno distribuzione globale e vasta gamma di piante ospiti. I principali sintomi causati da P. cryptogea negli alberi sono deperimento, marciume del ceppo e/o del colletto, marciume delle radichette; P. citrophthora, oltre a condividere la induzione dei sintomi citati per P. cryptogea, può causare marciume di frutti, avvizzimento di rami e cancri su fusti.

Il ritrovamento delle due specie associate alla moria dei kiwi è in accordo con quanto è noto nella fitopatologia internazionale per la sintomatologia dei due patogeni; inoltre la maggior frequenza del ritrovamento di P. cryptogea è ben correlata con la marcescenza delle parti distali delle radici osservata in tutte le piante monitorate in fase intermedia della moria. Le infezioni delle fitoftore hanno luogo di regola attraverso ferite occasionali a seguito ad esempio di interventi agronomici o micro-ferite come quelle in corrispondenza dei punti di fuoriuscita delle radici laterali.

La aggressività delle fitoftore terricole necrotrofiche è accentuata da eccesso di acqua nel terreno conseguente comunemente a scarso drenaggio o ad allagamenti temporanei (Xiloyannis, 2013) favorenti la riproduzione del patogeno e la disseminazione delle zoospore mobili flagellate; d’altra parte a bassa tensione di ossigeno nel terreno con acqua in eccesso le difese immunitarie della pianta divengono meno efficienti.

È pertanto assai verosimile che nei frutteti veronesi abbondante piovosità nei mesi primaverili e la irrigazione per scorrimento con abbondanti volumi di acqua durante l’estate abbiano favorito sia la disseminazione delle zoospore che una maggiore predisposizione delle radici alle infezioni, particolarmente nelle zone di ristagno temporaneo.

Lavori citati:
- Akilli et al.,2011. Journal of Phytopathology 159 (7-8),579-581
- Baudry A. et al., 1993. Phytoma La Defence des Vegetaux 446,44-47
- Consorzio di Tutela Kiwi di Verona, 2013. FreshPlaza 18/11/2013
- Cristinzio G. e C. Giannini,1993. Petria 6(2),177-181
- Erwin D.C. and O.K. Ribeiro, 1996. Phytophthora Diseases Worldwide. APS Press, 562p
- Foroni A.,2013. Arena 14/09/2013
-Gianetti et al.,2002. Frutticoltura 9,65-68
- Lee Y-H et al., 2001; Plant Pathology Journal 17 (3),154-158
- Mahdavi E., 2013. Scholarly Journal of Agricultural Science 3(8), 331-335
- Tacconi G., 2013. Fruitbookmagazin.it, 16/10/2013, online
- Xiloyannis C., 2013. FreshPlaza, 14/10/2013.

Autori:
- Mazzucchi U., Mazzucchi A.
Consulenze fitopatologiche VPS srl, Castel San Pietro Terme, Bologna
- Mejia J.F., Paltrinieri S., Lucchese C. ,Bertaccini A.
Dipartimento di Scienze Agrarie, Patologia Vegetale, Università di Bologna
- Giacopini A.
AGREA Centro Studi srl, San Giovanni Lupatoto, Verona
- Bertaiola F.
Consorzio di Tutela Kiwi del Garda,Verona


Data di pubblicazione:



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